Notre-Dame du Laus (Nostra Signora del Lago)

Radio Vaticana ci ricorda che:
In occasione del 350.mo anniversario delle apparizioni mariane a Laus, in Francia, il Santuario di Nostra Signora di Laus ha indetto, a partire dal primo maggio 2014 un anno giubilare mariano. Costruito sul luogo delle manifestazioni della Vergine Maria alla povera e semplice giovane Benedetta Rencurel, iniziate nel maggio 1664 e durate circa quattro mesi, il Santuario è da sempre meta di numerosi pellegrinaggi che attirano i fedeli in questo luogo situato nelle Alpi del Nord. Il riconoscimento ufficiale delle apparizioni da parte della Chiesa cattolica è avvenuto solo recentemente, nel 2008. (it.radiovaticana.va)

Colgo l’occasione per riportarvi il contenuto della pagina: http://www.tanogabo.it/Religione/Laus.htm

Notre-Dame du Laus (Nostra Signora del Lago)

Proprio nel 2008, anno in cui si sono ricordati i 150 anni di Lourdes, la geografia delle apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa si è arricchita di un nuovo luogo francese. Nel corso di una solenne liturgia eucaristica nel santuario di Notre-Dame du Laus, sulle Alpi francesi, la diocesi di Gap-Embrun, ha promulgato il decreto in cui si afferma la veridicità del messaggio qui affidato dalla Vergine alla pastorella diciassettenne Benedetta Rencurel. Non si tratta di un episodio recente, ma di apparizioni che risalgono al XVII secolo. A renderle, però, interessanti è il fatto che si tratta del primo riconoscimento ufficiale in Francia dopo quello che 146 anni fa riguardò Lourdes. Insieme alla forte caratterizzazione di Laus come santuario legato a Maria «Rifugio dei peccatori» e al sacramento della Riconciliazione. 
Il rito solenne, nel giorno dell’Ascensione è stato presieduto dal vescovo diocesano Jean-Michel Di Falco Leandri, alla presenza del nunzio apostolico in Francia Fortunato Baldelli e di una trentina tra cardinali e vescovi, non solo francesi. 

Quella di Laus è una storia sorprendente se inquadrata nel suo periodo storico. Nella Francia di Luigi XIV, del giansenismo e delle guerre di religione, la Madonna appare in una zona sperduta a una ragazza di diciassette anni che non sapeva né leggere né scrivere. Le affida un messaggio che è un forte invito alla conversione dei peccatori. 
E, fatto abbastanza insolito in questo tipo di esperienze, la Vergine continua ad apparire a Benedetta Rencurel per ben 54 anni, dal 1664 al 1718. Ma ciò che ancora più conta è che questa pastorella, di cui oggi è in corso il processo di beatificazione, sceglie di consacrare interamente la propria vita a testimoniare con semplicità la dolcezza della misericordia di Dio. E lo farà fino alla sua morte, all’età di 71 anni. 
Intorno a lei, intanto, Laus diventerà una meta privilegiata per chi ha il cuore ferito. Tanto da far esclamare a un grande francese del Novecento come Jean Guitton che questo santuario sulle Alpi «è uno dei tesori più nascosti e più potenti della storia dell’Europa ».

Ma che significato ha, oggi per la Chiesa, riconoscere ufficialmente apparizioni che risalgono a quasi quattro secoli fa? 
È la domanda da cui prende le mosse il vescovo di Gap-Embrun nella lettera indirizzata alla diocesi in occasione di questo evento. «Le apparizioni – spiega monsignor Di Falco Leandri – avvengono perché Cristo, Maria e i santi sono vivi, perché la comunione dei santi non è una parola vuota, perché il Cielo si interessa della Terra. Ma le apparizioni non sono fotografie del Cielo; noi continuiamo infatti a camminare nella fede, senza vedere Dio faccia a faccia».  Quando dunque la Chiesa – dopo aver indagato con criteri umani – dichiara credibile uno di questi fenomeni «offre un aiuto alla fede». Offre – sottolinea il presule – perché la Chiesa non obbliga mai nessuno a credere a una determinata apparizione. Quando però – come nel caso di Laus – si pronuncia ufficialmente, riconosce per tutti l’importanza dell’invito «a riavvicinarsi a Cristo, a riscoprire il Vangelo e i sacramenti; l’invito a riconciliarsi con se stessi, con gli altri e con Dio» contenuto nel messaggio di queste apparizioni. Di qui l’insistenza sull’atteggiamento giusto con cui salire in questo angolo incantevole delle Alpi francesi: la consapevolezza che «il santuario di Notre-Dame du Laus – conclude il vescovo di Gap-Embrun – non è una finestra aperta sul Cielo, ma una strada aperta verso una vita quotidiana da vivere secondo lo stile di Benedetta».

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