Nuove teorie sui misteriosi crateri russi

Sono ormai decine le cavità scoperte in Siberia. Gli ultimi studi gettano nuova luce sull’origine di queste formazioni, che da mesi sollevano interrogativi fra gli scienziati.

Nei mesi scorsi erano stati rinvenuti in Siberia tre enormi e misteriosi crateri profondi circa 15 metri. Questa settimana, grazie ai satelliti, i ricercatori russi ne hanno trovati molti altri, tra cui una depressione di notevoli dimensioni circondata da 20 crateri più piccoli.

La prima scoperta, avvenuta lo scorso luglio, aveva stimolato la curiosità del popolo dei social media, che si è lanciato nelle più ardite supposizioni. Tra le ipotesi più fantasiose circolate in Rete l’origine del fenomeno sarebbe di volta in volta da attribuire a un meteorite, a un missile vagante, agli alieni o alle misteriose forze del Triangolo delle Bermuda.

Nel mese di novembre, gli scienziati del Centro Russo per l’Esplorazione Artica erano scesi in un cratere profondo 16, 5 metri, affermando che la causa più plausibile poteva essere il rilascio esplosivo di idrato di metano, un materiale simile al ghiaccio congelato nel terreno artico, dovuto al riscaldamento globale.
Ma oggi questa teoria è ritenuta improbabile: gli idrati di metano si trovano solo nel permafrost, circa 225 metri al di sotto della superficie, ovvero molto più in basso rispetto ai crateri. Secondo Carolyn Ruppel, a capo del Gas Hydrates Project dello U.S. Geological Survey, la nuova mappatura satellitare suggerisce che la spiegazione abbia a che fare con il rapido scioglimento di carote di ghiaccio chiamate pingo.

Teorie allarmanti

Un pingo, detto anche idrolaccolite, è una collinetta a forma di cupola che si forma in ambiente periglaciale, costituita da un nucleo centrale di ghiaccio che, espandendosi, solleva le sabbie e il silt circostante. Quando si sciolgono rapidamente, come è accaduto lo scorso anno a causa delle temperature insolitamente calde registrate in Siberia, possono causare il collasso di una parte del terreno, formando dei crateri. Ma questo processo non è sufficiente a spiegare la presenza delle rocce trovate sui bordi, che suggeriscono un’esplosione.
Ruppel teorizza quindi che i crateri si siano formati a causa di un improvviso rilascio di gas naturale, precedentemente immagazzinato nel permafrost e tenuto sotto pressione dal peso dei pingo. Questa ipotesi è sostenuta dai dati satellitari russi, che mostravano la presenza di pingo nelle posizioni esatte in cui in seguito si sono formate le cavità. La ricercatrice avverte che, in futuro, con il continuo riscaldamento del pianeta, altri crateri potrebbero prendere il posto dei numerosi tumuli ghiacciati presenti in Siberia e nella regione dell’Alaska North Slope.
Ed è proprio questa possibilità a preoccupare lo scienziato moscovita Vasily Bogoyavlensky, vice direttore dell’istituto russo di ricerche su gas e petrolio, che ha richiesto indagini urgenti: dal momento che questi combustibili fossili vengono estratti in prossimità dei crateri nella penisola russa di Yamal, nel nord della Siberia, la sicurezza dei lavoratori potrebbe essere in pericolo.

fonte

Di seguito, le riprese aeree di uno dei crateri:

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