Furono i vichinghi norreni a scoprire l’America?

Recentemente si è unanimi nell’accettare che i primi europei a raggiungere il continente americano furono i vichinghi norreni prima dell’anno mille.
Le saghe islandesi ci raccontano di come i norreni colonizzarono prima l’Islanda (Iceland, terra dei ghiacci nella loro lingua) per poi, la Groenlandia (Groenland, terra verde) e poi raggiungere Vinland (terra delle viti), che dovrebbe essere l’attuale Terranova, in Canada ed altre terre ancora non bene identificate chiamate Helluland e Markaland.
Di questi viaggi abbiamo le prove archeologiche: resti di colonizzazione vichinga in Groenlandia e in Terranova, nella Anse Aux Meadows, ci mostrano le prove materiali degli insediamenti degli uomini del nord in America. Le saghe ci parlano di ulteriori esplorazioni e screzi con i nativi, ma probabilmente non vi furono altre colonie stabili oltre quelle ritrovate, se non viaggi per caccia, pesca, commercio e rifornimento di legname.

i viaggi dei vichingi

i viaggi dei vichingi

Il fatto che i norreni dalla Norvegia potessero arrivare fino all’America non è così impensabile: dalla Norvegia è facile viaggiare verso ovest, toccando diverse isole, come  Orcadi, Shetland e Faer Oer, quest’ultime a un paio di giorni di navigazione dall’Islanda, che a sua volta non dista molto dalla Groenlandia. Sicuramente le epopee di Erik il Rosso in America e dei suoi discendenti furono largamente anticipate dai viaggi di pescatori, mercanti e monaci, non solo norreni, ma anche pitti, baschi ed irlandesi, nonché dal greco Pitea, vissuto nel quarto secolo avanti Cristo.

Insomma le rotte tra Nord Europa e Nord America erano aperte da molto più tempo di quanto pensiamo, e sappiamo per certo che i monaci irlandesi, probabilmente guidati da San Brendano come vuole la tradizione, fuggendo dalle incursioni vichinghe, avevano raggiunto le isole nordiche fino all’Islanda o forse oltre.
Il racconto del viaggio di San Brendano e di sessanta monaci irlandesi è una narrazione fantastica medievale, ma è certo che i vichinghi quando giunsero in Islanda la trovarono abitata da comunità di monaci irlandesi, chiamati Papar.

drakkarStiamo parlando quindi di presunti viaggi molto più antichi dei vichinghi, che comunque, almeno da quanto confermano i resti archeologici, si insediarono in Canada 400 anni prima di Colombo. Eppure probabilmente c’è un altro viaggio che la storia ha negato. Un viaggio esplorativo in America che aveva come “sponsor” un nobile europeo di sangue normanno ed un navigatore di origine italiana. Una storia simile a quella di Colombo di un viaggio avvenuto circa un secolo prima.

Il nobile di sangue normanno era Henry Sinclair, conte delle Orcadi, barone di Roslin in Scozia, appartenente ad una famiglia di protettori del regno di Scozia, guerrieri, costruttori di cattedrali e che in futuro sarebbero legati alla Massoneria ed alle sette segrete.
I Sinclair, come feudatari delle Orcadi di sangue Normanno avevano sicuramente a disposizione non solo l’intraprendenza e la propensione all’avventura dei loro antenati vichinghi, ma conoscevano i racconti dei pescatori di balene che spesso seguivano le loro prede nelle fredde acque intorno all’Islanda, alla Groenlandia ed oltre… le isole però erano turbolente, abitate da abitanti non certo facili da sottomettere e contese tra Norvegesi e Scozzesi. Fu un caso fortuito che Henry Sinclair trasse in salvo un gruppo di naufraghi che stavano per essere uccisi e spogliati di ogni bene dagli abitanti.

Henry Sinclair

Henry Sinclair

Quei naufraghi erano gli esperti marinai veneziani capeggiati da Niccolò Zeno, di una illustre famiglia veneziana, trascinato in quelle acque da una tempesta nel canale della Manica. Niccolò e poi suo fratello Antonio entrarono al servizio dei Sinclair e fecero diversi viaggi, alle Faer Oer ed in Islanda. Seguendo la storia di un pescatore si spinsero fino a quella che oggi è conosciuta come “Nuova Scozia“, chiamata dai norreni  Estotiland, dove Sinclair volle costruire un insediamento. Le cose non andarono per il verso giusto, sia Sinclair che gli Zeno morirono in patria, e tutta la storia la conosciamo dalle lettere che gli Zeno mandavano a Venezia, pubblicate da un loro discendente, un altro Niccolò Zeno nel 1558 insieme ad una Mappa, detta Mappa di Zeno che influenzò successivi viaggi in quelle zone.

Molti studiosi credono che la storia di Zeno e dei viaggi di Sinclair sia un falso, visto che le storie di alcuni personaggi sono ambigue e non combaciano con altri documenti storici, e che fosse un tentativo veneziano di rivendicare un primato sulle Americhe. Restano però dei dubbi: Niccolo Zeno del 1558 non si era mai mosso da Venezia, eppure le lettere dei suoi antenati descrivevano molto bene l’Islanda, inoltre rimane la curiosità: è strano che il nobile Sinclair, clan protettore del Regno di Scozia per secoli, sia legato proprio con la scoperta di una terra che nel diciassettesimo secolo fu colonizzata proprio da degli scozzesi e che ancora oggi sia legato alle tradizioni dei clan ed in cui si parla il gaelico scozzese. Coincidenze?

Probabilmente no, sicuramente pitti, celti, e norreni erano consapevoli molto prima di Colombo o degli Zeno che ci fossero terre selvagge oltre la Groenlandia abitate da indigeni combattivi tra foreste impenetrabili e con acque pescose. Sicuramente vi furono diversi contatti, visti alcuni reperti archeologici come una moneta norvegese dell’XI secolo trovata in un accampamento indiano in Massachusetts, o altre discusse pietre runiche e resti di fortificazioni, così come parole simili alle lingue celtiche usate dai nativi del Canada e del Nord degli USA che fanno discutere i filologi da molto tempo…

Perché quella scoperta non fece scalpore fino alla riscoperta di Colombo? Probabilmente perché l’Europa prima del XV secolo non aveva bisogno di nuove terre, difatti Colombo cercava l’India, Caboto il Giappone…non serviva a nessuno un Nuovo Mondo…

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