L’oceano di Europa, una delle 60 lune di Giove, ha una chimica adatta alla vita?

Sarebbe infatti simile a quella degli oceani terrestri, dove hanno avuto origine le prime creature viventi sul nostro pianeta. A svelarlo è uno studio della Nasa

europa

Molti astronomi ritengono che Europa, una delle oltre 60 lune di Giove, nasconda un segreto: un enorme oceano di acqua salata. Un mondo sommerso protetto dalla superficie ghiacciata del pianeta, in cui potrebbero esistere condizioni favorevoli per lo sviluppo di forme di vita extraterresti. Un’ipotesi suggestiva, che oggi riceve nuove conferme da una ricerca del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che dimostra come le condizioni presenti su Europa sono compatibili con una produzione di ossigeno e idrogeno paragonabile a quella del nostro pianeta. Ovviamente, sempre che l’oceano di Europa esista realmente.

Per ora infatti non ci sono ancora prove certe di cosa nasconda la crosta gelata di questa luna. Ma per gli scienziati la presenza di acqua è estremamente probabile, per via delle interazioni gravitazionali con Giove che riscalderebbero lo strato di ghiaccio al di sotto della superficie, mantenendolo allo stato liquido. È per questo che i ricercatori della Nasa hanno deciso di indagare le caratteristiche chimiche che potrebbe avere un simile oceano.

Quello che stiamo facendo – spiega Steve Vance, planetologo della Nasa che ha coordinato la ricerca – è analizzare un oceano alieno utilizzando metodi sviluppati per studiare i movimenti di energia e nutrienti all’interno degli ecosistemi terrestri. In particolare, il bilanciamento di idrogeno e ossigeno sarebbe un motore importante della chimica di un simile oceano, e sarebbe fondamentale per qualunque forma di vita dovesse abitarci”.

Nel loro studio, i ricercatori hanno calcolato la quantità di idrogeno che potrebbe essere prodotta dall’interazione tra l’acqua salata del suo oceano e le rocce del fondale, in un processo chiamato serpentinizzazione: una serie di reazioni chimiche che coinvolgono sostanze ossidanti e producono, oltre a diversi minerali di scarto, anche idrogeno liquido. Per comprendere in che modo questo processo può aver alterato la composizione chimica dell’oceano di Europa, i ricercatori hanno dovuto simulare le modifiche avvenute sul fondale del pianeta, che crepandosi per milioni di anni dopo la sua formazione ha continuato a esporre nuovi strati di roccia all’azione serpentinizzante dell’acqua.

Dai loro calcoli, le crepe del fondale di Europa dovrebbero estendersi fino a una profondità di circa 25 chilometri, molto più a fondo quindi dei cinque o sei chilometri che si osservano sul nostro pianeta. Una volta stabilita la presenza di idrogeno, spiega Vance, quel che manca per ottenere una composizione chimica adatta alla vita sono ossigeno e altre sostanze ossidanti, e in quantità paragonabili. Su Europa queste potrebbero arrivare dalla sua superficie ghiacciata, dove le radiazioni provenienti da Giovescindono le molecole di H2O, producendo ossigeno che viene poi assorbito dalle acque sottostanti. Le condizioni, concludono i ricercatori, sono quindi paragonabili a quelle presenti nei nostri mari.

Gli ossidanti provenienti dal ghiaccio sono come il polo positivo di una batteria, e le sostanze chimiche prodotte sul fondale, chiamate riducenti, sono come quello negativo”, chiarisce Kevin Hand, ricercatore del Jet Propulsion Laboratory che ha collaborato allo studio. “Quello che resta da comprendere è se esistano forme di vita e processi biologici che completano questo circuito, ed è per scoprirlo che la Nasa ha deciso di esplorare Europa”. La missione della Nasa infatti è già in fase avanzata di sviluppo, e l’agenzia dovrebbe lanciare una sonda in direzione della luna di Giove entro i prossimi 10 anni.

Articolo di Simone Valesini su: wired.it

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