Scoperto un nuovo modo di formazione delle stelle

A cura di Filomena Fotia

Stelle in formazione dove mai finora erano state osservate: è la scoperta, pubblicata su “Nature”, di un team di ricercatori europei – fra cui Alessandro Marconi, docente di astronomia e astrofisica presso l’Ateneo Fiorentino – frutto delle osservazioni con il Very Large Telescope dell’European Southern Observatory (Eso) all’osservatorio di Paranal in Cile. Lo studio, cui hanno partecipato anche astronomi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) – Osservatorio Astrofisico di Arcetri, è stato guidato da Roberto Maiolino (Università di Cambridge) e ha coinvolto ricercatori di Spagna, Svizzera e Germania.
Nell’articolo si riporta la prima osservazione della formazione di nuove stelle che si verifica direttamente nel gas espulso ad alta velocità (anche più di due milioni di chilometri l’ora) da una galassia, IRAS F23128-5919, distante oltre 600 milioni di anni luce. Il tasso di formazione di nuove stelle registrato è di circa 30 masse solari all’anno, corrispondenti a un quarto della formazione totale di stelle nella galassia (per confronto, nella nostra Galassia, la Via Lattea, si formano stelle per meno di una massa solare all’anno).
La galassia studiata – spiega Alessandro Marconi – è il risultato di una fusione di due galassie più piccole, una delle quali ospita un gigantesco buco nero che accresce il materiale circostante liberando grosse quantità di energia. Come in una gigantesca esplosione, l’energia prodotta dal buco nero genera un forte vento di gas. Per la prima volta, sono state osservate stelle che si formano nel vento, come predetto da alcuni modelli di interazione tra buchi neri e galassie che li ospitano“.

Le evidenze della presenza di stelle giovani formatesi nel vento sono state ottenute grazie alla combinazione di osservazioni spettroscopiche con Muse e X-Shooter, due strumenti al telescopio Vlt dell’Eso, che hanno permesso di studiare le proprietà del gas ionizzato e di caratterizzare la popolazione delle nuove stelle: hanno un’età di pochi di milioni di anni, e l’analisi preliminare suggerisce che siano più calde e più brillanti delle stelle formate precedentemente nel disco galattico. I ricercatori hanno anche determinato il moto e la velocità delle stelle nel vento. La luce della maggior parte degli astri in questa regione indica che stanno viaggiando a velocità elevate allontanandosi dal centro della galassia.
La scoperta di questa nuova modalità di formazione delle stelle – spiega ancora Marconi – ha importanti ricadute sulla nostra comprensione della formazione delle galassie, perché per la prima volta abbiamo osservato come la presenza dei grandi buchi neri non abbia solo un effetto ‘distruttivo’ sulla galassia, ma contribuendo alla formazione di nuove stelle di altissima velocità può spiegare alcuni fenomeni comunemente osservati ma di difficile comprensione. Vorrei anche ricordare che a questo lavoro ha concorso moltissimo Stefano Carniani, che ha ottenuto il dottorato in Fisica e Astronomia all’Università di Firenze e attualmente è Postdoc a Cambridge“.

fonte: meteoweb.eu

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