Paleontologia: la sfortuna ‘cosmica’ dei dinosauri

Fu l’impatto di un asteroide con la Terra, 66 milioni di anni fa, a farli estinguere. Oggi uno studio sostiene che sarebbero potuti sopravvivere se il corpo celeste fosse caduto qualche milione di anni prima o dopo.

Dinosauri in fuga dopo l’impatto di un meteorite in una illustrazione di Mark Garlick, Science Source – Nationalgeographic

Si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Secondo un nuovo studio, se l’impatto del corpo celeste che sconvolse la Terra circa 66 milioni di anni fa si fosse verificato alcuni milioni di anni prima o dopo, i dinosauri, che da lungo tempo dominavano il pianeta, sarebbero probabilmente sopravvissuti fino a oggi.

Certo, la caduta di un asteroide non è mai una buona notizia, ma da decenni gli studiosi si chiedono quanto peso abbiano avuto nell’estinzione dei dinosauri anche altri fattori, come l’attività vulcanica o il declino parallelo di altre specie.

Un recente studio, pubblicato su Biological Reviews journal, conferma che l’asteroide o la cometa che diede origine al cratere di Chicxulub, oggi sepolto sotto la penisola dello Yucatan, fu con molta probabilità il maggiore responsabile dell’estinzione. Ma anche altri fattori – in particolare la vulnerabilità della subpopolazione di grandi erbivori – resero l’impatto particolarmente distruttivo”.

“Se l’asteroide avesse colpito la Terra cinque milioni di anni prima o dopo, i dinosauri probabilmente vivrebbero ancora”, spiega il paleontologo Stephen Brusatte dell’Università di Edinburgo che ha preso parte alla ricerca assieme a un panel di esperti di tutto il mondo. “L’impatto sarebbe stato terribile, ma sarebbero sopravvissuti ancora per più di 150 milioni di anni”, continua.

L’oggetto celeste, che aveva un diametro di almeno 10 chilometri, lasciò un cratere largo dai 177 ai 290 chilometri e profondo 19, oggi visibile sotto la penisola dello Yucatan e il fondo del Golfo del Messico.

Nel 1980 furono Luis Alvarez, premio Nobel per la Fisica, e alcuni colleghi a ipotizzare che l’estinzione fosse stata causata dall’asteroide. Da allora la teoria ha raggiunto un consenso quasi unanime tra gli studiosi. “È abbastanza difficile che i paleontologi trovino un accordo su qualsiasi cosa“, sostiene Richard Butler dell’Università di Birmingham, anche lui tra gli autori del nuovo studio. “Ma la teoria secondo cui il ruolo dell’impatto è stato preponderante è ampiamente condivisa“.

Prima dell’impatto, i dinosauri avevano dominato il regno animale per circa 160 milioni di anni, sopravvivendo anche ad altre estinzioni di massa. Si ritiene che gli attuali uccelli siano i loro unici discendenti sopravvissuti.

“Ciò che è cambiato rispetto al passato è che i fossili, le tecniche di datazione e l’analisi geologica ci hanno fornito molte informazioni sullo stato di salute dei dinosauri al momento dell’impatto”, continua Butler. “Erano già in declino e si sarebbero estinti comunque? Oggi sappiamo di no. Fu l’asteroide a causarne la scomparsa”.

Legami deboli

I dinosauri sono scomparsi nel Cretacico superiore, l’era dei tirannosauri e dei triceratopi che tanto attirano i visitatori dei musei. Al momento dell’impatto, secondo lo studio, non era in declino la diversità biologica complessiva dei dinosauri, ma solo quella di un gruppo di erbivori che costituivano la preda preferita dei grandi carnivori.

“Il numero di individui era costante, ma le specie erano sempre di meno, e sempre più simili tra loro”, spiega Butler, riferendosi alle analisi ecologiche citate nello studio. “Questo calo di diversità in un gruppo di specie particolarmente importante di specie può spiegare la vulnerabilità dei dinosauri nel loro complesso”.

Insomma, gli erbivori come i ceratopi (i dinosauri cornuti) e gli adrosauri (quelli dal becco d’anatra) erano specie cruciali nell’ecologia complessiva dei dinosauri. Quando l’asteroide colpì, la scarsa diversità delle specie si tradusse in una carenza di caratteristiche adattative per i sopravvissuti, che non trovarono altri luoghi in cui rifugiarsi o prede alternative da cacciare”.

L’impatto causò una tempesta di fuoco che investì il pianeta. I decenni di “inverno da impatto” che seguirono determinarono l’estinzione di circa il 75 per cento delle specie, tra cui tutti i dinosauri non aviani.

“In ogni ecosistema, la mancanza di legami con le specie chiave causa problemi alla comunità”, dice Butler. “L’asteroide è stato solo un grande problema che si è verificato nel momento sbagliato”.

Tempi buoni, tempi cattivi

Intorno a 66 milioni i dinosauri avevano già altri gravi problemi. A quanto pare già da centinaia di migliaia di anni prima dell’impatto era in corso un periodo di intenso vulcanismo che investiva tutto il pianeta. Le temperature, forse in risposta a quegli eventi, si alzavano e si abbassavano repentinamente.

Un periodo di abbassamento del livello delle determinò la scomparsa dei mari interni, come quello che copriva la regione centrale dell’America del Nord, e che costituiva un habitat fangoso per diversi gruppi di dinosauri non imparentati tra loro. I ponti di terra che si formarono in quel periodo potrebbero aver connesso popolazioni precedentemente isolate, contribuendo all’uniformità fra le specie di erbivori.

Prima dell’impatto di Chicxulub si formarono i vulcani dei cosiddetti Trappi del Deccan, una regione montuosa dell’India centrale di 518 mila chilometri quadrati. Gerta Keller, geofisica di Princeton, sostiene da tempo che le loro eruzioni ebbero un ruolo cruciale nell’estinzione dei dinosauri, e contesta l’importanza data all’impatto dell’asteroide.

“Rispetto a questa catastrofe vulcanica, l’impatto di Chicxulub è stato un disastro molto minore”, sostiene. Secondo la studiosa, si verificarono tra le 30 e le 100 eruzioni, ciascuna delle quali ebbe un impatto sul clima pari a quello dell’impatto. “Il vulcanismo del Deccan è chiaramente la principale catastrofe che ha condotto all’estinzione di massa”, sostiene. Brusatte ribatte che esistono diversi fossili di dinosauro successivi all’era delle eruzioni del Deccan, mentre non se ne trovano più dopo l’impatto dell’asteroide.

Spartiacque continentale

Anche se gli studiosi di dinosauri oggi conoscono molte più specie rispetto al 1980 (“ne viene segnalata circa una alla settimana”, dice Brusatte) la loro analisi si basa ancora in gran parte sui fossili del Nord America. Questo, ammettono gli studiosi, costituisce un punto debole dello studio.

“Dobbiamo trovare altri fossili al di fuori del Nord America”, dice Brusatte. “Ma pensiamo di avere abbastanza informazioni da essere certi che l’impatto dell’asteroide sia stato il fattore primario nell’estinzione dei dinosauri”.

“Una domanda che viene sempre posta è cosa sarebbe successo se l’asteroide non avesse colpito la Terra”, dice Butler. “Considerato quanto fossero biologicamente forti i dinosauri, e come avessero sempre recuperato dopo le grandi catastrofi del passato, è probabile che sarebbero ancora qui. Noi, invece, non ci saremmo”.

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