Un sommergibile hi-tech alla scoperta dei tesori subacquei delle isole Eolie

Oggi ci viene incontro il sito ilgazzettino.it con una interessante notizia di archeologia:

Un sommergibile hi-tech alla scoperta dei tesori subacquei delle isole Eolie. E’ grazie ad uno speciale apparecchio, all’avanguardia per le immersioni a profondità proibitive per la subacquea tradizionale, che un’équipe di archeologi e scienziati ha potuto esplorare, fotografare e documentare a oltre centro metri di profondità tre relitti romani di duemila anni, con il loro carico di centinaia di anfore ancora intatto

L’impresa si è conclusa solo pochi giorni fa, sotto la direzione del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, grazie alla collaborazione tra Soprintendenza siciliana con Aurora Trust Foundation e U-Boat Worx.

I tre relitti sono situati in prossimità dell’isola di Panarea e si trovano ad una profondità che va dai 90 ai 140 metri. Si tratta di relitti pertinenti l’epoca ellenistico romana. Erano imbarcazioni dedite al commercio tra la Sicilia e la penisola italiana attraverso le isole Eolie, importante tappa lungo le principali rotte marittime del mediterraneo centrale.

I relitti erano stati già individuati cinque anni fa, ma solo ora sono stati indagati in modo ravvicinato, raccogliendo dati inediti sulla loro caratteristica e consistenza. Sono state effettuate immersioni con un sommergibile dell’olandese U-Boat Worx. “Per la prima volta – dichiara Tusa – vengono indagati questi relitti che si trovano ad oltre cento metri di profondità, attraverso l’ausilio di mezzi tecnologicamente avanzati e particolarmente indicati per le indagini dirette con un archeologo a bordo”. Durante le indagini sono state scattate più di 500 fotografie ad alta risoluzione per ogni relitto che hanno permesso la realizzazione di un fotomosaico 2D e una fotogrammetria in 3D.

Le attività si sono svolte a bordo della nave olandese “Alk” che al suo interno ha ospitato i laboratori tecnico scientifici e la stazione base del sommergibile Explorer 3. Le operazioni sono state rese possibili grazie alla collaborazione del Comandante Paolo Margadonna dell’Ufficio Circondariale Marittimo della Guardia Costiera di Lipari. “La sinergia tra i componenti di questa missione internazionale ha confermato la necessità di tali operazioni che uniscono per obiettivi comuni diverse professionalità al fine di raggiungere risultati scientifici di grande valore”.

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