Il Mito della creazione del mondo nell'antico Egitto

A prima vista la cultura nell’antico Egitto può sembrare molto omogenea ma esistevano, almeno sulle questioni religiose, grandi variazioni dovute presumibilmente alle differenze geografiche delle varie popolazioni. Infatti non vi è una ma molte cosmogonie (miti della creazione del mondo) che coesistevano nelle varie parti del regno. Le più conosciute sono quelle di Eliopoli, di Ermopoli, di Tebe e di Elefantina/Syene. Le cosmogonie si basano tutte sulla stessa credenza d’un principio creatore, ma ogni zona vede nel suo dio tutelare, il demiurgo, «artefice e padre dell’universo». Così Eliopoli vede in Atum-ra il fondatore del mondo, ed Ermopoli Thot, ecc.
Così, Erotodo, che non crede che si poteva confermare una priorità a qualcuna delle cosmogonie e conclude che, vista la disparità dei miti che udì raccontare in occasione del suo viaggio in Egitto, gli Egiziani no ne sapevano più gli uni degli altri. La coerenza di questo sistema si spiega con il fatto che per gli Egiziani, ogni demiurgo locale non è che una manifestazione d’una stessa potenza divina sotto una folla di forme. E’ per questo motivo che, a volte, si definisce la religione egiziana come “un monoteismo in un politeismo" od un monoteismo polimorfico. Il faraone Akhenaton (vedi foto) volle concretizzare la fusione di questo sincretismo in un dio universale, Aton. Questa filosofia fu tuttavia così transitoria come il suo precipitare.
La cosmogonie più diffuso è quella di Eliopolis che ha per creatore un demiurgo solare (Ra sotto l’una delle sue forme) e dà una genealogia divina per la quale i faraoni sono considerati discendenti dal dio Horus.
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