Si infittisce il mistero dello shuttle top-secret “X-37B”: cos’ha fatto nello Spazio?

Dopo 22 mesi in orbita il mini-shuttle del Pentagono è atterrato nella Vandenberg Air Force Base in California, anche se la sua missione continua a rimanere avvolta nel mistero.
Il suo nome in codice è X-37B, lanciato l’11 dicembre 2012, per una operazione che i funzionari del governo americano hanno definito segreta.
Secondo alcuni analisti l’X-37B potrebbe essere una piattaforma in grado di spiare attraverso i satelliti degli altri Paesi dallo spazio. Nonostante i dubbi sulla sua reale missione, gli Stati Uniti hanno da sempre negato che la navetta spaziale possa essere stata impiegata come un arma in grado di controllare o mandare in tilt altri satelliti. Ciò che si sa dell’X-37B – sempre secondo quanto dichiarato da l’Air Force americana – è che farebbe parte di una serie di shuttle riutilizzabili senza equipaggio e che sarebbe usato per condurre esperimenti non ben definiti.
L’ultima missione è la terza portata a termine dal velivolo: la prima era durata otto mesi, la seconda 15 e questa 22 mesi. L’X37-B – frutto di un programma i cui dettagli sono top secret – pur essendo simile alla navetta è molto più piccolo, per una lunghezza di nove metri; ha un solo motore per effettuare i cambiamenti di orbita e invece di celle a combustibile utilizza pannelli solari e batterie al litio. Il lancio – effettuato con un vettore Atlas V – le successive orbite e il rientro sono avvenuti in modo totalmente automatico: di fatto, è la prima missione totalmente teleguidata nella storia del programma spaziale statunitense.
L’esercito non ha mai reso noto se nel corso delle sue missioni l’X-37-B trasportasse un carico di qualche genere nella sua stiva; il progetto, nato nel 1999, era stato gestito dalla Nasa fino al 2004, quando venne girato al Pentagono: le caratteristiche tecniche sono quindi di pubblico dominio ma gli scopi ultimi sono top secret.

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