Un veliero

“Un veliero è la vita che solca l’infinito.
Arriva il vento, spiega la vela,
col suo destino l’amore è la sua meta.
Verso orizzonti senza confini per noi!”.

Questo ritornello, tratto dalla colonna sonora del cortometraggio CREDO, film d’arte e di nuova evangelizzazione, mi torna alla mente mentre mi accingo a postare la sottostante elaborazione grafica

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La pace perfetta

C’era una volta un re che propose di dare un premio a quell’artista che avrebbe dipinto il miglior ritratto della Pace.
Molti artisti tentarono.
Il re guardò tutti i ritratti, ma c’erano, secondo lui, solamente due che realmente fossero degli degni di essere premiati e che bisognava scegliere tra loro due.

Un ritratto rappresentava un lago calmo. Il lago era un specchio perfetto dove si rispecchiavano montagne torreggianti tutte d’intorno. Per di più c’era un meraviglioso cielo azzurro con nuvole bianche come la lana e sembrava di esserci.
Tutti vedevano questo ritratto e pensavano che era un ritratto perfetto per rappresentare la Pace.

Pace_perfetta
L’altro ritratto però aveva pure montagne, ma erano accidentate e spoglie. Sopra c’era un cielo adirato e perturbato come se stesse per scatenarsi la più tremenda perturbazione atmosferica, piena di lampi e fulmini.
In basso, da un lato della montagna c’era una cascata che spumeggiava. Sembrava un quadro che non offriva alcun appiglio al tema della Pace

Ma quando il re guardava da vicino, lui vedeva dietro la cascata un piccolo cespuglio che cresceva in una fessura nella pietra. Nel cespuglio un uccello mamma aveva costruito il suo nido. Là, nel mezzo del cespuglio di quell’acqua effervescente, stava accoccolata quella femmina di uccello dentro il suo nido e in pace perfetta.
Quale ritratto pensate che vinse il premio? Il re scelse il secondo ritratto.
Perché“, spiegò il re, “la Pace non vuole dire essere in un luogo dove non c’è nessun rumore, nessuna preoccupazione, nessun lavoro duro. La pace vuole dire essere nel mezzo a tutte quelle cose e rimanere ancora calmi nel proprio cuore. Questo è il vero significato della pace.

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Fuori città

Oggi ci immergiamo in un’atmosfera rurale che mi ha ispirato un senso di relax e di tranquillità. In effetti vediamo una residenza estiva più che una casetta rurale in senso stretto. O forse sarebbe meglio dire un’abitazione fuori città. In ogni caso spero che l’immagine risulti di vostro gradimento…

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Un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” – Eugenio Montale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

La_scalaLa donna (la moglie), con la quale il poeta ha diviso infinite piccole e grandi vicissitudini della vita, non è più al fianco del suo uomo ad aiutarlo e confortarlo. Perciò il poeta confessa il suo sgomento di fronte al viaggio della propria vita, che continua ormai senza guida, e ammette l’importanza che questa donna ha avuto per lui.
La lirica è un muto dialogo, con cui il poeta tenta di colmare il vuoto che la morte della moglie (avvenuta nel 1963) ha aperto nella sua vita. Così, sul filo di un parlare piano e sommesso, si snodano momenti di vita, piccole confessioni, tenerezze, attraverso cui Montale riconferma il proprio giudizio su uomini e fatti.
Dal punto di vista stilistico-espressivo, la lirica si avvale di un linguaggio usuale e quotidiano, che è funzionale al tema domestico e privato, e contribuisce al tono dimesso e malinconico dell’insieme.

testo tratto da: giuseppecirigliano.it

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