Secondo gli archeologi il sito di Cara Blanca, in Belize, divenne un centro di pellegrinaggio per scongiurare la siccità che portò al declino della civiltà.

Pietre dal cenote – Immagine Tony Rath Photography

Annidato in una tranquilla foresta del Belize, un cenote – una profonda pozza color aquamarina – custodisce le vestigia di un’epoca in cui, secondo gli archeologi, gli antichi Maya si dedicarono a un culto indotto dalla siccità, offrendo sacrifici a un dio dell’acqua per cercare di impedire il crollo della loro civiltà.

Nel sito di Cara Blanca, in Belize, è stato rinvenuto il complesso di un tempio dell’acqua: una piccola piattaforma su cui poggiano i resti di una loggia e due strutture più piccole. La struttura principale invece si trova nelle profondità della pozza in cui i pellegrini offrivano sacrifici alla divinità dell’acqua e forse ai demoni dell’aldilà. Il ritrovamento dipinge uno scenario in cui i Maya, messi in ginocchio dalla siccità, si dedicarono al nuovo culto. La loro civiltà, che aveva eretto strutture e piramidi imponenti per secoli in tutta l’America centrale, vide la gran parte delle città abbandonate attorno all’800 d.C

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