La resurrezione di Gesù secondo Mel Gibson

Dopo la lunga contemplazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo – non si può altro che chiamare così il film di Gibson – il regista cattolico offre allo spettatore anche l’interpretazione della resurrezione di Gesù. Si tratta di pochi, intensi e significativi fotogrammi.

risorto_cammina

 

La sceneggiatura della resurrezione è sempre rischiosissima, perché nessuno era presente il mattino di Pasqua dentro il santo sepolcro e quindi non è possibile ricostruire con esattezza ciò che è avvenuto.
Tuttavia, come ha detto Giovanni Paolo II qualche anno fa, “non si può interpretare la Resurrezione di Gesù astraendo dall’ordine fisico” (Udienza generale del 25 gennaio 1989).
La resurrezione non è solo un’affermazione di fede, ma è anche un evento storico, che ha il suo “terminus a quo” ben radicato nella storia: il corpo inanimato di Gesù – unito alla divinità – che giaceva, avvolto nei lini funebri, in una tomba. A questo corpo, in un certo istante del tempo proprio della storia umana, si è riunita l’anima: ci troviamo anche – sebbene non solo – nell’ordine fisico, quindi in qualcosa di rappresentabile, qualcosa che si può cercare di rappresentare con verosimiglianza storica e non solo simbolicamente.

Ma come rappresentare ciò che nessuno ha mai visto?

Piero della Francesca, Resurrezione

Gibson ci offre una scena in cui le bende si afflosciano su se stesse e un uomo cammina con ben visibili ancora il segno delle ferite della passione. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto si tratta di vangelo puro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho” (Lc 24,38-39) “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!” (Gv 20,27)
Per quanto riguarda invece le bende che si afflosciano, Gibson segue una traduzione di Gv 20, 6-8 meno nota ma grammaticalmente ben fondata.
Confrontiamo il testo della CEI, a cui siamo abituati, con un’altra possibilità di traduzione:

Bibbia CEI: ” Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Altra possibilità: “… e osservò i pannilini giacenti (appiattiti) e il sudario, che era stato posto sul capo di Lui, non afflosciato indistintamente insieme ai pannilini (oppure: giacente, non un tutt’uno coi pannilini, ma per conto suo), rimasto riavvolto nella stessa ubicazione (in cui era stato avvolto). Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”.

Vediamo la differenza tra le due traduzioni. Sul capo di Gesù era stato messo un sudario (infatti il volto di Gesù era molto sfigurato); secondo la prima e più comune traduzione Giovanni e Pietro vedono il sudario ripiegato in un luogo a parte rispetto alla sindone; invece, secondo l’altra ipotesi, i due apostoli vedono i panni riavvolti su se stessi e, all’interno della sindone, nella stessa ubicazione in cui era stato avvolto (cioè in corrispondenza del capo di Gesù), il sudario.
Questo rinvenimento esclude l’ipotesi del furto del cadavere di Gesù, già sospettato da Maria Maddalena (Gv 20,2: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”); infatti sarebbe stato impossibile ricomporre artificialmente i lini in maniera tale da lasciare ripiegato il sudario all’interno della sindone, e per giunta in corrispondenza del volto.
Il ritrovamento dei lini ripiegati su se stessi in questo modo – proprio perché cosa impossibile a ricostruirsi artificialmente -, fece sì che Pietre e Giovanni credessero alla resurrezione ed escludessero l’ipotesi di furto, avanzata molto ragionevolmente da Maria Maddalena e temuta dai discepoli: che cosa ci sarebbe stato di meglio per il Sinedrio che far rubare il Corpo di Gesù e – una volta che gli apostoli avessero ritrovato il sepolcro vuoto e avessero detto “È risorto” – mostrare il cadavere dicendo “Eccolo qui il vostro risorto!”
Da un punto di vista puramente grammaticale, forse non ci sono prove decisive per scegliere la seconda traduzione rispetto alla più consueta (sono entrambe possibili). Ma la coerenza interna del racconto (il timore del furto che viene escluso e il fatto di credere dopo aver visto i lini ripiegati) propende nettamente a favore di questa seconda ipotesi: solo questa infatti dà ragione del fatto che, storicamente – tutto d’un tratto -, svanisce dal cuore degli apostoli la paura del ragionevolmente temuto furto del cadavere; e ciò coincide con l’impossibilità da parte del sinedrio di produrre il corpo di Gesù.
E mentre le menti dei primi compagni del Signore sono liberate dal timore del furto del corpo del loro Maestro, il sinedrio spiazzato è costretto a “montare” quella “diceria” che “si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi” (Mt 28,16), ovvero il furto del cadavere da parte dei discepoli.
Non e pensabile a un furto con destrezza (una guardia armata romana non può non accorgersi della manomissione del sepolcro: ci sarebbe voluta l’anestesia totale dei soldati): non c’è traccia poi di colluttazione o di furto con violenza (ogni minimo indizio in questo senso sarebbe stato un argomento a favore del sinedrio).
Il sinedrio spiazzato si è trovato costretto a formulare la ridicola accusa del furto: ai soldati della guardia non conveniva raccontare della resurrezione o di fatti misteriosi, rischiando così la pena di morte (sarebbe stato facile accusare i soldati: “Eravate ubriachi e così vi siete inventati la storia della resurrezione…”. Conveniva loro piuttosto accettare la di essere corrotti, perché, se fossero stati processati, avrebbero rischiato la condanna a morte: era meno rischioso tacere e non essere processati. Anche al Sinedrio non conveniva far processare i soldati, per evitare che al processo questi parlassero di resurrezione, con gran clamore tra il popolo. Se era stato facile far condannare Gesù perché era ebreo, sarebbe stato difficile far condannare dei soldati romani. I responsabili morali dell’uccisione di Gesù furono dunque costretti a scegliere la soluzione meno clamorosa, il silenzio accompagnato dalla calunnia.
Le bende funebri di Gesù, perfettamente intatte e ripiegate, confortano la nostra fede e smentiscono ogni falsità sulla resurrezione del nostro Salvatore: Mel Gibson non è solo dunque il regista della Passione di Cristo, ma anche della Sua credibilissima Resurrezione

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