Perché il viaggio di ritorno sembra sempre più breve?

Secondo uno studio pubblicato su Plos One la sensazione comparirebbe solo col senno di poi. A giocare un ruolo chiave potrebbe essere la consapevolezza del tipo di viaggio che si fa

 (foto: Dave and Les Jacobs/Blend Images/Getty Images)

Siete tra quelli che, di ritorno dalle vacanze, dalla gita domenicale o solo dalla spesa, vi sorprendete per come il viaggio vi sia sembrato decisamente più corto che all’andata e non sapete spiegarvelo?
Be’, in effetti rintracciarne le ragioni non è semplicissimo quando di fatto andata e ritorno impiegano lo stesso tempo. Uno studio pubblicato su Plos One prova a dare qualche risposta in merito al cosiddetto “effetto del viaggio di ritorno”, sostenendo che esista solo col senno di poi, si potrebbe dire. Ma vediamo di cosa parla lo studio.

Nella loro ricerca Ryosuke Ozawa della Kyoto University e i colleghi hanno arruolato 20 ragazzi ai quali hanno fatto vedere dei video registrati durante una camminata. I video erano diversi tra loro, ma equivalenti nella durata e nelle distanze: in un video si mostrava un percorso, in un altro quello opposto, e nel terzo un altro, completamente diverso dai primi due (ma come detto equivalente). Tutti i partecipanti hanno visto solo due video: metà solo i primi due, metà solo il secondo e il terzo (e quindi, rispettivamente, un viaggio di andata e uno di ritorno o due viaggi di andata, se così vogliamo chiamarli).

Prima della visione ai volontari era stato chiesto di osservare una mappa del percorso che avrebbero poi visto nei video. Gli scienziati hanno quindi domandato ai partecipanti di stimare la lunghezza dei percorsi sia durante la visione (per esempio chiedendo loro quando credevano fossero passati 3 minuti, senza orologio ovviamente) che dopo, chiedendo loro di indicare quale dei video (e quindi dei percorsi) fosse sembrato più lungo.

Gli scienziati hanno così osservato che solo chi aveva visto i primi due video (quelli equivalenti a un’andata e un ritorno) percepivano il secondo viaggio come più breve del primo, ma questo effetto del viaggio di ritorno compariva solo dopo, solo riflettendo sulla lunghezza del percorso. Questo per i ricercatori suggerisce che questo effetto non influenzi il meccanismo di percezione del tempo stesso quanto piuttosto le nostre sensazioni del tempo retrospettivamente: un processo quindi basato sulla memoria, sul ricordo.

Questo non spiega però le origini dell’effetto del viaggio di ritorno; uno dei meccanismi che potrebbe giocare un ruolo centrale è laconsapevolezza di fare un viaggio di ritorno o di andata e ritorno, che deve essere ancora studiata a fondo, concludono i ricercatori. Magari insieme a studi di neuroimaging per indagare la percezione del tempo.

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