Un oceano di metano purissimo su Titano

Di Filomena Fotia

Il Ligeia Mare, il secondo bacino per grandezza tra quelli individuati su Titano, è quasi interamente costituito da metano purissimo: a scoprirlo un gruppo di scienziati che, servendosi delle scansioni radar della sonda Nasa/Esa/Asi Cassini raccolte durante i flyby della luna di Saturno ripetuti più volte fra il 2007 e il 2015, è riuscito a confermare come il Ligeia Mare, il secondo bacino per grandezza dopo il Kraken Mare fra quelli individuati su Titano, è costituito da metano purissimo adagiato su un fondale coperto da fanghi ricchi di materiale organico.

Di tutte le lune del Sistema solare, Titano – si legge su Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di Astrofisica – è l’unica a possedere una spessa atmosfera e grandi laghi e oceani sulla sua superficie. Cosa che, a prima vista, lo rende di gran lunga il corpo più simile alla nostra Terra. Anche qui l’azoto è abbondante nell’atmosfera, però manca l’ossigeno: è quasi tutto metano quel che resta del cielo di Titano. Siamo abituati a vederlo in forma gassosa, ma alle temperature proibitive raggiunte a tanta distanza dal Sole, il metano raggiunge lo stato liquido e “piove” sulla superficie della luna di Saturno raccogliendosi in pozze, laghi e mari.
Vicino al polo nord della luna si trovano tre grandi bacini, circondati da decine di piccoli laghetti. Mentre nell’emisfero meridionale del satellite è stato individuato un solo lago.

Da quando la sonda Cassini è arrivata dalle parti di Saturno nel 2004 sono molte le ipotesi che sono state avanzate sull’origine e la distribuzione degli idrocarburi allo stato liquido sulla superficie di Titano. Ma l’esatta composizione di questi oceani alieni è stata sempre ignorata. “Credevamo di scoprire una grande distesa di etano, magari prodotta in atmosfera grazie alla pur debole radiazione solare che arriva in questo angolino del Sistema solare, invece? il Ligeia Mare è quasi interamente costituito da puro metano“, spiega Alice Le Gall del Laboratoire Atmosphères, Milieux, Observations Spatiales e ricercatrice della Université Versailles Saint-Quentin, in Francia, nonché prima autrice dello studio. “Ora le spiegazioni sono due: o sul Ligeia Mare piove regolarmente metano, o c’è qualcosa che rimuove dal suo bacino la percentuale di etano che avremmo pensato di trovare. Può darsi, per esempio, che l’etano percoli nella crosta sottomarina, o che raggiunga in qualche modo il vicino Kraken Mare“.

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