Per la prima volta documentata la nascita dei pianeti attorno ad una stella

L’osservatorio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) in Cile è riuscito per la prima volta al mondo a documentare con precisione la nascita dei pianeti attorno ad una stella. Il tutto è stato reso possibile prendendo in esame l’astro HL Tauri, a 450 anni luce dalla Terra.

Grazie alle 66 parabole dell’osservatorio Alma dell’European Southern Observatory (ESO), di cui anche l’Italia è partner tramite l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), è stato possibile fotografare nel dettaglio la formazione di un nuovo sistema solare. “Un’immagine rivoluzionaria“, così l’ha definita il responsabile scientifico Catherine Vlahakis, “quando abbiamo visto la fotografia per la prima volta siamo rimasti colpiti dai dettagli che siamo riusciti a catturare“.
La fotografia della giovane stella rivela così i dettagli della nascita dei pianeti. Lo studio effettuato su questa giovane stella ha evidenziato che l’evoluzione del materiale planetario è molto più rapida di quanto pensato fino ad ora.
La stella HL Tauri, come avviene anche per le altre stelle, si è formata da una nube di gas e polveri sottili che sotto l’effetto della gravità hanno generato nuclei densi e caldi. Dalla nascita della stella HL Tauri è stato quindi possibile osservare la nascita di un nuovo astro e con i gas e polveri ancora in movimento si sono quindi venute a creare, con le forze gravitazionali, i primi anelli, pianeti ed asteroidi.

Un estratto del comunicato pubblicato sul sito internet dell’ESO:
Per le prime osservazioni di ALMA nella sua nuova e più potente modalità, i ricercatori hanno puntato le antenne verso HL Tauri – una giovane stella a circa 450 anni luce da noi, circondata da un disco di polvere. L’immagine risultante supera tutte le aspettative e svela dettagli inaspettatamente minuti nel disco di materia rimasto dopo la nascita della stella: questo mostra una serie di brillanti anelli concentrici separati da discontinuità.
Queste caratterische risultano quasi sicuramente dalla presenza di giovani corpi planetari che si stanno formando nel disco. Ciò è sorprendente perchè non ci si aspettava che queste stelle giovani avessero un grande numero di corpi planetari in grado di produrre le strutture che vediamo in questa immagine“, commenta Stuartt Corder, Vice-Direttore di ALMA.

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