Scoperto un nuovo “parente stretto” della Terra, potrebbe ospitare acqua allo stato liquido

Un nuovo pianeta extrasolare di tipo roccioso poco più grande della Terra è stato scoperto grazie al Telescopio Nazionale Galileo

Foto: Visione d’artista del sistema GJ 625. Crediti: Gabriel Pérez, Smm (Iac)

Gli astronomi hanno catturato un nuovo parente stretto della Terra. Si trova a soli 21 anni luce dal Sistema Solare, al confine della cosiddetta fascia di abitabilità di una stella nana rossa, GJ 625, con massa e dimensioni pari a circa un terzo di quelle del Sole. I dettagli del nuovo mondo sono illustrati in uno studio pubblicato sull’archivio on line arXiv.org.

È un pianeta di tipo roccioso, battezzato GJ 625 b, con una massa quasi tre volte quella terrestre. Impiega circa 14 giorni e mezzo per compiere un’orbita completa intorno alla propria stella madre. La sua distanza da GJ 625 è, infatti, di appena 0,08 Unità Astronomiche (UA). Una distanza ravvicinata, se si pensa che Mercurio orbita intorno al Sole a una distanza media di 0,38 UA.

Per le sue caratteristiche il nuovo arrivato è stato, quindi, definito una Super-Terra. Un pianeta, cioè, la cui massa è più grande di quella della Terra, ma non abbastanza da superare la massa di Nettuno.

A individuare il nuovo vicino di casa del Sistema Solare – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – è stato un team di astronomi del Canary Islands Institute of Astrophysics. Gli studiosi hanno utilizzato lo spettrografo HARPS-N (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher for the Northern hemisphere) del Telescopio Nazionale Galileo (TNG) dell’INAF, presso l’Osservatorio Roque de Los Muchachos, alle Canarie.

La caccia a GJ 625 b è durata tre anni e mezzo. La tecnica adoperata per scovare questo nuovo pianeta extrasolare è quella della cosiddetta velocità radiale, basata cioè sulla misura delle variazioni di posizione e velocità della stella madre intorno alla quale orbita il pianeta.

Gli scopritori di GJ 625 b non escludono che il pianeta possa ospitare acqua allo stato liquido. Ma sottolineano che “saranno necessarie nuove osservazioni per confermare questa ipotesi”. 

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