La sottostante notizia, scritta da Raffaello Masc, può interessare parecchi di noi: la posto così come l’ho trovata (con qualche grassetto e link da me inseriti)


Non semplicemente «virtuale» ma «interattivo».
Ecco cos’è il Museo di Baghdad realizzato dal Cnr e che potrà essere visitato on line dalla prossima settimana nel sito del Consiglio nazionale delle ricerche (
www.virtualmuseumiraq.cnr.it).

La differenza è sostanziale, in quanto ciò che viene proposto non è un mero catalogo virtuale delle opere esposte nel museo reale (appena riaperto grazie all’apporto dei tecnici del nostro ministero dei Beni Culturali), ma si tratta di un itinerario didattico attraverso il quale è possibile acquisire una conoscenza di base della storia e delle vicende archeologiche di quella parte di Medio Oriente che gravita tra il Tigri e l’Eufrate, l’antica Mesopotamia.

Tecnicamente – come sarà spiegato alla presentazione ufficiale di martedì prossimo al ministero degli Esteri – il progetto è una «proiezione comunicativa del museo reale» ed è stato promosso dal vicepresidente del Cnr Roberto de Mattei, con il coordinamento dell’archeologo Massimo Cultraro e la segreteria scientifica affidata all’archeologa Stefania Berlioz. Oltre a questi studiosi, la squadra è costituita da una cinquantina di persone, tra ricercatori, redattori scientifici, tecnici informatici, esperti di comunicazione, archeologi d’area.

Il museo on line è articolato in otto stanze, corrispondenti ad altrettante epoche: c’è una stanza preistorica, una sumera, una accadica-neosumera, una assira (la più ampia), una babilonese, una achemenide e seleucide (che abbraccia l’epoca dai persiani agli epigoni di Alessandro), poi quella partica e sasanide (relativa all’incirca al periodo romano) e una islamica che arriva al XII secolo.

Queste stanze sono presenti in icona sulla home page, dopo l’accesso al sito. Cliccando su ciascuna, si entra in uno spazio virtuale in cui sono esposti un certo numero di reperti particolarmente significativi. Per ciascuno viene riportata una scheda didattica e una esplorazione visiva che consente di guardare l’oggetto da diverse angolature. Per i pezzi più importanti sono stati allestiti anche dei filmati didattici (22 in tutto) di approfondimento e contestualizzazione storica. In ogni stanza, poi, viene riportata una carta geografica che localizza le città più importanti e i siti archeologici di maggiore rilievo del periodo affrontato. Da qui l’opportunità di individuare meglio la provenienza dei reperti esposti nella sala virtuale, ma soprattutto di accedere, cliccando sui nomi dei siti e delle città, ad una spiegazione dettagliata dei luoghi, con informazioni storiche e riferimenti archeologici, ma anche con documenti topografici di grande interesse, come piantine e foto satellitari.

Interessanti anche le ricostruzioni virtuali di alcuni monumenti, tra cui la porta di Ishtar a Babilonia (il cui originale è a Berlino), ma anche la mitica Torre di Babele. «La nostra proposta – spiega Cultraro – è quella di avvicinare un pubblico colto, ma non specialistico, alle vicende di quella porzione di mondo che è stata al centro dell’attenzione negli ultimi anni, solo a motivo della guerra. Beninteso, non pretendiamo di articolare un percorso conoscitivo completo, considerando che parliamo di vicende che abbracciano sei millenni».

Il sito del museo non consente, per il momento, un approfondimento della materia, nel senso che non connette ad altri link specialistici, ai quali accedere da parte di chi volesse saperne di più, né dà indicazioni bibliografiche. «Ma è soltanto l’inizio. Contiamo – aggiunge Cultraro – di allargare le schede di approfondimento».