Energia dalle onde marine

Le onde marine sono una delle fonti energetiche più potenti e promettenti per il futuro: i progetti che mirano a capire come usarle sono molti, e a breve ne sarà sperimentato uno tutto italiano. Ecco come funzionerà.

Se ci guardiamo intorno scopriamo che le risorse naturali ci mettono a disposizione molta energia. Si va dal vento, al sole, all’acqua, tutte cose naturali che potrebbero essere sfruttate, se si trova il modo per farlo. Tra queste ci sono anche le onde marine, le normali onde che vediamo quando andiamo al mare e che, come ben sappiamo, possono essere anche pericolose fino ad uccidere una persona. Insomma, contengono un quantitativo di energia che, se si potesse sfruttare, sarebbe completamente gratuito e infinito.

Chiaramente, sono molti i ricercatori che da tempo stanno cercando di capire come funzionano le onde e, soprattutto, come poterle sfruttare da questo punto di vista. Tra questi ricercatori, alcuni sono italiani e stanno cercando proprio di sfruttare questa fonte energetica tramite un progetto in lavorazione da diversi anni ma che finalmente arriverà al suo primo test su campo, al largo delle acque della Sicilia, vicino a Pantelleria, per capire se il grande lavoro di questi anni possa portare dei frutti concreti.

Secondo la società che lo ha presentato, infatti, se un progetto del genere potesse essere esportato a tutti i mari della terra avremmo a disposizione energia per 27 miliardi di persone, molto più dei 7 miliardi che siamo oggi. Chiaramente è un’utopia, perché il conteggio è stato fatto prendendo in considerazione tutte le acque di tutti i mari e oceani del mondo, ma non c’è dubbio sul fatto che questa tecnologia sia promettente.

Il funzionamento è in pratica questo. Il progetto è una barca, un gigantesco dispositivo galleggiante largo otto metri e lungo quattordici, che sta sempre (ancorato) in un punto ben preciso del mare, chiaramente dove le onde sono più forti. Il dispositivo è costruito in relazione alle onde che ci sono nel punto in cui verrà posizionato, così da poterle sfruttare al meglio. In pratica, quando arriva un’onda si attiverà un giroscopio, un dispositivo che rimane sempre in una direzione indipendentemente dall’inclinazione (lo abbiamo anche negli smartphone); questo giroscopio, muovendosi sfruttando la forza delle onde, colpirà dei generatori che produrranno energia.

Il principio, quindi, è semplicissimo, perché si tratta di mettere qualcosa che sta in equilibrio su una superficie come quella del mare che in equilibrio non è, sfruttando il cambio continuo di inclinazione. Per adesso, comunque, l’imbarcazione verrà messa in acqua solamente con fini di studio, per capire quanta è effettivamente l’energia che riesce a produrre, mentre in futuro, tra un paio di mesi (insomma, in autunno) varrà finalmente collegato alla rete elettrica per giudicare l’impatto. La produzione di un dispositivo del genere potrebbe raggiungere, idealmente, 240 MegaWatt all’anno, che non sono tantissimi ma potrebbero diventarlo se il progetto prendesse piede e ne fosse posizionato più di uno. Del resto, il bisogno di energia che abbiamo è sempre crescente.

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