Hubble, il telescopio orbitante, compie 25 anni ma dal 2009 è abbandonato a se stesso

LaPresse/ZumaPress

Come ricorda il quotidiano statunitense The Washington Post infatti lo Hubble è stato visitato cinque volte dagli astronauti a bordo degli space shuttle: ma il pensionamento delle navette nel 2009 ha di fatto lasciato il telescopio orbitante – privo di mezzi di propulsione propri – in balia degli elementi. Questi vanno dalle radiazioni – letali per i circuiti elettronici – all’alternanza fra luce e oscurità – ovvero della temperatura, uno stress per i materiali – alla gravità, che sta inesorabilmente abbassando l’orbita del satellite il cui rientro – incontrollato – nell’atmosfera è attualmente stimato al 2037, sempre che la Nasa non decida di “parcheggiarlo” tramite un altro satellite su un’orbita più alta, dove rimarrebbe un glorioso cimelio, seppure inservibile.

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Lo “Hubble” – battezzato in onore di Edwin Hubble, l’astronomo americano a cui si deve la costante che definisce il tasso di espansione dell’Universo – venne lanciato il 24 aprile del 1990 e da allora ha fornito agli astronomi le immagini più lontane dell’Universo nella banda dello spettro visibile. Eppure il progetto sembrava nato sotto una cattiva stella: dall’incidente del “Challenger” che ritardò il lancio di cinque anni al difetto di progettazione della parabola riflettente, passato inosservato nei test a terra e che costrinse i tecnici ad adottare un dispositivo di correzione (ribattezzato prontamente “gli occhiali dello Hubble”) che venne montato i orbita nel 1992. Da allora il telescopio ha osservato oltre 30mila oggetti celesti e il suo archivio conta oltre mezzo milione di fotografie: tra le numerose scoperte la prime immagini di un’esopianeta, due nuovi satelliti di Plutone e la prova che la “nmateria oscura” non può essere formata semplicemente dalle stelle “invisibili” perché troppo lontane.

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L’ultima missione di riparazione effettuata dallo space shuttle “Atlantis” aveva permesso di prolungare la vita operativa del telescopio – la Nasa spera almeno fino al 2020 – che aveva sofferto di numerosi guasti meccanici tanto da portare ad una sospensione delle operazioni nel 2007. Nel corso degli anni sono infatti stati sostituiti i sei giroscopi (cinque dei quali ancora operativi), le batterie, il sistema di protezione termica e il sistema informatico, mentre sono stati installati due nuovi apparecchi, uno spettrografo per raggi cosmici e un obbiettivo grandangolo; il tutto ha migliorato da 10 a 70 volte le capacità dello Hubble, in grado così di rilevare oggetti risalenti a 500 milioni di anni dopo il Big Bang contro il precedente limite di un miliardo di anni. Lo Hubble viene infatti considerato dagli astronomi ancora uno strumento di assoluta avanguardia, anzi insostituibile: non vi è nulla di simile in orbita per quanto riguarda l’astronomia nel campo della radiazione visibile. Le moderne reti di telescopi sulla Terra possono raggiungere in alcuni casi la stessa risoluzione, ma l’atmosfera terrestre li rende ‘ciechi’ all’infrarosso e all’ultravioletto. Proprio l’infrarosso dovrebbe essere il punto di forza del “James Webb Space Telescope”, il cui lancio è in programma per il 2018 e che dovrà lavorare fianco a fianco con lo Hubble per poi sostituirlo.

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