Osservata la prima Luna di un mondo “alieno”

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Astronomia, scoperta la prima luna di un pianeta esterno al nostro Sistema Solare, Kepler-1625b. Fondamentali i dati del telescopio spaziale Hubble.

E’ stata osservata la prima Luna aliena, cioè che orbita attorno a un pianeta esterno al nostro Sistema Solare.
E’ stata descritta e illustrata sulla rivista Science Advances dopo la scoperta degli astronomi Alex Teachey e David M. Kipping, della Columbia University di New York, che hanno utilizzato i dati del telescopio spaziale Hubble, della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e del cacciatore di pianeti Kepler, della Nasa. I ricercatori sono partiti dai dati relativi al pianeta Kepler-1625b, scoperto dal telescopio Kepler e delle dimensioni di Giove.
Osservando per 40 ore il transito del pianeta davanti alla sua stella, Teachey e Kipping hanno scoperto una riduzione della luminosità ed effetti gravitazionali che suggerisce la presenza di una Luna. Quest’ultima, per esempio, altererebbe il momento di inizio del transito.
Circa tre ore e mezzo dopo il transito di Kepler-1625b, il telescopio Hubble ha registrato un secondo calo di lucentezza della stella, un oscuramento indicativo di una Luna “che si trascina dietro al pianeta come un cane segue il suo padrone al guinzaglio”, ha osservato Kipping.
Inoltre il passaggio di Kepler-1625b e’ avvenuto circa 80 minuti prima del previsto, un fattore che suggerisce variazioni dei tempi di transito, la prima condizione che gli studiosi hanno cercato per la conferma della presenza di Esolune. Per cui la Luna di Kepler-1625b potrebbe davvero diventare la prima Esoluna conosciuta.

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fonte: meteoweb.eu

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Scoperto un villaggio prefaraonico nel Delta del Nilo

Una missione archeologica franco-egiziana ha fatto una scoperta incredibilmente rara nel delta del Nilo: i resti di un antico villaggio risalente al 5.000 a.C. circa. È uno dei più antichi mai scoperti nella regione, precedendo di migliaia di anni le piramidi, la scrittura geroglifica e la prima dinastia egizia.

Gli scavi a Tell el-Samara, nel Governatorato di Daqahliyya (Egypt’s Ministry of Antiquities)

Il sito neolitico della fertile Tell el-Samara, 140 chilometri a nord del Cairo, ha circa 7.000 anni. Il gruppo di scavo franco-egiziano ha trovato una dozzina di sili di stoccaggio contenenti materiale organico – ossa animali e resti vegetali – che ha permesso di datare il sito. Hanno anche trovato oggetti di ceramica e utensili di pietra, segni di una comunità stabile. La significativa quantità di dati raccolti a Tell el-Samara dal 2015 offre un’opportunità unica per conoscere meglio le società preistoriche del Basso Egitto, migliaia di anni prima che il leggendario Re Menes unificasse l’Alto e Basso Egitto, fondando la prima dinastia faraonica. L’insediamento venne abitato fino alla II dinastia (4200-2900 a.C. circa). «I ritrovamenti del periodo neolitico sono praticamente sconosciuti in questa zona, quindi questa scoperta è della massima importanza», ha dichiarato Frederic Geyau, a capo della missione archeologica. L’unico altro insediamento scoperto finora del periodo neolitico è la città di Sais.

«L’analisi del materiale biologico scoperto fornirà una visione più chiara delle prime comunità insediatesi nel Delta, e delle origini dell’agricoltura e dell’allevamento in Egitto», ha affermato Nadia Khedr, del Ministero delle Antichità egiziano. I ricercatori pensano che le pratiche agricole nel villaggio avrebbero potuto essere fortemente dipendenti dalla pioggia. Ciò potrebbe far luce sullo sviluppo dell’agricoltura basata sull’irrigazione, praticata più tardi nel Delta del Nilo per migliaia di anni. In un altro recente studio, gli archeologi avevano scoperto che gli Egizi mummificavano i loro morti molto prima di quanto si pensasse, già 5.600 anni fa, sempre prima dei faraoni. Anche se non ci sono tracce di mummificazione a Tell el-Samara, sono nuove informazioni sui primi insediamenti dell’antico Egitto. Gli scavi nel sito saranno completati nella prossima stagione, seguiti da un’analisi completa delle scoperte.

Science Alert
Al Ahram
Ministero delle Antichità egiziano

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tratto da: ilfattostorico.com

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NASA: scoperta l’acqua su Giove

Gli scienziati hanno scoperto la presenza di acqua nelle profondità della famosa Grande Macchia Rossa.

La grande macchia rossa di Giove contiene acqua e può essere presente vita microbica o anche qualcosa di più sofisticato.

L’enorme macchia su Giove, avvistata per la prima volta attraverso i telescopi nel 1600, altro non è che un’enorme tempesta anticiclonica che ha sconcertato gli scienziati per secoli.

Più di recente, un team di ricercatori ha studiato la superficie della Grande Macchia Rossa con la speranza di trovare qualcosa. Alla fine gli scienziati hanno veramente trovato quello che speravano su Giove: l’acqua.

“Nel formulare e analizzare i dati ottenuti utilizzando telescopi terrestri, il nostro team ha rilevato le tracce chimiche dell’ acqua ben al di sotto della superficie della Grande Macchia Rossa di Giove.
Giove è un gigante gassoso la cui massa è il doppio della massa di tutti gli altri pianeti del sistema solare messi insieme. E anche se il 99% dell’ Atmosfera di Giove è costituita da idrogeno ed elio, le frazioni di acqua solare su un pianeta di queste dimensioni sono molto elevate. C’è più acqua di quanta ce ne sia sulla Terra.
La scoperta è importante, non solo perché ci aiuta a capire di più sulla struttura di Giove, ma anche perché aumenta la probabilità di trovare la cosiddetta vita “esotica” nell’atmosfera del gigante gassoso.”

La NASA aveva precedentemente affermato:

A certe altitudini nell’atmosfera di Giove, ci sono sostanze chimiche che sono necessarie per qualche tipo di forma di vita esotica.
Le temperature sono abbastanza calde ed i fulmini da cui è continuamente colpito il pianeta, possono fornire l’energia che genera reazioni chimiche necessarie per la vita.
Se c’è davvero vita lì, la Grande Macchia Rossa sembra certamente essere il luogo ideale per cercarla.”

 

 

  pubblicato su hackthematrix.it

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Strana struttura simile a un castello appare in Antartide

L’immagine mostra una struttura di forma ovale che i teorici sostengono essere di 400 piedi di diametro.

Un’enorme struttura dalle sembianze di un castello è stata scoperta in Antartide , una nuova prova che fa pensare che il continente ghiacciato fosse una volta la patria di un’antica civiltà.

L’immagine del castello presa da Google Earth raffigura una formazione a forma ovale. I teorici hanno stimato che misura circa 400 piedi.

Questa struttura sembra mostrare i segni di un enorme edificio, molto somigliante all’architettura medioevale.

Se osserviamo attentamente l’immagine, possiamo notare come gli anelli della struttura assomiglino ad una struttura artificiale in rovina, coperta di ghiaccio e neve.

Se non è un prodotto di madre natura, chi ha creato questo castello? Questa domanda non fornisce una risposta poiché la struttura individuata è nell’unico luogo sulla Terra dove l’uomo non si è mai insediato.

Non è la prima volta che si discute se una civiltà antica vivesse qui. D’altra parte, ci sono personei che affermano che il castello è solo un fenomeno naturale.

Ma questa costruzione enigmatica fa veramente pensare che non sia di origine naturale…

E se, nel lontano passato, l’Antartide non fosse come lo vediamo oggi, ma esattamente l’opposto?

Forse la civiltà si è sviluppata lì, costruendo strutture come questa. E questa sarebbe l’ennesima prova…

Oltre a questo “castello”, esistono diverse mappe antiche che illustrano alcune parti dell’Antartide senza ghiaccio.

Uno di queste è la mappa del 1513 dell’ammiraglio turco Piri Reis. Questa mappa mostra l’ Antartide che per la storia ufficiale fu scoperta tra il 1818-1820. Strano, eh?

Recentemente, le persone hanno incominciato a non credere più alla storia tradizionale. Le persone credono sempre più che le civiltà antiche fossero molto più avanzate di quanto pensiamo.

Diverse mappe scoperte in passato sono la prova che la storia che sappiamo manca di alcune parti importanti.

Forse queste antiche mappe, insieme alle immagini satellitari del nostro pianeta, sono la prova definitiva che le civiltà potrebbero aver vissuto nei luoghi più desolati del nostro pianeta nel lontano passato.

Gli esperti hanno spiegato la ragione per cui questa struttura sia di origini naturali. Dissero che si trattava di una struttura di ghiaccio, costruita dalle abbondanti nevicate , dalle basse temperature e dal vento  gelido dell’Antartide.

Gli esperti ritengono che quello che hanno rivelato i satelliti sull’Antartide orientale potrebbero essere dei Sastrugi dalle forme strane: solchi irregolari e netti, formati da una superficie di neve dall’erosione del vento.

Tuttavia, gli sastrugi appaiono sempre in una forma diversa, a seconda della direzione del vento. Raramente emergono come una formazione ovale, come l’immagine sembra dipingere.

Questa struttura a forma di fortino non è la prima scoperta che porta a pensare che antiche civiltà abbiano vissuto in Antartide. C’è anche una piramide , nascosta nella neve, che ha una forma triangolare e simmetrica.

Redazione Hackthematrix

 

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