La donna vestita di sole

Una delle melodie mariane più popolari ha un avvio che in latino suona così: Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te, Tutta bella sei, Maria, e in te non c’è la macchia originale” del peccato.
La frase, che esalta l’Immacolata Concezione di cui celebriamo i 150 anni dalla sua proclamazione ufficiale, fatta da Pio IX nel 1854, è la rielaborazione di un versetto del Cantico dei cantici in cui l’amato dice alla sua donna: “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia!” (4,7).
La rilettura mariana del Cantico era iniziata nel Medio Evo ed era il segno di una prassi diffusa che coinvolgeva altri testi biblici.
Per l’Immacolata Concezione fu adottato un altro passo della S. Scrittura, oltre a questo del Cantico e a quello di Genesi 3,15 che abbiamo avuto occasione già di commentare. Si tratta di Apocalisse 12,1, un versetto divenuto celebre anche nella storia dell’arte sacra: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle“. Forse l’autore dell’Apocalisse pensava alla Chiesa al cui interno Cristo nasce continuamente attraverso la Parola e l’Eucaristia. Tuttavia era facile e spontanea anche la trasposizione mariana operata dalla successiva tradizione ecclesiale: la donna è la madre pura e feconda che genera il Figlio Salvatore.
Contro di essa si scatena il male personificato dal drago demoniaco (ritorna il segno del serpente come in Genesi 3,15). Il suo colore è rosso sangue perché provoca violenza, guerra e oppressione. Con le sue sette teste, le sue dieci corna, segno di potenza orgogliosa, con le sue sette corone rappresenta la brutalità del potere, soprattutto di quello imperiale romano. L’azione del drago è sacrilega, è una sfida al cielo: la sua coda possente, infatti, abbatte le stelle del cielo, luogo divino.
Forse si allude ai fedeli strappati dalle imprese sataniche alla loro comunione con Dio; altri pensano all’apostasia degli angeli ribelli. Certo è che Giovanni attribuisce a Satana un potere soprannaturale. Ma il racconto ha il suo acme proprio nel conflitto che si apre tra il drago demoniaco e la donna col suo figlio neonato. Lo scontro tra Bene e Male è aperto. Il figlio partorito dalla donna è descritto come il re-Messia contro cui si accanisce Satana.
Ma Dio protegge la Madre e il Figlio da quell’assalto. “Appena scaraventato a terra, il drago si avventò sulla donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma la donna ricevette da Dio due ali di grande aquila per volare nel deserto, nel rifugio preparatole per essere nutrita lontano dal serpente. Il drago vomitò dalla sua bocca contro la donna un fiume d’acqua per poterla travolgere con le sue acque impetuose. Ma la terra venne in soccorso della donna: si aprì una voragine e il fiume dalla bocca del drago fu inghiottito” (Apocalisse 12,13-16). Dio crea per la donna una via di salvezza raffigurata simbolicamente nelle ali di aquila: è per questo che Maria in certe antiche raffigurazioni dell’Apocalisse era disegnata con le ali.
Nel XII sec. uno scrittore cristiano, Adamo di S. Vittore, riprendeva così l’immagine del c. 12 dell’Apocalisse: “Come il sole fa impallidire la luna e la luna le miriadi di stelle, così Maria, ineguagliabile, riluce su tutta la creazione“. Bellezza e candore immacolato di Maria vengono celebrati attraverso l’immagine della donna “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle“.
Nascono, così, le famose “Immacolate”, statue o pitture che, a partire dal tardo XVI sec., trionferanno nell’iconografia mariana: alla falce di luna sotto i piedi della Vergine si aggiungerà il serpente della Genesi, identificato col drago dell’Apocalisse. Esso s’avvinghia sul globo terrestre che sorregge la falce di luna sulla quale svetta Maria, raggiante di luce, col Bambino in braccio. Essa è illuminata dai raggi di un sole nascosto alle sue spalle, simbolo divino e messianico, mentre le dodici stelle che fungono da aureola o corona incarnano le dodici tribù d’Israele e gli apostoli.

L’immagine di Maria come donna dell’Apocalisse rimase, così, stampata nella mente popolare. Petrarca inizia la sua celebre canzone alla Vergine, con questi versi famosi:

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sì che in te sua luce ascose…“.

E Savonarola inizia così il suo sonetto Ad Virginem:
Salve, Regina, virgo gloriosa,
ne la cui fronte el Sol sua luce prende,
Madre di quel a cui l’onor si rende,
e del suo Padre dolce figlia e sposa…“.

Davanti a questa icona dell’Immacolata eleviamo anche noi la nostra lode e la nostra supplica. Nella lotta tra il bene e il male la Madre purissima di Cristo è un segno di speranza. La sua fragilità di donna incinta è in realtà potenza e fecondità che si erge contro il drago del male e della violenza. Essa ci invita a schierarci con lei e a non temere, anche se i flutti del fiume descritto dall’Apocalisse ci assediano e sembrano inghiottirci. Ci rivolgiamo, allora, a lei con le parole di Pietro il Venerabile, abate di Cluny, morto nel 1156.

Saluto te, Vergine benedetta, che hai sconfitto il male,
sposa dell’Altissimo e madre del dolce Agnello;
tu regni nei cieli e salvi la terra.
Verso te tendono gli uomini
mentre i demoni ti temono…
Sei la regina degli angeli, la speranza nel Dio dei secoli,
luogo di riposo del re e seggio della divinità.
Sei la stella che brilla a oriente
e dissipa le tenebre d’occidente,
l’aurora che annunzia il sole
e il giorno che non conosce notte.
Tu hai generato colui che ci genera;
fiduciosa come una madre che adempie al suo dovere,
riconcili gli uomini con Dio.

di Gianfranco Ravasi

tratto da: http://www.tanogabo.it/religione/la_donna_vestita_di_sole.htm

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