Luoghi misteriosi – Il gigante di gesso di Cerne Abbas

Una gigantesca figura di uomo è stata scolpita nel gesso di una collina del Dorset, nel sud dell’Inghilterra.
Chi è il gigante e cosa rappresenta?
Chi intagliò l’immagine, quando e perché?

La più grande e meglio conservata fra le figure tracciate sulle colline inglesi spicca nel verde dell’erba nei pressi del villaggio di Cerne Abbas, nella contea del Dorset. L’effigie è inconfondibilmente pagana: alta 55 m, sfacciatamente nuda e con il fallo eretto, ha costole e capezzoli ben delineati. La mano sollevata brandisce una nodosa clava lunga 37 m; il braccio sinistro è disteso e forse la mano sinistra teneva in passato qualche oggetto.

Downs_uomoPuò darsi che originariamente, tra i piedi del gigante, fossero iscritti lettere e numeri, oggi scomparsi, e su questo presunto messaggio sono state fatte molte congetture. Forse le lettere indicavano il nome del personaggio, o formavano la parola ANO, per anno (in latino) e i numeri precisavano la data della scultura, 1748. Può anche darsi che le lettere fossero IHS, per Gesù, o IAO, per Jehovah, o ancora JHD: ‘Jehovah/Jesus hoc destruxit’ (Dio lo rovesciò).
Con il trascorrere dei secoli, intorno all’immagine sono sorte molte leggende.

Si narra che essa rappresenti un gigante effettivamente vissuto che seminava la rovina nella zona nutrendosi di pecore e distruggendo tutto quanto trovava sul suo cammino.
Un giorno, il mostro si sdraiò sulla collina per digerire il pasto e cadde addormentato. La gente del villaggio ne approfittò per ucciderlo e tracciare poi i contorni della sua figura nel gesso.

Un’antica divinità o una burla recente?

Il primo chiaro riferimento scritto al Gigante di Cerne Abbas risale al 1751, in una lettera dello storico del Dorset John Hutchins, la cui Storia del Dorset fu pubblicata nel 1774.
Ecco cosa dice dell’immagine:
Mi è stato riferito dal maggiordomo del castello che si tratta di un’opera moderna, incisa ai tempi di Lord Holles‘, ossia tra il 1641 e il 1666. Può darsi tuttavia che Holles si sia limitato a ricalcare la figura e l’assenza di precedenti accenni non dimostra che il gigante sia stato scolpito per la prima volta a metà del XVII secolo.

Il Gigante di Cerne Abbas è assai simile a una raffigurazione di Ercole, anch’esso nudo con la clava, visibile su un frammento di vaso romano-bretone ritrovato nel Norfolk.
Ricorda pure una scultura dell’Età del Bronzo, scoperta a Bohuslàn, in Svezia, di un uomo nudo e con il fallo eretto, che maneggia una lancia. Mentre l’incisione svedese rappresenta forse Tiwaz, un dio nordico del cielo, della guerra e della fertilità, Ercole era un atleta-eroe della mitologia greca.
A ciò si aggiunga che nell’Impero Romano, ai tempi di Commodo, che regnò dal 180 al 193 d.C., era diffuso un culto di Ercole che aveva probabilmente seguaci anche in Inghilterra. È perciò possibile che il gigante fosse l’equivalente celtico di Ercole. Ad esso veniva comunemente attribuito dalla tradizione il nome Helith, Helis o Heil, che potrebbe essere una forma corrotta di Hercules.
Certe analogie tra il Gigante di Cerne Abbas e le divinità antiche suggeriscono un’origine assai più remota del XVII secolo.

Alcune figure sulle colline inglesi risalgono a moltissimo tempo fa: il Cavallo Bianco di Uffington è attribuibile all’Età del Ferro, l’Uomo Lungo di Wilmington, al Neolitico.

Downs_cavalloTali datazioni presentano un margine d’incertezza, dato che non esistono metodi sicuri per stabilirle. Le figure furono dapprima delineate estirpando l’erba e mettendo poi a nudo il gesso sottostante. Un certo numero di effigi è stato cancellato dalla vegetazione e non può più essere individuato. Altre che si riteneva risalissero al XVIII o XIX secolo sono ricalchi di figure precedenti, come il Cavallo Bianco di Westbury.
Il Cavallo Bianco è forse un drago, secondo la tradizione locale, e niente affatto un cavallo. Nei pressi sorge la Dragon Hill, su cui si narra che san Giorgio uccise la mitica bestia; in cima alla collina, nel punto in cui fu sparso il sangue del drago, l’erba non cresce. E perciò possibile che l’effigie commemori il trionfo del santo.

La stretta vicinanza ai siti preistorici di molte figure tuttora visibili, tracciate sulle colline, indica anch’essa l’origine antica.

DownsIl Cavallo Bianco di Uffington giace poco più in basso del castelliere dell’Età del Ferro di Uffington Castle; e il Cavallo Bianco di Westbury si trova sotto il tumulo dell’Età del Ferro di Bratton Castle; l’Uomo Lungo di Wilmington è stato inciso nei pressi di una tomba neolitica e di altri tumuli sepolcrali. Sopra la testa del Gigante di Cerne Abbas, che con la sua clava lo indica direttamente, vi è il Trendle, una piccola struttura rettangolare dell’Età del Ferro delineata da argini e fossati.

Il gigante era un simbolo della fertilità?

Il folclore britannico è ricco di memorie di cerimonie della fertilità. Le donne sterili facevano visita a certe antiche pietre alla ricerca della fecondità e vi praticavano riti di tempi lontani, come strofinarsi o sedersi sui massi.
Anche alcuni pozzi sacri avevano la fama di favorire il concepimento. In certe chiese cristiane sono visibili incisioni a carattere sessuale di uomini e donne che mostrano i genitali, benché nessuno possa affermare con certezza il reale scopo di queste figure.

Da sempre sul ciclo agricolo si innestano molte usanze legate alla fertilità. Una tradizione tuttora molto popolare, benché ormai spogliata del suo primitivo rapporto con la terra, è la danza attorno al palo. La notte precedente la festa di maggio i giovani si recano nei boschi per prelevare il tronco che fungeva da palo e partecipare personalmente ai riti della fertilità. Il palo era un evidente simbolo fallico attorno a cui la gente ballava.
Non è un caso che fino a poco tempo fa il terrapieno di Trendle, a Cerne Abbas, fosse teatro dei festeggiamenti di maggio. Durante la notte, un abete veniva trasportato in cima alla collina e drizzato all’interno della costruzione, e i paesani vi danzavano attorno nel giorno della festa.
Si ritiene che lo stesso Gigante di Cerne Abbas avesse il potere di rendere fertili. Le donne sterili si sedevano su di esso, presumibilmente sul suo fallo lungo 9 m, sperando di restare incinte. Taluni credevano addirittura che fosse necessario consumare un rapporto sessuale sul luogo affinché il concepimento potesse avvenire.
E le fanciulle in età da marito, che sognavano il matrimonio e la nascita di molti bambini, dormivano sdraiate sui bianchi contorni del gigante.

Un altro mistero è come l’immagine si sia preservata per tanto tempo, e in special modo dopo la fondazione, nel VI secolo, di un monastero nel villaggio.
È stato addirittura suggerito che furono proprio i monaci a incidere la figura. Benché possa apparire poco plausibile, è stata avanzata l’ipotesi che, all’epoca in cui i riti cristiani e pagani avvenivano ancora fianco a fianco, i monaci abbiano scolpito il gigante per rappresentare il dio pagano della fertilità.
Si consideri inoltre che, allora, l’effigie di un uomo nudo non era ritenuta oscena.

Secondo un’altra congettura, il gigante fu tracciato ai tempi dello scioglimento dei monasteri durante il regno di Enrico Vili, nel XVI secolo, a titolo di commento sul libertinaggio dei monaci e dell’abate.
Le lettere mancanti tra i piedi dell’immagine sono state ritenute da alcuni un tentativo da parte dei monaci di contrastare la forte influenza degli attributi pagani e virili del gigante. Non avendo l’autorità di distruggerlo completamente, essi avrebbero aggiunto le lettere JHD, ‘Dio lo rovesciò‘, per cercare di cancellarne il potere.
Se da un lato la vera storia di questa immagine, delle sue origini e della sua identità resterà probabilmente un mistero, dall’altro il semplice fatto che sia giunta fino a noi ci permette di gettare uno sguardo nelle credenze e nelle usanze di un suggestivo passato.

tratto da: http://www.tanogabo.it/Cerne_Abbas.htm

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