La pioggia delle Perseidi

Ogni estate, giornali e notiziari televisivi tornano puntualmente, tra le altre amenità stagionali, a parlare di Perseidi e “stelle cadenti”. Anch’esse annunciate dai più in toni talmente magniloquenti da provocare nell’osservatore (quasi sempre deluso da quelle due o tre “stelline” che riuscirà poi a scorgere) un moto di dispetto nei confronti di: …questi astronomi, che non ne indovinano mai una…

perseidi2Anche l’anno scorso lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative indotte dai media, e non poche persone si saranno chieste allora se anche questo non sia un segno dei tempi che cambiano. Non erano forse innumerevoli le “lacrime di San Lorenzo” viste nell’infanzia? Non ne parlavano i nonni come di un avvenimento straordinario e quasi pauroso? E poi, perché questo cambiamento di data, addirittura il 12 del mese? Non aveva forse scritto il Pascoli la famosa poesia del X agosto, giorno appunto di San Lorenzo?

Domande del tutto legittime, a cui non è però possibile dare una risposta senza prima annoiare il lettori, specialmente i più avveduti, con una breve digressione scientifica. Tutti i corpi che appartengono al Sistema Solare (pianeti, asteroidi, comete) orbitano attorno al Sole su orbite più o meno circolari (pianeti e asteroidi) o molto allungate (le comete).
Queste ultime, costituite come sono da polveri e rocce tenute insieme da un mantello di ghiaccio, con l’avvicinarsi al calore della nostra stella cominciano a perdere materiale che viene disperso lungo tutto il percorso orbitale.

Immaginatevi uno scenario cosmico dove migliaia di questi corpi ghiacciati (non molto grandi, 10-50 km di diametro), nel corso di milioni di anni penetrano dallo spazio esterno (la cosiddetta Nube di Oort) fino al cuore del Sistema Solare. Alcuni girano intorno alla boa del Sole e tornano per sempre da dove sono venuti; altri, “catturati” dal campo gravitazionale dei pianeti più massicci, si chiudono invece in orbite allungatissime (come la famosa Halley) e tornano a visitarci secondo periodi che vanno da pochi anni a centinaia di secoli. Tutti lasciandosi dietro questa lunga scia di polveri, a tracciare il loro percorso.
E immaginiamo anche che la nostra Terra, nel corso della sua rivoluzione intorno al Sole, finisca per attraversare uno di questi sentieri polverosi (la cui larghezza, peraltro, è dell’ordine delle decine di milioni di chilometri).
Che cosa accadrebbe?
Semplicemente questo: miliardi di minutissime particelle colliderebbero con l’atmosfera terrestre (proprio come uno sciame di moscerini investito da un camion), a velocità variabili, secondo la geometria dell’incontro, tra 10 e 70 km al secondo. La più parte vaporizzerebbe istantaneamente, mentre le più grandi (tipicamente granuli di pochi millimetri di diametro) si renderebbero visibili dalla Terra per la luminosità sviluppata dall’attrito con gli strati più alti dell’atmosfera (a 90/120 km di altezza). E come l’autista di quel camion vedrebbe lo sciame di moscerini provenire da un punto davanti a sé, e poi aprirsi a ventaglio, allo stesso modo lo sciame di meteore apparirebbe all’osservatore: una serie di scie luminose apparentemente provenienti da un punto ben preciso della volta celeste, chiamato radiante.

Tutto questo succede per le Perseidi (che prendono il nome dalla costellazione del Perseo, dove si proietta il loro radiante), ma anche per le decine di altri sciami: tutti “sentieri polverosi” che la Terra incrocia ogni anno alla stessa data nel corso del suo giro intorno al Sole. Le Perseidi il 12 agosto, le Leonidi il 17 novembre, ecc.

Stelle_cadenti

Ma, proprio sempre alla stessa data? Bene, a quanto pare siamo arrivati a dare la prima risposta, e dobbiamo in qualche modo rassegnarci: la massima intensità dello sciame delle Perseidi, che già oggi non coincide più con il giorno di San Lorenzo, con il passare degli anni si allontanerà sempre più da quella ricorrenza, al ritmo di quasi 1,5 giorni ogni secolo. Così come tutte le altre “piogge”, che andranno man mano ritardando la loro apparizione. Le Perseidi dell’anno 3000 si attenderanno pressappoco verso la fine di agosto…

Il fenomeno è simile a quello che da parecchio tempo fa l’infelicità degli astrologi “scientifici”, scombinando la corrispondenza tra segno zodiacale e periodo dell’anno. Siete dello Scorpione, e giustamente pensate che alla vostra nascita il Sole si trovasse in quella costellazione? Nient’affatto, il Sole si trovava invece nella Bilancia! E questo vale per tutti i segni, che in più di 2000 anni si sono tutti spostati di una “casa”. Con buona pace dei venditori di oroscopi, che comunque fanno finta di niente (o peggio, tentano di rimediare) e continuano a comminare sciocchezze come se vivessero ai tempi di Aristotele, quando i cieli si credevano immutabili e incorruttibili.
Il fenomeno astronomico che provoca tutto questo, come detto nella scheda a fianco, si chiama “precessione”, ed è dovuto al lentissimo variare dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra.
Tornando alle Perseidi, dobbiamo ancora dare una risposta alla seconda domanda, che possiamo così riassumere: perché i media continuano a parlare di “pioggia” di meteore? In quella notte alzo gli occhi al cielo e non mi pare di scorgerne più di una decina in ore di osservazione… Del resto è anche vero che in passato mi sembravano molte di più, e i racconti dei nonni parlavano di…”
Allora, chi si pone simili interrogativi sta in realtà affrontando due problemi differenti Al primo possiamo rispondere che la consistenza di queste “piogge” è quasi totalmente imprevedibile.
E’ vero che ogni anno, nello stesso periodo, la Terra attraversa lo sciame di particelle, ma è anche vero che non sempre incontra la stessa densità di materia. Le particelle, sempre all’interno del famoso sentiero di polveri, possono addensarsi e diradarsi in maniera del tutto casuale, rendendo problematica qualsiasi predizione quantitativa. Non fidatevi quindi di chi annuncia: stanotte ci sarà uno spettacolo eccezionale. Chi lo dice non è sicuramente un astronomo.
E d’altra parte, ennesima delusione, lo sciame delle Perseidi non ha mai prodotto, almeno in epoca di sicura documentazione, “spettacoli eccezionali”. Ma allora, da dove viene il mito delle Perseidi, l’attesa per questa notte “famosissima”?
Certo, è la pioggia di meteore più antica, e ne parlarono gli annali cinesi e coreani già parecchi secoli fa (“Non si poterono numerare tutte le stelle che apparvero”, scriveva Ma-tuan-lin nell’anno 830), è stata tramandata dalla tradizione popolare nel ricordo di un martire cristiano (vedi scheda), ed è anche quella più comodamente osservabile, in un mese in cui tutto invita alla ricerca di spazi aperti e di fresche visioni notturne, ma…
Cerchiamo una possibile soluzione. Ricordate come poco sopra abbiamo accennato al fatto che ogni sciame di meteore è stato originato da una propria cometa “madre”? L’astronomo Giovanni Schiaparelli fu il primo ad appurare questa correlazione, e proprio in occasione del passaggio della cometa progenitrice delle Perseidi: la Swift-Tuttle.
Correvano gli anni del Risorgimento e dell’unità d’Italia, e i fatti storici si rincorrevano nella successione di date che ogni bravo alunno avrebbe in seguito dovuto imparare a memoria. Ma anche gli avvenimenti astronomici, di solito così apparentemente estranei ad ogni coinvolgimento con le umane vicende, si possono meglio comprendere con un minimo di cronologia. Fate attenzione:

  • 1862 (agosto)- passa al perielio la cometa Swift-Tuttle.
  • 1866 – Giovanni Schiaparelli (1835-1910), proprio sulla base di quel passaggio, dimostra la correlazione tra sciami meteorici e comete: “Il primo caso constatato fu la relazione da me trovata fra le Perseidi del 10 agosto e la splendida cometa del 1862: secondo venne il caso, notato da Peters, delle Leonidi di novembre e della cometa del 1866. Il terzo caso fu notato da Galle e da Weiss ed accenna ad un legame fra la prima cometa del 1861 e la pioggia meteoritica del 20 aprile. Finalmente il quarto roguarda la cometa di Biela, la cui relazione con certe meteore anteriormente osservate era già stata fin dal 1867 notata da d’Arrest e da Weiss, e fu splendidamente confermata ed illustrata dalla bella pioggia meteoritica del 27 novembre 1872”.
  • 1867 (10 agosto) – Muore in circostanze tragiche Ruggiero Pascoli, il padre del poeta Giovanni Pascoli.
  • 1891 – Giovanni Pascoli (1855-1912) pubblica Myricae, la raccolta di versi dove in una successiva edizione (1896) compare la famosa poesia “X agosto”.

Dalle vicende che s’intrecciano nel corso di questi trent’anni si origina secondo noi tutta la misteriosa suggestione della ricorrenza di San Lorenzo.
pascoliIl piccolo Giovanni ha solo 12 anni quando gli viene ucciso il padre. La stessa notte assiste ad una pioggia di stelle forse più copiosa del solito, visto che pochi anni prima il passaggio della Swift-Tuttle aveva sicuramente apportato nuove polveri allo sciame. Da pochi mesi Schiaparelli aveva svelato il meccanismo delle stelle cadenti, ma questo Giovanni non può saperlo: assiste ad una manifestazione cosmica, sotto i cieli scurissimi della Romagna di allora, che lo riempie di stupore e che segnerà per tutta la vita il senso della sua poesia. Da grande, se ne ricorderà scrivendo “X agosto”, una lirica che passerà poi nell’immaginario collettivo delle generazioni seguenti (sono particolarmente grato al poeta italiano, anche per aver dedicato una meno nota poesia al mio avo Geo Chavez, caduto sulle Alpi il 1910, quando ancora brillava in cielo la cometa di Halley).
Nasce il mito recente delle Perseidi, l’attesa della Notte di San Lorenzo, che resisterà nel tempo anche a lunghi periodi di debole attività meteorica.
E potremmo finire qui, se non fosse che dobbiamo ancora dar conto di quel secondo interrogativo, la cui risposta potrebbe stare tutta in quella frase apparentemente innocua nella sua banalità: …sotto i cieli scurissimi della Romagna di allora…
Perché è vero, sebbene la fama delle Perseidi poggi quasi esclusivamente su una suggestione scientifico-letteraria, c’è da dire che non si è molto lontani dal vero nel ostinarsi a ricordare tempi migliori, quando le meteore sembravano davvero sfrecciare copiose. Non è il solito velo del tempo che migliora il passato, ma il confronto tra osservazioni compiute da cieli abitati un tempo soltanto da stelle e quelle di cui dobbiamo accontentarci oggi, condotte in un ambiente ormai degradato dall’inquinamento luminoso.
Se non proprio dalla periferia, dal centro di una città è possibile scorgere soltanto il dieci per cento delle meteore che ci apparirebbero da una località non soffocata dalla stupida abitudine di illuminare inutilmente qualsiasi cosa: palazzi, discoteche, strade. Perfino i monumenti, per un malinteso senso culturale.
Ma l’illuminazione che ecceda le normali necessità sociali, come è già stato scritto su questa rivista, non è cultura. Al contrario, è segno di prevaricazione verso l’ambiente naturale: una infantile e piuttosto volgare rivalsa su epoche passate, segnate dalla povertà energetica.
Ricordiamocene tutti, quando dopo il prossimo appuntamento di agosto o anche quello con le Leonidi del 17 novembre, storceremo il naso dicendo…ah, questi astronomi…

tratto da: http://www.tanogabo.it/la_pioggia_delle_perseidi.htm

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