Figlio dell’eroe Eracle ed Echidna il mostro, fratello di Agartiso e Gelono ed antenato degli Sciti, popolazione seminomade dalla Siberia meridionale.
In una leggenda raccontata da Erodoto, mentre attraversava il paese che più tardi sarebbe stato degli Sciti, Eracle incontrò Echidna, una donna-serpente,  e si unì a lei.
Ne nacquero tre figli: Scite, Agatirso e Gelono.
Prima di partire, l’eroe stabilì che il primo dei tre che fosse riuscito a tendere il suo arco avrebbe dovuto regnare nel paese, mentre gli altri due avrebbero subito l’esilio. La prova riuscì a Scite che divenne eponimo della Scizia e capostipite degli Sciti.

Questa anforetta in lega d’argento e oro, del kurgan di Kul’Oba, ora all’Hermitage di San Pietroburgo, mostra uno scita nell’atto di armare l’arco, stando accovacciato.
Dietro alla sua schiena si intravede l’estremità superiore del gorito, sempre a portata di mano, come la fondina di una Colt per gli uomini del West.

Nella versione narrata da Diodoro Siculo ad unirsi alla donna-serpente fu Zeus e non Eracle.

Arciere scita da un anfora di Euthymides, 500 a.C. circa
Pittura vascolare da Vulci – Munich, Antikensammlung

da wikipedia appunti sugli Sciti

Gli Sciti (o Scythi) furono una popolazione seminomade probabilmente di origine iranica, mitologicamente nata dall’unione tra un eroe greco (Eracle) e una donna serpente (Echidna) tra l’VIII ed il VII secolo a.C.
Gli Sciti, chiamati anche Saka, avevano caratteristiche antropologiche europoidi, mesocrani dalla faccia larga con nasali pronunciati e orbite basse, di ceppo nord-iranico.
Provenienti dalla Siberia meridionale erano presenti dal VII secolo a.C. nella vasta area compresa tra il Don e il Danubio da dove, vinti e assogettati i Cimmeri dilagarono, nel corso del VI secolo a.C., verso l’area balcanica e la Pannonia, nel bacino settentrionale del Ponto Eusino per poi toccare la Germania orientale e con i Traci l’Italia settentrionale.

Territori sciti

Stanziamenti sciti erano presenti in Transilvania con la denominazione di Agatirsi.
Pare che il nome Sciti debba intendersi come l’iranico *Skuδa, con il significato di arcieri dalla radice Proto-Indo-Europea *skeud- “gettare, lanciare”, che è anche consistente con il fatto che gli Sciti erano utilizzati come arcieri nell’esercito persiano achemenide.