Balbeek, uno tra i luoghi più sacri ed enigmatici dell’antichità

Molti sono i siti megalitici nel mondo, ma uno in particolare risulta essere molto emblematico per la sua straordinaria complessità e sacralità: Baalbek in Libano.

Panoramica_Baalbek

Il sito di Balbeek è uno tra i luoghi più sacri ed enigmatici di tutta l’epoca antica. Con i suoi 5 mila anni di storia, Balbeek presenta le costruzioni realizzate con i più grandi blocchi di pietra mai osservati.
La sacralità del luogo era riconosciuta da tutti i popoli dell’antichità. Tant’è vero che quando i romani conquistarono la regione, vi costruirono un tempio dedicato al dio Baal-Giove, un ibrido tra l’antica divinità cananea di Baal (Signore) e Giove romano.

Baalbek - Propilei  santuario Giove

Il tempio è stato costruito su un ‘tel’, cioè un tumulo, segnale di un luogo ritenuto a lungo importante, anche se non si sa a cosa fosse dovuta la sua sacralità. Ad infittire il mistero c’è il fatto che la parte più antica delle rovine di Baalbek non è assolutamente riconducibile a nessuna cultura conosciuta. Inoltre, originariamente il sito è stato impiegato per scopi che attualmente rimangono avvolti nel mistero.

Le origini di Baalbek risalgono a due insediamenti cananei che gli scavi archeologici al di sotto dell tempio di Giove hanno permesso di identificare come databili all’età del bronzo antica (2900-2300 a.C.) e media (1900-1600 a.C.).
L’origine del nome è oggetto di discussione da parte degli archeologi. Il termine Baal significa semplicemente ‘Signore’ o ‘Dio’, titolo utilizzato in tutto il Medio Oriente arcaico. La parola Baalbek potrebbe significare ‘Signore della Valle’, o ‘Dio della Città’, a seconda delle diverse interpretazioni.
Nel periodo seleucida (323-64 a.C.) e romano (64-312 a.C.), la città fu conosciuta con il nome di Eliopoli, la ‘Città del Sole’. Con la costruzione del tempio, Baal-Giove divenne la divinità centrale del culto della regione. Qualunque fosse la natura del culto preromano, la costruzione del tempio creò una forma ibrida di venerazione del dio Giove, generalmente indicato come Giove Eliopolitano.

Antiche leggende affermano che Baalbek era la città natale di Baal. Altre tradizioni vogliono che Baalbek sia il luogo del primo arrivo di Baalbek, corroborando l’ipotesi avanzata dai teorici degli Antichi Astronauti, secondo la quale la parte più antica del sito era stata costruita come una piattaforma da utilizzare per permettere a Baal di ‘andare in cielo e tornare in terra’.

L’ipotesi nasce dal fatto che Eliopoli è stata costruita su un’enorme piattaforma di pietra di epoca preromana. Al di là delle teorie, lo scopo reale di questa struttura e l’identità di chi l’abbia realizzata rimangono completamente sconosciute.

Ciò che impressiona di Baalbek, e che rappresenta il suo mistero, sono i giganteschi blocchi pietra utilizzati per costruire la struttura più antica, situata sotto il tempio edificato dai romani. Alcuni di essi arrivano a pesare fino a 1000 tonnellate, parallelepipedi di pietra perfetti, i più grandi blocchi da costruzione mai esistiti in tutto il mondo.

Monolito di Baalbeck
Le eleganti ed imponenti colonne posizionate successivamente dai romani impallidiscono in confronto ai megaliti utilizzati dagli antichi. Il modo in cui queste pietre sono state tagliate e spostate ha interrogato i ricercatori per molti anni. Anche con le tecniche attualmente a nostra disposizione, avremmo grosse difficoltà a lavorare e spostare rocce di tali dimensioni.

Il cortile del Tempio di Baal-Giove poggia su una piattaforma chiamata Grand Terrace, che consiste di un enorme muro esterno realizzato con mastodontici blocchi di pietra di circa 20 metri di lunghezza e i 4 metri di profondità. Nove di questi blocchi sono visibili sul lato nord del tempio, nove a sud e sei ad ovest.

Un’altra pietra, ancora più grande, si trova in una cava di calcare a circa un quarto di miglio dal complesso di Baalbek. Il blocco pesa circa 1200 tonnellate e supera i 21 metri di lunghezza, il che la rende la più grande blocco di pietra lavorato più grande del mondo. E’ chiamata l’Hajar el Gouble e ha un angolo sollevato da terra, con la parte opposta ancora attaccata alla roccia, quasi pronto per essere completato e trasportato a destinazione.

Per quante spiegazioni si siano tentate di dare, i blocchi di Balbeek rimangono un grande enigma per gli scienziati contemporanei, così come per gli ingegneri. E’ difficile immaginare in che modo tali blocchi di roccia possano essere stati tagliati con tale precisione, trasportati e posti in opera con un precisione che va al di là delle capacità tecniche di costruttori antichi e moderni.

E’ possibile tagliare degli enormi blocchi di pietra calcarea, in maniera così perfetta, colo con degli scalpelli di bronzo? E come è stato possibile alzare e posizionare con precisione millimetrica tali blocchi?

Vari studiosi, a disagio con l’idea che una cultura del passato potesse essere in possesso di una tecnologia superiore alla nostra, hanno ipotizzato che le pietre siano state sollevate utilizzando un sofisticato sistema di ponteggi e animali, rampe e pulegge, e un gran numero di uomini.

Per fare un paragone, quando l’architetto italiano Domenico Fontana dovette ergere l’obelisco di 327 tonnellate in Piazza San Pietro, impiegò 40 enormi pulegge, 800 uomini e 140 cavalli. Quindi, in teoria, per elevare un blocco di 1200 tonnellate, si sarebbero dovuto moltiplicare per quattro l’intero armamentario. Inoltre, l’obelisco di San Pietro è stato innalzato su un grande spazio aperto che poteva facilmente ospitare tutti gli apparecchi di sollevamento, gli uomini e i cavalli.

Ma il complesso di Baalbek si trova su di una collina a 1200 metri sul livello del mare, con nessuno spazio sufficientemente ampio da poter ospitare una tale mole di strumenti, lavoratori e animali. Inoltre, posizionare una serie di pietre a diverse altezze con precisione millimetrica è molto più complesso dell’erezione di un obelisco. Il paragone, quindi, non regge.

Alcuni archeologi, incapaci di risolvere l’enigma di Balbeek, raramente hanno l’onesta intellettuale di ammettere la loro ignoranza in materia, concentrando esclusivamente la loro attenzione su innumerevoli misurazioni e impegnandosi in discussioni fuorvianti sulle stratificazioni di epoca romana.

Architetti e ingegneri, tuttavia, non avendo nessuna idea preconcetta della storia antica, affermano francamente che non esistono, attualmente, tecnologie tali da poter ripetere una simile impresa. Gli enormi blocchi di Baalbek sono semplicemente al di là delle capacità ingegneristiche di qualsiasi civiltà nota del passato e del presente.

Non si tratta di artefatti goffi e grossolani come quelli di Stonehenge, ma di una raffinata opera ingegneristica con un enorme paradosso: le pietre più gradi, invece di essere state utilizzate come fondamenta, sono state poste nei punti più in alto.

E’ evidente che Baalbek è uno dei complessi più misteriosi e controversi del pianeta. La sua origine è sconosciuta, così come i suoi costruttori. Quello che è certo è che il sito è decisamente più antico dei popoli che lo hanno utilizzato: Fenici, Egiziani, Greci e Romani.

L’unica ipotesi plausibile è che sia stato costruito da una civiltà a noi sconosciuta, esistente poco prima della comparsa delle nostre culture più antiche e in possesso di una tecnologia sofisticata e, in qualche modo, la figura di Baal è legata ad essa. Come abbiano fatto a costruire un tale monumento senza lasciare la minima traccia del loro passaggio è uno dei grandi misteri di Baalbek.

stralcio tratto dall’articolo L’ANTICA NORBA LATINA…

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