Il serpente di Kekulé

articolo di Lucius Etruscus

Agli inizi dell’800 le notti londinesi brillavano a tutto regime. Per farlo, usavano un gas estratto dalle balene che, compresso, diventava luminescente. Analizzato per la prima volta dal famoso scienziato Michael Faraday, questo gas prese in seguito il nome di “benzene”. Ma qual’è la sua formula chimica di struttura?
Molti scienziati provarono a studiarla senza successo, così quando Friedrich August Kekulé nel 1865 pubblicò un articolo in cui esponeva la formula chimica, ci fu un’ovazione dell’ambiente accademico. Il disegno di Kekulé era un semplice esagono: i sei atomi di carbonio del benzene, con relativi atomi di idrogeno, erano disposti in una fila composta.
Ma come ci era arrivato Kekulé? Che metodi aveva usato?

Friedrich August Kekulé von Stradonitz

Friedrich August Kekulé von Stradonitz

Lo scienziato tedesco fu tra i più illustri del suo tempo: non vinse il premio Nobel perché all’epoca non esisteva, ma ben tre dei suoi allievi lo vinsero.
Forse fu attribuito ad una certa eccentricità il fatto che Kekulé non volle subito svelare il proprio metodo di ricerca. Ma neanche in seguito lo scienziato volle mai aprirsi su questo punto…

Passsarono i decenni e Kekulé invecchia, ma l’ambiente scientifico non lo dimenticherà mai. La notte del 1860, per festeggiare i 25 anni della scoperta della formula chimica, si organizzò una grande festa in onore del vecchio scienziato. Durante la festa, pressato dalle continue richieste del pubblico, alla fine Kekulé cedette e raccontò il suo metodo di ricerca, non senza mostrare un certo imbarazzo.
Il suo metodo, infatti, era stato… il sogno!
Una notte di 25 anni prima, infatti, lo scienziato si addormentò mentre studiava il benzene: sognò dei serpenti che si rotolavano fra di loro, finché non si misero tutti in fila a formare un esagono. Lo scienziato si svegliò di colpo: l’idea dell’esagono lo aveva fulminato! Prese i suoi appunti e passò il resto della notte a lavorare: il mattino dopo aveva in mano la formula che a volte viene anche chiamata “il serpente di Kekulé”.
Il pubblico rimase estasiato da questa storia, la quale venne raccontata (in varie versioni) nel corso di tutto il secolo successivo: non sempre la ricerca si fa quando si è vigili… bisogna anche dormire!

Dispiace rovinare la poesia di questa storia, ma nel 1984 due professori universitari, John Wotiz e Susanna Rudofsky, vollero approfondire un punto preciso: perché per 25 anni Kekulé tacque questa storia così poetica? Va bene, non sarà un metodo di ricerca ortodosso, ma non c’è niente di disonorevole, anzi: come mai lo scienziato si tenne in tasca un aneddoto così irresistibilmente affascinante?
I due professori andarono negli archivi del materiale di Kekulé, all’Università di Darmstadt, e si tuffarono alla ricerca di qualche indizio. Trovarono un documento interessate: nel 1854 Kekulé scrisse ad un editore tedesco consigliandogli di tradurre e pubblicare un interessante saggio scientifico di un chimico francese, Auguste Laurent (1807-1853). Quattro anni dopo, nel 1858, una pubblicazione scientifica di Kekulé citava di nuovo questo saggio di Laurent, e soprattutto pagina 408. Stranamente, però, negli anni a venire Kekulé non citò mai più né quel saggio né il suo autore.
I due professori andarono alla ricerca del testo di Laurent, lo trovarono, andarono a pagina 408… e scoprirono che l’autore francese proponeva per il cloruro di benzoile una formula chimica esagonale…
Kekulé sapeva già della formula ben undici anni prima di renderla pubblica a propria firma. Se nel 1865, quando scrisse il proprio saggio, avesse citato il lavoro di Laurent come fonte d’ispirazione, la sua fama sarebbe rimasta intatta: tutti gli scienziati basano il proprio lavoro sugli studi di altri scienziati. Invece Kekulé non solo omise di citare la fonte francese, non solo tacque per i successivi decenni, ma alla fine creò la propria leggenda: quella del Serpente di Kekulé.
Non siamo però troppo duri con il povero scienziato: come dice Federico Di Trocchio ne Le bugie della scienza (Mondadori 1993, in cui ho trovato i dati di questa storia, che ho utilizzato poi per la pagina Wikipedia), il valore di Kekulé non viene sminuito per questo suo difetto: rimane sempre un uomo che ha dato tantissimo al progresso scientifico, ma appunto è un uomo, con tutti i difetti che questo comporta.

tratto da: http://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/Kekule.htm

Questa voce è stata pubblicata in Scienza e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.