Il fascino dell’arcobaleno tra mitologia e storia

L’arcobaleno è uno dei fenomeni che da sempre ha più affascinato i popoli. Conosciamone i racconti mitologici che lo hanno per protagonista e la storia della sua “scoperta”

L’ arcobaleno è da sempre uno dei fenomeni che più ha affascinato i popoli. Nella mitologia greca, era un sentiero creato dalla dea Iris, messaggera degli Dei e personificatrice del fenomeno, per unire la terra al Paradiso. Nella mitologia cinese era una spaccatura nel cielo, sigillata dalla dea della creazione umana Nuwa, con pietre di 7 colori differenti. Pur trattandosi di culture differenti, all’arcobaleno viene assegnata una valenza magica. Non si tratta, dunque, di un semplice spettacolo offerto dalla natura. Gli esempi sono tantissimi.
Nella Genesi 9:13, l’arcobaleno è un segno dell’unione tra Dio e l’umanità. Dopo che Noè sopravvisse al diluvio universale, nella storia dell’Arca, Dio inviò un arcobaleno per promettere che non avrebbe mai più inviato un tale diluvio per distruggere la terra.

Nella mitologia Indù l’arcobaleno è chiamato Indradhanush – l’arco di indra, dio del fulmine e del tuono. Nella mitologia norrena, un arcobaleno chiamato Ponte di Bifröst collega i regni di Ásgard e Midgard, case degli dei e degli uomini, rispettivamente. Il nascondiglio segreto del leprechaun irlandese per la sua pentola di oro si dice si trovi alla fine dell’arcobaleno (la quale è impossibile da raggiungere).

Nel libro III di Aristotele, la Meteorologia, troviamo una descrizione dettagliata del fenomeno. Egli diceva che l’arcobaleno si forma: se il sole non è troppo alto sull’orizzonte; mai d’estate a mezzogiorno; che si possono vedere due arcobaleni nei quali i colori solo gli stessi ma in ordine inverno e l’arcobaleno più esterno è meno intenso. I colori sono 3 o 4 e si tratta di quelli primari.
Mentre nel Medioevo in Europa la maggior parte degli studiosi continuerà ad accettare passivamente le opinioni degli antichi, discutendo se il numero dei colori sia tre, come personificazione della Trinità, o 4, come 4 sono gli elementi empedoclei, un grande scienziato arabo, Ibn Al Haitham, detto in Europa Alhazen, scoprì il fenomeno della rifrazione, pur non riuscendo a ricavarne la legge. La sua opera, tradotta in latino, venne ripresa da Roger Bacon che, nel 1266, misurò l’angolo dell’arcobaleno in 42°. 
Nel 1304 il monaco tedesco Teodorico di Freiberg popose l’ipotesi che ogni goccia d’acqua delle nubi faccia il suo arcobaleno e verificò la sua ipotesi osservando la rifrazione della luce solare in un fiasco sferico.
I risultati di Teodorico, rimasti sconosciuti per tre secoli, furono riproposti alla cultura occidentale solo all’inizio del 17esimo secolo, prima da Marco Antonio de Dominis (1611), poi da Cartesio (1637), che studiò una guccia d’acqua e al modo in cui essa interagisce con la luce che la colpisce, avvalendosi della formulazione matematica della legge di rifrazione, esposta nel 1621 da W.Snell.
Fu Isaax Newton a dimostrare per la prima volta che la luce bianca era composta dalla luce di tutti i colori dell’arcobaleno che potevano essere separati in uno spettro completo di colori da un prisma di vetro, senza merò giustificare alcuni fenomeni (archi soprannumerari).
Nessuna spiegazione soddisfacente fu trovata prima che Thomas Young capisse che, in alcune circostanze, la luce si comporta come un’onda, potendo interferire con sé stessa in maniera costruttiva e distruttiva.
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Le scioccanti rivelazioni dell’hacker Gary McKinnon: Marte è popolato da 20 anni

Colonie umane sarebbero presenti sul pianeta rosso da diversi anni e gli Usa disporrebbero anche di una flotta spaziale da guerra.

Secondo quanto affermato da un programmatore ed hacker scozzese soprannominato “Solo”, impegnato da dieci anni in una battaglia legale con la NASA dopo essersi infiltrato nei suoi sistemi, gli Stati Uniti avrebbero una flotta spaziale di navicelle da guerra pienamente operativa.

Gary McKinnon

Gary McKinnon, questo il suo nome, crede fermamente di essersi imbattuto nelleprove definitive che dimostrerebbero che gli Stati Uniti avrebbero unpiano spaziale segreto gestito dalla Marina con navicelle già operative nello spazio. Nel corso di un’intervista sul canale UFO Richplanet TV, McKinnon ha rivelato tutta la verità sulle sue scoperte, frutto di un’accurata ricerca durata per mesi e mesi.

L’hacker si sarebbe servito di un software chiamato Landsearch che gli ha consentito di trovare agevolmente file e cartelle scottanti. “Ho preso in esame molti documenti e ho trovato un file Excel, un foglio di calcolo, che recitava: ‘Ufficiali non terrestri’. Vi erano anche nomi e gradi militari”.

Gary McKinnon è stato accusato di aver compiuto “la più grande intrusione illegale di tutti i tempi a dei computer militari”, riuscendo ad entrare nei sistemi dell’Air Force, della NASA, dell’Esercito e della Marina americana.

Durante la sua ultima intervista McKinnon ha rivelato che un’informatrice interna, Donna Hare, gli avrebbe riferito che la NASA stava cercando di nascondere informazioni sensibili ritoccando foto satellitari ad alta risoluzione che ritraevano degli UFO.

La NASA inoltre starebbe insabbiando clamorosamente molte immagini provenienti da Marte, nascondendo delle strutture che ricordano molto da vicino un complesso urbano, probabilmente delle vere e proprie città. Sebbene ci siano molte persone convinte che si tratti di una gigantesca bufala, occorre dire che persino alcuni impiegati del governo americano e della NASA hanno dato ragione alle affermazioni di McKinnon.

Secondo le dichiarazioni di un ex marine conosciuto come capitano Kaye, infatti, non solo gli esseri umani hanno colonizzato Marte, ma hanno addirittura sviluppato un programma spaziale segreto ed una vera e propria flotta che opera nello spazio. L’ex marine sarebbe stato incluso in una missione su Marte per diversi anni, dove il suo compito era quello di proteggere le cinque colonie umane da eventuali incursioni di forme di vita indigene marziane.

A detta del capitano sarebbe stato anche a bordo di unenorme vettore spaziale per tre anni ed avrebbe lavorato per la Mars Defense Force (MDF) di proprietà della Mars Colony Corporation (MCC), un conglomerato fra istituzioni finanziare, aziende tecnologiche ed ilgoverno statunitense….

Se sei interessato, continua a leggere l’articolo originale su: http://www.ufoworld.tv/categorie/ufo-e-alieni/marte-popolato-20-anni-le-scioccanti-rivelazioni-dellhacker-gary-mckinnon/

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Quindici misteriosi segnali provenienti dallo Spazio

Emessi da una galassia nana lontana 3 miliardi di anni luce dalla Terra, i segnali radio appena rilevati potrebbero provenire da una civiltà extraterrestre. Oppure, più semplicemente, da buchi neri o stelle di neutroni.

(Foto: MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Non è la prima volta che se ne parla: presunti alieniufo che inviano segnali misteriosi da galassie lontanissime. Da sempre, infatti, ci domandiamo se siamo o meno soli nell’Universo, a metà strada tra curiosità e paura. Ma ora alcuni astronomi hanno appena captato 15 impulsi radiofonici potenti e ripetuti provenienti da una galassia nana distante 3miliardi di anni luce dal nostro pianeta. E che potrebbero essere stati emessi da una civiltà extraterrestre.

La scoperta di questi misteriosi segnali è avvenuta grazie al Breakthrough Listen Project, un progetto finanziato con 100 milioni di dollari dal miliardario russo Yuri Milner e sostenuto dal genio dell’astrofisica Stephen Hawking, con lo specifico obiettivo di trovare forme di vita intelligente nell’universo. Grazie ai 9 milioni di volontari provenienti da tutto il mondo, che mettono a disposizione i loro computer per dare un aiuto al centro di ricerca nell’esaminare i dati, i ricercatori si stanno sintonizzando su 10 miliardi di frequenze diverse, esaminando le 100 galassie più vicine alla Terra.

Sebbene alcuni esperti ipotizzino che i segnali appena captati possano essere emessi da buchi neri o da stelle di neutroni, non è comunque da escludere anche l’ipotesi più suggestiva, ovvero che provengano da una navicella spaziale extraterrestre. Questi strani segnali sembrano provenire da una fonte conosciuta come Frb 121102 (già scoperta nel 2012) e che risiede in una galassia nana circa 3 miliardi di anni luce dalla Terra.

Questa emette i cosiddetti fast radio bursts, ovvero lampi radio veloci che durano solo pochi millisecondi. “Non abbiamo idea da dove provengano”, spiega Vishal Gajjar, ricercatore del progetto Breakthrough Listen“Ci sono solo 30 sorgenti di questi segnali nell’Universo e una sola che si ripete. E ciò significa che possiamo studiarla ancora. Ma oltre a confermare che la fonte è ancora attiva, l’alta risoluzione dei dati ottenuti dallo strumento di ascolto ci consentirà di misurare le proprietà di queste misteriose esplosioni con maggior accuratezza”. Tuttavia, secondo il ricercatore, è improbabile che provengano da civiltà extraterrestri. “Ci sono più teorie che fonti di segnali, più domande che risposte. Più studiamo e più troviamo cose strane”.

fonte: wired.it

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Vi potrebbe essere abbondante acqua in tre pianeti del sistema Trappist-1

A cura di Filomena Fotia

Confronto tra le dimensioni dei pianeti del sistema TRAPPIST-1, allineati in ordine di distanza dalla stella madre. Le superfici dei pianeti sono riportate con rappresentazioni artistiche delle loro potenziali caratteristiche superficiali, tra cui acqua, ghiaccio e atmosfera. Credit: NASA/R. Hurt/T. Pyle

Il team coordinato da Vincent Bourrier dell’università di Ginevra ha scoperto, grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble, che vi potrebbe essere significativa quantità di acqua allo stato liquido nei pianeti simili alla Terra nel sistema Trappist-1, in particolare su tre: aumenta quindi la probabilita’ che questi pianeti, distanti “solo” 40 anni luce, possano essere ospitali per la vita.

La scoperta è stata possibile misurando con il telescopio la radiazione della stella: si è potuto calcolare come la sua energia sia cambiata nel corso di 8 miliardi di anni e come abbia influenzato le risorse d’acqua dei sette pianeti.

Secondo i risultati dello studio, pubblicato sull’Astronomical Journal, i pianeti che potrebbero contenere maggiori quantità di acqua sono i più esterni, compresi i pianeti E, F e G che sono nella zona abitabile, ossia la regione in cui le condizioni sono tali da consentire l’esistenza dell’acqua allo stato liquido. I due esopianeti più interni (Trappist-1b e Trappist-1c) invece ne ospiterebbero di meno.

Secondo i ricercatori i sette pianeti di Trappist-1 si sarebbero formati molto lontano dalla loro stella, in una zona fredda popolata di cristalli di ghiaccio d’acqua, che probabilmente avrebbero catturato durante la formazione: in tal modo si sarebbero creati enormi depositi d’acqua, sia all’interno sia sulla superficie degli esopianeti.

Negli ultimi 8 miliardi di anni il calore della stella potrebbe aver fatto evaporare soprattutto l’acqua dei pianeti più interni, che ne avrebbero perso una quantità pari a 20 volte a quella contenuta negli oceani della Terra. I cinque più esterni invece ne avrebbero perso una quantità inferiore, pari a tre volte quella degli oceani terrestri e potrebbero avere ancora molta acqua allo stato liquido sia nel sottosuolo sia sulla superficie.

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