Un pianeta perduto orbitava attorno al Sole

collisione luna pianeta

E se l’angolo di cosmo in cui abitiamo avesse ospitato in passato un’intera generazione di mondi ormai ‘estinti’? È l’ipotesi che emerge da uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications, che presenta la prima dimostrazione dell’esistenza di almeno un ex pianeta un tempo in orbita attorno alla nostra stella. La prova – spiega Global Science – arriva direttamente dallo spazio: si tratta del meteorite 2008 TC3, schiantatosi nel 2008 nel deserto di Nubia, regione orientale del Sahara compresa tra il Sudan, il Nilo e il Mar Rosso. I suoi frammenti, recuperati dopo l’impatto, sono stati chiamati Almahata Sitta, che in arabo significa Stazione Sei, dal nome della più vicina stazione ferroviaria all’area di recupero.

Il gruppo di ricerca, coordinato dalla Scuola politecnica federale di Losanna, ha analizzato i sottili cristalli imprigionati nel meteorite, chiamati nanodiamanti: in base ai risultati, queste delicate strutture possono essersi formate soltanto grazie alle condizioni di altissima temperatura che si verificano durante la crescita di un pianeta. In altre parole, Almahata Sitta è in realtà ciò che resta di un pianeta perduto, formato nei primi 10 milioni di anni di vita del sistema solare e poi completamente distrutto durante una collisione.

Studiando i diamanti di 2008 TC3 con una particolare tecnica di microscopia elettronica, gli scienziati hanno ipotizzato che si trattasse in particolare di un proto-pianeta nato circa 4.55 miliardi di anni fa, grande almeno come Mercurio, forse persino quanto Marte. Ecco che questo studio getta una nuova luce sul passato del nostro sistema solare, che potrebbe essere più burrascoso di quanto pensassimo. Resta da ricostruire la dinamica dello scontro che ha portato alla completa distruzione di questo antico mondo – forse uno dei tanti pianeti perduti del nostro sistema planetario.

 

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Una mappa inedita di Marte torna alla luce dopo 130 anni

Torna alla luce dopo 130 anni una mappa inedita di Marte disegnata da Giovanni Schiaparelli: frutto degli studi fatti all’Osservatorio Astronomico di Brera, descrive la topografia del pianeta evidenziando lo sdoppiamento dei “canali” che fece ipotizzare l’esistenza di vita aliena.

L’opera, riemersa dall’archivio storico del Politecnico di Milano, è stata realizzata dall’astronomo nel 1888 per i 25 anni dell’ateneo ed è dedicata al fondatore e direttore dell’istituto, Francesco Brioschi.

Stralcio mappa inedita di Marte disegnata da Schiaparelli (fonte Politecnico di Milano)

Il disegno mostra lo sdoppiamento di quei canali che in precedenza aveva osservato come singoli. Schiaparelli reputava una ‘temerarieta’ senza pari’ cercare una spiegazione al fenomeno: solo in un articolo divulgativo del 1895 si abbandono’ a congetture sugli esseri intelligenti che sarebbero stati in grado di costruire i canali“, poi rivelatisi semplici illusioni ottiche, spiega Stefano Sandrelli, dell’Osservatorio Astronomico di Brera dell’Istituto Nazionale di Astrofisca (Inaf).

 

Articolo di Filomena Fotia su meteoweb.eu

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Scoperto un pianeta che presenta una quantità di acqua notevolmente superiore a quella della Terra.

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Un team di esperti dell’Instituto de Astrofisica e Ciencias do Espaco ha individuato, con estrema precisione, la massa di due esopianeti orbitanti alla stella HD 106315. Analizzando a fondo le caratteristiche di questi due corpi celesti, gli esperti sono riusciti ad individuarne importanti caratteristiche. Uno dei due, in particolare, conosciuto con il nome di HD 106315b, potrebbe essere ricco di acqua. La presenza del liquido potrebbe essere davvero abbondante, tanto da rendere questo corpo celeste uno dei ”mondi oceani” teorizzati dagli scienziati.

Spazio: scoperto HD 106315b, il ‘pianeta oceano’

Individuato dal satellite Kepler grazie alla tecnica del transito, HD 106315bpresenta un diametro pari a 2,44 volte quello della Terra con un periodo orbitale pari a nove giorni e mezzo. L’altro, HD 106315c, ha un periodo orbitale di 21 giorni, un diametro 4,35 volte terrestre ed una massa superiore di 15,2 volte quella del nostro pianeta. Dai dati è emerso come il pianeta “c” sia circondato da uno spesso involucro di idrogeno ed elio mentre il b ha rivelato una presenza significativa di roccia, accompagnata da una quota variabile tra il 9 ed il 50% di acqua. Si tratta di una quantità notevole:  basti pensare che la quota di liquido blu nella massa del nostro pianeta si ferma allo 0,05%.

Fonte:  universoastronomia.com

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Tratto da: scienzenotizie.it

 

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Scholz, la stella che nella preistoria cambiò il corso delle comete

Circa 70.000 anni fa, quando la specie umana già popolava il pianeta Terra, una piccola stella rossastra si avvicinò al nostro sistema solare. Si tratta della stella di Scholz –  dal nome dell’astronomo tedesco che la scoprì – e nel suo viaggio arrivò a meno di un anno luce dal Sole. Poi piano piano si allontanò, e oggi si trova a circa 20 anni luce da noi.

Eppure – spiega Global Science – quell’incontro ravvicinato è bastato per disturbare le comete preistoriche e gli asteroidi vicini: lo afferma un nuovo studio pubblicato su MNRAS Letters e coordinato dall’Università di Madrid, che ha analizzato circa 340 oggetti celesti del nostro sistema planetario. Scoprendo che la traiettoria di molti di essi – comete, per lo più – è cambiata drasticamente a causa dell’antico influsso dell’astro.

Gli scienziati hanno anche studiato più nel dettaglio la stella di Scholz, che fa parte in realtà di un sistema binario insieme a una nana bruna ancora più piccola. È possibile che i nostri antenati ne abbiano scorso la debole luce, durante le buie notti preistoriche.

 

A cura di Filomena Fotia pubblicato su meteoweb.eu

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