Aracne era una giovane donna di Colofone, nella Lidia, antica regione dell’Asia Minore, oggi nella zona occidentale della Turchia.
La giovane offese Atena e ne subì le conseguenze.  La sua storia ha contribuito a servire da monito a tutti: aver cura di non offendere gli dèi.

Aracne era molto dotata nell’arte della tessitura. Non solo i suoi prodotti finiti erano belli, ma l’atto stesso del suo tessere era uno spettacolo da vedere. Si diceva che le Ninfe abbandonassero il loro amoreggiare per venire ad osservare Aracne mentre tesseva. Così notevoli sono state le sue opere che gli osservatori spesso commentavano che lei doveva essere stata addestrato dalla dea stessa della tessitura, Atena.
Aracne si beffeggiò di ciò e, disgustata di essere considerata inferiore alla dea Atena, proclamò che la dea non poteva fare meglio di lei.
Atena rimase molto turbata dall’audace affermazione di Aracne, ma decise di dare alla giovane donna la possibilità di riscattarsi.
Si presentò ad Aracne travestita da una vecchia per invitarla a stare attenta a non offendere gli dèi onde evitare la loro ira.

(«Non tutto è male da evitare in tarda età: più s’invecchia e più cresce l’esperienza. Ascolta il mio consiglio: aspira pure ad essere la migliore fra i mortali nel tessere la lana, ma inchinati a una dea, e di ciò che con arroganza hai detto chiedi in ginocchio venia: se l’invochi, non ti negherà il perdono»).

La fanciulla rispose con parole cattive e sfidò Atena, dovunque fosse, a gareggiare con lei nell’ordito e nel ricamo.

(«Una demente, ecco quello che sei, rimbambita dalla vecchiaia: vivere troppo a lungo nuoce, eccome! Queste chiacchiere propinale a tua nuora o a tua figlia, se per caso ne hai una! Io so cavarmela benissimo da sola e perché tu non creda d’aver frutto coi tuoi moniti, sappi che la penso come prima. Perché non viene qui? Perché non accetta la sfida?»); (e allora la dea: «è venuta!», dice; lascia l’aspetto di vecchia e si mostra come Pallade).

Le ninfe, che erano venute a vedere Aracne tessere, si ritrassero con paura.

Così la gara iniziò.

Atena cominciò a tessere la scena della sua gara con Poseidone per la città di Atene.
Gli astanti ammirarono la bellezza del lavoro della dea.
Aracne, da parte sua, creò un arazzo con scene delle varie infedeltà di ZeusLeda con il cigno, Europa con il toro, Danae e la pioggia d’oro….
Era un lavoro così bello che il toro sembrava reale. Anche la stessa Atena fu costretta ad ammettere che il lavoro di Aracne era perfetto ma, a causa dell’ardire della scelta dei soggetti, si adirò, strappò l’arazzo a pezzi, distrusse il telaio e colpì la rivale con la spola. Umiliata e disperata Aracne si impiccò!In un altro racconto, di gran lunga meno conosciuto, Aracne aveva un fratello di nome Phalanx che aveva imparato la scienza delle armi, ma i due hanno avuto rapporti colpevoli e Athena li ha trasformati in bestie.

(…vedendola pendere n’ebbe pietà Pallade e la sorresse dicendo: «Vivi, vivi, ma appesa come sei, sfrontata, e perché tu non abbia miglior futuro, la stessa pena sarà comminata alla tua stirpe e a tutti i tuoi discendenti». Poi, prima d’andarsene, l’asperge col succo d’erbe infernali, e al contatto di quel malefico filtro in un lampo le cadono i capelli e con questi il naso e le orecchie; la testa si fa minuta e così tutto il corpo s’impicciolisce; zampe sottili in luogo delle gambe spuntano dai fianchi; il resto è ventre: ma da questo Aracne emette un filo e ora, come ragno, torna a tessere la sua tela.Ovidio, Metamorfosi VI)

Valeria Pierleoni ci ricoda che Dante Alighieri scrisse nel XII canto del Purgatorio:

“O folle Aragne, sì vedea io te
Già mezza ragna, trista in su li stracci 
De l’opera che mal per te si fé.”

In un altro racconto, di gran lunga meno conosciuto, Aracne aveva un fratello di nome Phalanx che aveva imparato la scienza delle armi, ma i due hanno avuto rapporti colpevoli e Athena li ha trasformati in bestie.