La Pompei dell’Indonesia: un villaggio perduto ai piedi del Tambora

Nel 1980, nei pressi di un piccolo villaggio sull’isola di Sumbawa in Indonesia, una società commerciale cominciò un’operazione di dragaggio di frammenti di ceramica e ossa.
Altri abitanti di Pancasila cominciarono a trovare monete, frammenti di ottone e legno carbonizzato, tutti sepolti sotto uno spesso strato di depositi vulcanici.

Credit: Rik Stoetman

I reperti non erano lontani dalla base del Tambora, il noto vulcano che nel 1815 produsse la sua più grande eruzione, tanto da determinare cambiamenti climatici a scala globale. In una sola sera, il Tambora distrusse l’intero villaggio posto ai suoi piedi, e nell’anno successivo, determinò l’anno senza estate.  Agendo sulla scoperta di questi reperti, nel 2004, il vulcanologo Haraldur Sigurdsson dell’Università di Rhode Island, ha iniziato a studiare la giungla che ormai avvolge l’area,  utilizzando un tipo particolare di Radar. Egli individuò una casa completa sepolta sotto 2-3 metri di flussi piroclastici. Pur essendo stata interamente carbonizzata, la sua forma era ben conservata, rendendo possibile distinguere travi e pavimenti di bambù.
Gli artefatti trovati all’interno della struttura, includevano della porcellana cinese, strumenti in ferro e ciotole di rame, oltre alle ossa di due vittime: uno scheletro completo, trovato accanto al focolare in cucina, e la seconda, gravemente danneggiata, identificabile solo attraverso la gamba e la vertebra, trovata sotto il portico. Grazie alle scoperte del vulcanologo, gli scavi sono andati avanti sotto la direzione del Dr. M. Geria dell’Istituto Bali per l’Archeologia.

Raffigurazione dell'eruzione del Tambora

Nel 2008 è stata la volta di un’altra abitazione contenente uno scheletro maschile seduto in posizione eretta, ornato con una scatola di tabacco di rame legato alla sua vita e insieme ad una lancia cerimoniale al suo fianco. Portava anelli con pietre preziose, un braccialetto al polso, e una grande collana in ottone intorno al collo. Durante la stagione di scavo del 2009, fu scoperta un’altra casa carbonizzata, questa volta con un corpo disteso, appena fuori, sotto le macerie vulcaniche, con il braccio sinistro tenuto fino alla testa, forse in un tentativo (fallito) di proteggersi dalla caduta della pomice. Nel 2011 si è aggiunta un’altra abitazione. “Sulla base dei reperti rinvenuti, in particolare oggetti in bronzo e vari gioielli, l’evidenza ha suggerito che il villaggio fosse abitato da ricchi o da un’élite cresciuta in agiatezza attraverso il commercio”, dice Emma Johnston, un membro della squadra investigativa e dottorando alla Bristol University. I principali ricercatori di questo studio, e non solo, sperano di apprendere sempre di più da questo regno sepolto, che stimano potesse essere abitato da 10.000 abitanti. I vulcanologi e gli archeologi inoltre, sperano di scoprire la dinamica degli eventi che li ha portati alla morte. Evidenze stratigrafiche hanno chiarito che le vittime erano nelle proprie abitazioni quando si verificò l’accumulo di materiale, causando il crollo delle strutture ed intrappolando ed uccidendo i residenti. La squadra investigativa riprenderà i lavori nel prossimi mesi, ed avranno il loro bel da fare in futuro: “Gli scavi finora hanno solo scalfito la superficie”, afferma Johnston. “I ricchi reperti suggeriscono che c’è molto di più da scoprire nel sito”, ha concluso il ricercatore. Un articolo dettagliato circa l’eruzione e gli scavi del villaggio perduto del Tambora, sarà pubblicato nel numero di giugno della rivista Popular Archaeology.

fonte: meteoweb.eu

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