La teoria che sfida la relatività di Einstein presto sul banco di prova sperimentale

Secondo un’équipe di scienziati, la velocità della luce potrebbe non essere costante come suggerito da Einstein. Un’assunzione che potrebbe essere presto messa alla prova

Einstein
(Immagine: Chung Sung-Jun/Getty Images)

È una delle basi della fisica moderna. L’assunzione secondo la quale la velocità della luce sia costante e fissata, per la precisione, a 299.792,458 chilometri al secondo (nel vuoto). Un pilastro su cui, tra le altre cose, Albert Einstein ha costruito l’intero edificio della sua teoria della relatività. E che, a dispetto di tutto questo, è stata appena messa in discussione da un’équipe di fisici dello Imperial College London e del Perimeter Institute canadese, guidata da Joao Magueijo: come raccontano sulle pagine della rivista Physical Review D, infatti, gli scienziati hanno ideato un banco di prova sperimentale (in sostanza: una previsione verificabile con un esperimento) per supportare l’ipotesi che la velocità della luce, nei primi istanti di vita dell’Universo, fosse molto maggiore rispetto a quanto non sia ora.

In particolare, spiegano i fisici, tutte le strutture che si osservano nello Spazio – stelle, galassie e pianeti, per esempio, si sono formate in seguito a cosiddette fluttuazioni di densità, cioè disomogeneità nella distribuzione della materia nell’Universo.

Tali fluttuazioni hanno lasciato una firma nella radiazione cosmica di fondo, una sorta di mappa della luce emessa dal giovane Universo. Gli autori del lavoro sono riusciti a calcolare quale dovrebbe essere l’indice spettrale della radiazione di fondo (una grandezza che descrive alcune proprietà fisiche delle onde) se la velocità della luce non fosse stata sempre costante. Tale indice, secondo queste previsioni, dovrebbe essere pari a 0,96478.

Il valore più preciso dell’indice spettrale che attualmente abbiamo misurato è di 0,968, con un certo margine di errore. Restringendo tale margine si potrà capire se la previsione di Magueijo è giusta o meno.

“La teoria della variabilità della velocità della luce”, ha spiegato lo scienziato, “formulata alla fine degli anni novanta, ha ora raggiunto una maturità tale da consentire l’elaborazione di previsioni verificabili. Se i prossimi esperimenti per misurare l’indice spettrale della radiazione cosmica di fondo si avvicineranno a tali previsioni, potrebbe essere necessario modificare la teoria della relatività di Einstein”. Staremo a vedere

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