Il 12 febbraio prossimo si festeggeranno i 105 anni… del Bunga Bunga

Questa ricorrenza mi porta a sottoporvi una simpatica pagina di Lucius Etruscus:

Quando facevamo Bunga Bunga

Agli inizi del 1910 la nave corazzata HMS Dreadnought della Marina Britannica era ancorata a Portland, nell’Inghilterra meridionale, quando l’ammiraglio Sir William May ricevette una comunicazione del Ministero degli Esteri inglese: stava per ricevere la visita di una delegazione di alte personalità dall’Abissinia, da trattare ovviamente con i guanti bianchi.

HMS DreadnoughtMalgrado la firma fosse autorevole, in realtà la comunicazione era uno scherzo organizzato dal poeta e burlone irlandese William Horace de Vere Cole, il quale si presentò poi sulla nave millantando di appartenere al Ministero degli Esteri e presentando all’ammiraglio e all’equipaggio i fantomatici emissari abissini: un gruppo di artisti buontemponi amici di Cole – fra cui anche una giovane Virginia Woolf – che si era truccata con tanto di abiti stranieri.
I finti abissini visitarono la nave e vennero trattati con ogni rispetto: la gita finì con una foto che venne presentata sul “Daily Mirror” del 12 febbraio. Una volta rivelata la beffa, la Marina venne coperta di ridicolo e chiese l’incarcerazione di Cole: cosa che non avvenne mai, in quanto tecnicamente egli non aveva violato alcuna legge.

La morale della storia?

Durante la visita, i falsi abissini bofonchiavano parole senza senso a mo’ di lingua straniera, e in seguito rimase celebre una delle espressioni da loro più usate: «Bunga! Bunga!» Pare che chi dica questa frase, non sia poi soggetto ad alcuna ripercussione…
Malgrado il rapporto della visita di Cole venne strappato dal diario di bordo, l’espressione divenne molto amata dalla gente, a discapito dei poveri marinai della nave in questione, che da allora vennero spesso salutati a suon di «Bunga! Bunga!»

Lo stesso “Daily Mirror” riportò la notizia che il comico Medley Barrett aveva riscosso molto successo con la sua canzone The Girl I Left Behind Me, citandone una strofa:

Quando salii a bordo della nave Dreadnought,
mi dissero che ero un principe abissino
perché gridai “Bunga Bunga”

Virginia_Woolf_in_Dreadnought_Hoax
Tempo dopo arrivò in visita Menelik II, Imperatore di Etiopia, e venne accolto dalla folla britannica al suono di «Bunga! Bunga!», e quando chiese di visitare la corazzata HMS Dreadnought, la richiesta venne misteriosamente rifiutata…

Il 18 marzo 1915, agli inizi della Prima guerra mondiale, la HMS Dreadnought speronò e affondò un sottomarino tedesco: ricevette un telegramma di congratulazioni dal Governo, che conteneva due sole parole: «Bunga! Bunga!»

Malgrado la beffa della Dreadnought venga indicata come il più antico uso dell’espressione “Bunga Bunga”, c’è almeno un altro precedente: nel 1843 un esploratore britannico a Moreton Bay (Australia), per indicare che si era addentrato nelle terre aborigene scrisse: «Una visita al paese Bunga Bunga».
Oggi il Bunga Bunga non si riferisce né ai selvaggi, come nell’800, né alle prese in giro, come agli inizi del ’900, né all’albero simile al pino che alcuni chiamavano “Bunga Bunga Tree”: oggi ci siamo avvicinati ai significati originari, visto che una grammatica ottocentesca di Kaffir (termine con cui gli inglesi indicavano i “selvaggi” sudafricani) attesta che l’espressione “io amerei” nella lingua kaffir si dice… Bunga bunga tanda!

tratto da: http://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/Bunga_Bunga.htm

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