Nella metà dell’800, in Francia, infuriava il dibattito sull’intelligenza umana: da cosa si può stabilire?
Da una parte c’era Louis Pierre Gratiolet, monarchico e convinto assertore della superiorità della razza bianca europea, dall’altra c’era Paul Pierre Broca, antropologo di grande fama che avrebbe in seguito legato il suo nome ad un’area del cervello umano che si occupa del linguaggio.

broca_gratioletBroca, che nella sua professione aveva misurato centinaia di crani, diceva che le dimensioni della testa sono fondamentali per stabilire se una persona sia o meno intelligente. Gratiolet, invece, non ne era affatto convinto: lui puntava tutto sul colore della pelle!!!

Era veramente difficile scegliere fra queste due tesi, e gli scienziati francesi dell’epoca si schieravano con l’una e con l’altra senza però avere mai un’argomentazione solida e definitiva. Finché non morì Cuvier…

Georges Cuvier è stato fra i più grandi naturalisti di sempre (lo cita anche Jules Verne in un suo romanzo!). Ha ribaltato moltissime convinzioni scientifiche ed innovato tanti rami del sapere.

Ovviamente gli scienziati francesi lo consideravano (a ragione) un grande genio del loro tempo, e alla sua morte arrivò l’idea giusta: perché non misurare il suo cervello e confrontarlo con persone normali?

Detto fatto: il 15 maggio 1832 venne fatta l’autopsia di Georges Cuvier e venne misurato il suo cervello. Il risultato fu che pesava 1.830 grammi: il peso più alto mai registrato fino ad allora! Broca quindi aveva ragione: dal peso del cervello si può stabilire l’intelligenza.

Passarono gli anni e Gratiolet non si dava per vinto: ma si era veramente sicuri dei calcoli fatti? Dove erano i reperti autoptici? Dove erano gli appunti dei medici? Non può darsi che chi ha fisicamente preso la misura abbia preso un abbaglio?

La questione si infiammò di nuovo, solo che stavolta Cuvier non poteva più aiutare: dopo l’autopsia il suo cervello fu gettato via, e non esistevano più le prove di quel fatidico 1.830 grammi. Stavolta fu Gratiolet ad avere l’idea definitiva: solo due categorie di persone misurano le teste, gli antropologi… e i cappellai!!!

Così lo scienziato piombò nella vecchia casa di Cuvier, trovò il vecchio cappello dell’uomo e lo portò da un eminente cappellaio. Misure alla mano, il fior fiore degli scienziati di tutta la Francia si trovò chino a studiare… un vecchio cappello sgualcito!

Le misure parlavano chiaro: era un cappello grande, ma non così grande. E poi era sformato, quindi non più rappresentativo… ed inoltre era noto che Cuvier avesse una pettinatura molto folta.

Malgrado le prove fossero tutt’altro che certe, rimase comunque sotto sotto l’idea che un grande cervello sia segno di grande intelligenza. Nacque così una moda macabra: gli scienziati cominciarono a chiedere che il proprio cervello venisse misurato, dopo la morte. Si sa di scienziati che scommisero sul peso del proprio cervello… senza, ovviamente, poter assistere all’esito della scommessa!

La concezione “maggior dimensione = maggior intelligenza” ebbe un forte scossone quando aumentò sensibilmente la quantità di dati sulle “pesate”.
Uscì fuori che il famoso poeta Walt Whitman aveva un cervello dal peso di soli 1.282 grammi, il celebre scrittore Anatole France raggiunse il record negativo di 1.017 grammi… mentre lo scrittore russo Ivan S. Turgenev raggiunse il record di 2.012 grammi, il più alto mai misurato!

Whitman_Turgenev Quindi l’americano Whitman era intelligente la metà del russo Turgenev? E se questa concezione fosse vera, allora balene ed elefanti sono dieci volte più intelligenti degli uomini? Col tempo la comunità scientifica ha abbandonato (per fortuna) l’idea di affidare l’intelligenza alle dimensioni del cervello, almeno all’interno della stessa specie: i nostri antenati primitivi vengono ancora classificati per volume cubico del loro cervello, ma questo si spiega perché… non portavano cappelli!

Ma è proprio passata questa idea?

Come dicono i francesi, plus ça change, plus c’est la même chose.
Agli inizi degli anni ’90, infatti, venne pesato il cervello di Albert Einstein… a 40 anni dalla morte! Non sono mai stati pubblicati i risultati, perché (dicono gli addetti ai lavori) non è stato riscontrato alcunché di insolito. Ed ora, i resti del cervello di uno degli uomini più geniali del mondo, giacciono in un barattolo raccolto in una scatola di cartone in un ufficio di Whicita, nel Kansas…
Non potevano usare il suo cappello?

Lucius Etruscus

Per approfondire: “Il pollice del panda” di Stephen Jay Gould, Mondadori 1995

tratto da: http://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/cervelli.htm