Eugenio Montale – Se l’aria mi raccontasse di te

ventoSe l’aria mi raccontasse di te
vorrei perdermi per sempre nel vento,
lì ascolterei le tue parole e i tuoi sospiri,
lì sarei vicino alla tua anima
e al calore del tuo cuore.

Eugenio Montale

vento2Montale ha scritto relativamente poco: quattro raccolte di brevi liriche, un “quaderno” di traduzioni di poesia e vari libri di traduzioni in prosa, due volumi di critica letteraria e uno di prose di fantasia. A ciò si aggiungono gli articoli della collaborazione al Corriere della sera. Il quadro è perfettamente coerente con l’esperienza del mondo così come si costituisce nel suo animo negli anni di formazione, che sono poi quelli in cui vedono la luce le liriche della raccolta Ossi di seppia.
La poesia è per Montale principalmente strumento e testimonianza dell’indagine sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, in cerca di un assoluto che è però inconoscibile. Tale concezione poetica – approfondita negli anni della maturità, ma mai rinnegata – non attribuisce alla poesia uno specifico ruolo di elevazione spirituale; anzi, Montale al suo lettore dice di “non chiedere la parola“, non “domandare” la “formula” che possa aprire nuovi mondi. Il poeta può solo dire “ciò che non siamo“: è la negatività esistenziale vissuta dall’uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico.
A differenza delle “illuminazioni” ungarettiane, Montale fa un ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni più indefinite. (Nota tratta da Wikipedia)

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Tramonto negli occhi

Oggi vi propongo una poesia che ho trovato sul web e che mi ha positivamente stimolato; si tratta di una poesia postata da: Giuseppe Canfora, in Poesie (Poesie anonime)

Tramonto negli occhi

Quando, solo, in riva al mare,
in una quasi divina contemplazione,
osservi l’orizzonte, dove in un unica linea,
il mare termina, per dare spazio a tutta la
grandezza della volta celeste;
ed il sole,
ormai stanco di un’altra giornata di vita,
sembra quasi adagiarsi
su una superficie fatta di niente,
ti senti stregato da un tramonto marino,
misto sensuale di colori,
erotica unione di eventi indomabili.
La gioia di questa visione affascina
e conquista…
Eppure il tuo cuore è saturo di tristezza,
inspiegabilmente, sei avvolto da un alone di amarezza,
che solo le cose grandiose
possono offrirti.
Ed è per questo motivo che vederti,
con occhi iniettati di sangue,
pieni di lacrime,
di un colore molto più marino del mare stesso,
e udire la voce tremante, quasi a rendere
sonora una pigra superficie marina
mossa solo da una leggera brezza,
c’è tutta l’essenza di un tramonto,
in un’unica e sincrona danza di luci e colori.
Questo è solo un modo per dare senso a tutte le proprie giornate…
Aspettare pazientemente un nuovo, romantico,
ma ahimè triste,
incontro tra luce e tenebre,
ed avere la certezza che ogni nuovo imbrunire sarà diverso,
diverso da ogni altro.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-anonime/poesia-65147>

Tramonto_mare

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Luna solitaria, una poesia di Anna Cappella

Luna_10LUNA SOLITARIA

una poesia di Anna Cappella

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O Luna,
solitaria te ne stai li’
nascosta tra le sfumature del buio,
non ti mostri a questa notte che tace
e, stanca di cercar sentieri
che non hanno mete,
ti specchi nella tua solitudine.

Io
tra le nebbie del mio tempo
vado a cercar rifugio
oltre gli orizzonti del silenzio,
ove poter ricamare giorni di un’indelebile presenza:
questa solitudine
che appartiene al mio essere
triste e malinconico.

Nelle sue stanze me ne sto
seduta
ad intrecciare fili di sogni e speranze,
a slegare grovigli di tristezza,
di paure e di incertezze.

Vivo di essa
per colmare i miei vuoti,
camminare sulle spiagge del mio pensare
e trovare la chiave
che spalanchi la porta
all’equilibrio del mio vivere.

Un’altra notte è scesa
e tu sei lì, Luna,
in quell’angolo di cielo,
piena del tuo riflesso
a rispecchiar quella solitudine
che solo l’anima di un poeta
sa far diventar poesia.

 Anna Cappella

Luna_11

tratta da: http://www.tanogabo.it/Divertimenti_grafici/Luna_solitaria.htm

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Charles Baudelaire – LO STRANIERO da ‘Lo Spleen di Parigi’

Grazie all’amica Roberta Viganò che ha condiviso nel gruppo My Soul is Free pubblico quanto appresso:

LO STRANIERO

«Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
– Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
– I tuoi amici?
– Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
– La patria?
– Non so sotto quale latitudine si trovi.
– La bellezza?
– L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
– L’oro?
– Lo odio come voi odiate Dio.
– Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
– Amo le nuvole… Le nuvole che passano… Laggiù… Le meravigliose nuvole!»

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Lo Spleen di Parigi o Piccoli poemi in prosa sono i titoli italiani di un’opera di Charles Baudelaire.
Una cinquantina di pezzi che compongono l’opera sono stati scritti fra il 1855 ed il 1864. Una quarantina di essi furono pubblicati in diversi giornali dell’epoca, l’ultima decina venne pubblicata tra il 1867 e il 1869.
Il titolo originale Petits poèmes en prose è sovente seguito dal sottotitolo Le spleen de Paris, da quando il 7 febbraio 1864, il quotidiano francese Le Figaro, pubblica quattro racconti della raccolta intitolandoli Le spleen de Paris.
Tuttavia, in Italia, differenti edizioni hanno riportato talvolta la traduzione del secondo, talvolta di entrambi i titoli. I poemetti non hanno un particolare ordine, sono provocatori e sondano sentimenti, abitudini e personaggi della Parigi di quel secolo.
Étienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire Possono essere letti come pensieri o piccole storie nello stile dello “stream of consciousness”.
Baudelaire ha detto del suo lavoro: “Questi sono i nuovi fiori del male, ma con più libertà, molti più dettagli, e molta più satira.”.
Il termine “spleen”, che rappresenta uno dei temi centrali della poesia di Baudelarie, può essere tradotto con il francese “ennui” e corrisponde all’italiano noia, intesa, però, nell’accezione più piena e profonda di noia esistenziale.
Il senso complessivo del testo è semplice: la descrizione, ottenuta attraverso la personificazione di alcuni stati d’animo, dell’angoscia che schiaccia, nella mente del poeta, tutti gli altri pensieri. Le caratteristiche principali, invece, sono due: l’antitesi fra simbolismo e realismo (immagini vivide e concrete che stanno a simboleggiare altro) e l’accostamento di elementi dotati di scarsa dignità letteraria e lo stile elevato con cui il poeta ne parla.

(da ricerche sul web)

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