La leggendaria Torre di Babele

La splendida città di Babilonia era situata lungo il corso originario del fiume Eufrate, nei pressi della moderna Hilla e a sud di Baghdad. La città sorgeva nella regione mesopotamica delle ziggurat, come quella di Ur. di Aqar Quf e, ad est, quella di Choga Zanbil, vicino a Susa.

La splendida città degli antichi Babilonesi era famosa per il tempio che si innalzava proprio al centro.
Cos’era la Torre di Babele?
Chi la costruì?
Qual era la funzione delle ziggurat, le torri-tempio?
E quale fu la fine di Babilonia?

Allora tutta la Terra aveva un linguaggio e usava le stesse parole. Ora, avvenne che, emigrando dall’Oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennar e vi abitarono… E dissero: Orsù, edifichiamoci una città e una torre con la cima che guarda verso il cielo…‘. Così comincia, nel libro della Genesi, la storia della Torre di Babele, costruita dai discendenti di Noè.
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre…‘ e comprendendo che, finché avessero parlato tutti lo stesso linguaggio, nulla avrebbe impedito loro di condurre a termine qualsiasi impresa si fossero prefissi, li afflisse con la confusione delle lingue affinché non si intendessero più gli uni con gli altri, e li disperse sulla faccia di tutta la Terra. Questa curiosa leggenda fonde due miti del tutto separati. Uno narra che il genere umano eresse una torre per raggiungere il cielo e fu punito per la sua presunzione, mentre l’altro spiega la molteplicità delle lingue.
Il secondo fu riallacciato al primo forse solo per la somiglianza tra il nome Babele, dal babilonese Babili, che significava ‘la porta di Dio‘, e baiai, un termine ebraico equivalente a ‘confusione‘. Ma perché, fra tutte le ziggurat della Mesopotamia (‘la terra di Sennar’) che avrebbero potuto ispirare la storia della torre, fu scelta proprio quella di Babilonia? Indubbiamente perché il libro della Genesi prese forma durante la cattività babilonese degli ebrei, che ebbe inizio nel 597 a.C.


L’ascesa di Babilonia

Babilonia, sita nei pressi della moderna Hilla, a sud di Baghdad, all’altezza dei tratti navigabili centrali del fiume Eufrate, era già molto antica quando gli ebrei sedevano vicino all’acqua e ricordavano Sion. I primi riferimenti ad essa risalgono al terzo millennio a.C., sebbene Babilonia sia divenuta un centro importante solo quando gli invasori semiti giunti da occidente ne fecero la loro capitale.
Fu il sesto re di questa nuova dinastia semitica, Hammurabi (1792-1750 a.C.) ad erigere la prima ziggurat di Babilonia. Egli estese il suo potere a tutta la Mesopotamia e sotto di lui la città visse un periodo di grande fioritura culturale. La letteratura, la matematica, l’astronomia e l’astrologia erano in pieno rigoglio, al pari del diritto. A Susa, dove fu trasportata verso il 1600 a.C. dai conquistatori elamiti, venne rinvenuta una stele di diorite nera. Attualmente conservata al Louvre, su di essa è iscritto il Codice di Hammurabi, da lui promulgato agli inizi del suo regno. Fu proprio questo codice giuridico a ispirare la famosa legge ebraica del taglione: occhio per occhio e dente per dente. Una spedizione tedesca condotta dall’architetto Robert Koldewey compì degli scavi a Babilonia tra il 1899 e il 1917. Per orientarsi fra i cumuli di terra che ne coprivano le rovine, la squadra disponeva delle iscrizioni della leggendaria città lasciate da alcuni autori classici, in particolare quelle dello storico greco Erodoto, che visitò Babilonia verso il 460 a.C., e di Ctesia, il medico del re persiano Artaserse II.
‘Essa supera in splendore qualsiasi città del mondo conosciuto’, scrisse Erodoto, mentre per gli autori biblici Babilonia era la quintessenza del lusso e dello scadimento morale. Ma la Babilonia di Erodoto, le cui rovine sono ancora oggi visibili, non era quella di Hammurabi; dopo la morte di questi, avvenuta nel 1750 a.C., la città infatti decadde e languì per un migliaio d’anni sotto la morsa di varie grandi potenze, e in particolare degli Ittiti e degli Assiri.
Poi, nel 604 a.C, fu fondato un nuovo Impero Babilonese, e il suo secondo re, Nabucodònosor, fece di Babilonia la più bella città della terra.

La storia della torre costruita dai discendenti di Noè per raggiungere il cielo ha ispirato molti artisti. Forse la raffigurazione più particolareggiata che ne sia stata data è quella del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio nel suo dipinto La costruzione della torre di Babele del XVI secolo.

La Casa delle Fondamenta del Cielo e della Terra

La Babilonia di Nabucodonosor era immensa, secondo i criteri antichi. Si estendeva su 2,6 km quadrati ed era divisa in due dal fiume Eufrate. Sua meraviglia principale, secondo Erodoto, erano le mura, larghe abbastanza per consentire il passaggio a due carri trainati da quattro cavalli. E Koldewey riportò effettivamente alla luce delle mura che corrispondevano a questa descrizione.
L’archeologo disseppellì anche un ampio viale, la Via delle Processioni, largo 19 m e pavimentato con lastre di calcare bianco e breccia rossa.
Su ciascun lato della strada vi era un muro ricoperto con ceramiche azzurre e adorno di 60 rilievi di leoni – emblema della dea Ishtar.
La Via delle Processioni passava attraverso la Porta di Ishtar e raggiungeva il tempio ricostruito da Nabucodònosor e dedicato a Marduk, il dio più importante della città, contenente all’interno una vasta sala interamente rivestita d’oro.

Al di là del tempio si innalzava la colossale ziggurat, rifatta dal re con otto o nove piani – per un’altezza di un centinaio di metri. Una tripla fuga di gradini conduceva al secondo piano, mentre agli altri si accedeva mediante rampe. Erodoto riferì che in cima alla torre vi era un tempio completamente vuoto a eccezione di un grande divano affiancato da un tavolo d’oro. ‘I Caldei dicono -ma non ci credo – che il dio in persona è solito visitare il tempio e riposarsi sul divano…’.
Erodoto riteneva forse che proprio qui venisse consumato ogni anno, durante i festeggiamenti dell’Anno Nuovo, il Sacro Matrimonio tra il dio e la dea della città. È tuttavia più probabile che l’evento avesse luogo in uno dei templi.
Di questa gigantesca ziggurat, chiamata dai Babilonesi ‘Etemenanki’, la Casa delle Fondamenta del Cielo e della Terra, ma denominata Torre di Babele’ dagli ebrei fatti prigionieri da Nabucodonosor, resta oggi solo qualche rovina.

Vista aerea dei resti di una ziqqurat di circa 10 m di altezza (il “Monte rosso”) che si trova nel sobborgo di Babilonia, Homera; un mucchio di mattoni inzuppato di acqua, ma la forma di ziqqurat (un quadrilatero) è ancora visibile

Lo storico greco Erodoto dichiarò nel V secolo a.C. che la città di Babilonia superava in splendore tutte le altre. Eppure 700 anni dopo essa fu abbandonata.
Allorché l’architetto Robert Koldewey giunse a Babilonia nel XIX secolo, tutto ciò che vi trovò fu una massa di mattoni di fango in rovina. Eppure era consapevole che là sotto giaceva non solo la Torre di Babele, ma si celavano anche i Giardini Pensili di Babilonia, una delle Sette Meraviglie del Mondo.
Costruiti su terrazze e ricchi di fiori ed alberi da frutto, i giardini furono presumibilmente edificati da Nabucodonosor per compiacere la consorte, ricordandole le montagne della sua terra natale.

La caduta di Babilonia

Dopo la morte di Nabucodonosor la potenza di Babilonia venne rapidamente meno. Il suo ultimo re, Nabònide (556-539 a.C.), visse nel deserto mentre suo figlio Baldassarre governava come reggente.
A un banchetto in uno dei grandi palazzi della città Baldassarre ebbe l’ardire di usare i vasi d’oro e d’argento razziati dal Tempio di Gerusalemme. Una mano apparve e scrisse delle misteriose parole sul muro che nessun veggente era in grado di interpretare. Fu allora mandato a chiamare il profeta Daniele, che lesse: ‘mene, mene, tekel uphar-sin’ (‘contati, contati, pesati e divisi’) – un avvertimento che Baldassarre stava per perdere il suo regno. E del resto gli stessi Babilonesi potevano vedere la scritta sul muro. Nel 539 a.C. Ciro il Grande conquistò la città e Babilonia entrò a far parte dell’Impero Persiano.
Ciro e i suoi immediati successori si preoccuparono di mantenere in buono stato gli edifici religiosi, ma i re seguenti si sottrassero al compito.
Più ancora che dalla distruzione parziale nel 482 a.C., attuata da Serse quale rappresaglia, la città fu danneggiata da decenni di incuria.
Poco alla volta i palazzi si deterioravano e crollavano. All’epoca in cui Alessandro Magno concepì il progetto di fare di Babilonia la sua capitale, la gigantesca ziggurat non poté più essere ricostruita, nonostante la volontà del sovrano. E allorché Settimio Severo, imperatore romano dal 193 al 211 d.C., si recò a visitare quella che era stata una città leggendaria, trovò Babilonia ormai deserta.

tratto da: http://www.tanogabo.it/torre_Babele.htm

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