Seguendo una traccia nascosta tra le stelle…

Mi ha molto interessato un articolo di Antonio Angeli pubblicato su iltempo.it nel quale si legge come, seguendo una traccia nascosta tra le stelle, due ricercatori italiani del Politecnico di Milano hanno svelato alcuni segreti dell’antica città di Alessandria d’Egitto.

Quanto influivano le stelle nella vita quotidiana degli antichi, tanto nel mondo greco, quanto, successivamente in quello romano? Moltissimo e non è una questione di «oroscopi».

Ogni sovrano aveva i suoi astronomi, studiosi delle stelle, che «interpretavano» gli orientamenti celesti per poi «trasferirli» nella vita di tutti i giorni. Gli antichi si facevano guidare dalle stelle così oggi, ricostruendo i loro ragionamenti, si possono fare importantissime scoperte archeologiche.
È stato svelato così, proprio in questi giorni, uno dei misteri di Alessandria d’Egitto.
La pianta della città fondata da Alessandro Magno sarebbe stata progettata infatti in modo da allineare la sua strada principale con la posizione del sole all’alba del giorno della nascita di Alessandro Magno.
La costruzione nel 331 a.C. dell’antica metropoli, sede del famoso Faro e della Biblioteca più grande dell’antichità, sarebbe quindi iniziata per celebrare la potenza e la natura divina del suo fondatore e non per scelte politiche o strategiche.
Ma questa è solo la fase iniziale di uno studio che potrebbe portare ad altre scoperte. In ballo c’è uno degli enigmi che appassionano gli archeologi di tutto il mondo: l’esatta collocazione della tomba di Alessandro Magno che, forse, si trova proprio ad Alessandria. Lo studio, infatti, rafforza i legami tra il fondatore e la città simbolo del suo regno.
Anche se il condottiero fondò molti altri centri nessuno ebbe però la fortuna e la gloria di Alessandria d’Egitto. L’allineamento dell’antica Alessandria in base alle costellazioni e al movimento del sole suggerirebbe che la tomba di Alessandro Magno si debba trovare in una posizione significativa dal punto di vista astronomico. L’intuizione, pubblicata nel numero di novembre dell’«Oxford Journal of Archeology», in un articolo di Luisa Ferro e Giulio Magli del Politecnico di Milano, getta così una luce nuova sullo studio delle città greche post alessandrine e di numerosi siti romani in Italia la cui costruzione obbedirebbe a logiche simboliche, più che semplicemente ingegneristiche.
Giulio Magli è professore ordinario presso la facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, dove insegna nell’unico corso di archeoastronomia mai istituito in una università italiana. I suoi campi di ricerca includono sia l’astrofisica che l’archeoastronomia, con particolare riferimento al rapporto tra gli antichi monumenti, il paesaggio e il cielo. «Gli astronomi al servizio di Alessandro misurarono la posizione del sole il giorno della sua nascita e orientarono su di essa l’asse principale della città – ha spiegato il professor Magli – il fenomeno è visibile ancora oggi». «Inoltre – ha proseguito lo studioso, autore di numerosi saggi e articoli scientifici – lungo lo stesso allineamento sorgeva la “stella dei re”, Regolo, nella costellazione del Leone. Quest’ultimo allineamento oggi però non ha più luogo a causa della modifica dell’asse terrestre. Da molto tempo si sospetta che la fondazione di nuove città nel mondo antico avesse aspetti simbolici legati all’astronomia. Quello di Alessandria è però il primo caso in cui questi legami sembrano provati al di là di ogni ragionevole dubbio».
Tra gli scritti di Giulio Magli c’è «Archeoastronomia. Da Giza all’Isola di Pasqua», editore Pitagora, 30 euro, 384 pagine. Questa è una scienza certamente appassionante che promette, nel futuro, di portare a importanti scoperte. Nel volume si afferma che l’archeoastronomia è la «scienza delle stelle e delle pietre».
Se usata con le dovute cautele, può fornire nuove, importanti informazioni su molti enigmatici monumenti del passato, quali ad esempio Stonehenge, Machu Picchu o le piramidi di Giza. In questi luoghi infatti, e in tantissimi altri, esistono chiare tracce dell’interesse dei costruttori per i movimenti dei corpi celesti; si tratta, in molti casi, dell’unica informazione scritta che i costruttori stessi ci abbiano lasciato. E appare evidente, negli ultimi anni di studi, che l’astronomia va a braccetto con l’archeologia, a partire dalla disposizione delle tre più famose piramidi, passando a strutture via via più recenti.
È chiaro infatti che i popoli antichi orientavano le loro costruzioni in base ai movimenti celesti: dagli Assiri ai druidi, e anche che, in molti casi, realizzavano le costruzioni proprio in funzione dei movimenti celesti, come una sorta di «osservatori astronomici».


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