Guardo l’Autunno che si manifesta, in questi giorni, e penso al piacere delle cose legate alle stagioni. Penso a tutto ciò che abbiamo, che ci viene proposto, sempre presente e sempre di più.
E non mi riferisco solo alle cose da mangiare, ma anche a tutte quelle che arrivano senza aspettare la maturazione (la nostra).
Tecnologia a profusione, comodità sempre più evolute, bisogni continuamente sollecitati.
E non sarebbe male, se non fosse proprio che non si ha nemmeno il tempo di assaporarle, tutte queste cose.
Non riusciamo a goderci l’ultimo modello di TV a cristalli liquidi che già una nuova serie lo rende, se non obsoleto, quantomeno carente di nuove “indispensabili” funzionalità.
E così con tante altre cose, le auto, i dispositivi intelligenti, etc.
Non parliamo poi dei PC, sarebbe come sparare sul pianista, troppo facile…
Amo l’evoluzione tecnologica, amo le cose che danno il senso del nuovo, ma con la giusta cadenza. Non mi piace esserne frastornato, confuso.
Così si perde il gusto delle cose che si possiedono, si perde il senso di dire “ho cose bellissime”, si alimenta l’insoddisfazione. Si “bruciano” le gioie come fanno i bambini quando, spesso, hanno troppi regali in una sola volta: scartato il primo lo accantonano perché la mente arriva già ad agognare la seconda sorpresa, e poi la terza e via così.
Gli adulti non sono molto diversi.
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E allora, tornando a guardare gli alberi dalle foglie rosse, spero che non cadano tanto in fretta, che durino quel tanto che basta per fermarsi ed accorgersi che è Autunno, che è il tempo delle castagne, dei melograni, dell’uva, e delle prime arance.
E che cose nuove arriveranno quando sarà il loro tempo, tanto, per ora, abbiamo più che a sufficienza di quello che c’è.
Pegaso