Arte – Pieter Paul Rubens

L’opera multiforme di Pieter Paul Rubens

Accanto ai due temi maggiori, religione e mitologia, ai quali si collegano per  identità  di  concezione  le  allegorie  e  i  soggetti storici, l’artista si cimenta in tutti gli altri generi, e in particolare nel ritratto. Rubens  dipinge  le  sue  due  mogli  (molto spesso la seconda, Elena Fourment), i figli, se stesso, numerosi amici, ma soprattutto grandi personaggi: Filippo IV e la moglie, Elisabetta di  Borbone,  Sigismondo  III,  gli arciduchi Alberto e Isabella in varie occasioni, il cardinale-infante Ferdinando, Anna d’Austria, il duca  di  Buckingham,  il  marchese  di Spinola e tanti altri; esegue anche il ritratto di personaggi che non ha mai visto: Carlo il Temerario, l’imperatore  Massimiliano,  Filippo II, Christophe Plantin e i suoi familiari.

Mentre i disegni preliminari rivelano volti spesso  sgradevoli,  l’opera  finale  offre figure sempre idealizzate e piene di fascino. Rubens riporta in auge il quadro di caccia. Il genere si addice al temperamento del pittore, che realizza vivaci insiemi in cui uomini  e cavalli sono alle prese con leoni, leopardi o cinghiali. Nell’opera di Rubens, il paesaggio ha una parte importante, che spesso è stata trascurata dalla critica. Fedele a una concezione immutabile, l’artista, pur rivelandosi un osservatore attento, qui come altrove interpreta il motivo a suo modo, idealizzando il soggetto.

Rubens - Autoritratto - 1628

Rubens – Autoritratto – 1628

Per  certi versi, egli si ricollega a Gillis van Coninxloo (1544-1607), ma va ben oltre la semplice volontà di liberarsi da una rappresentazione eccessivamente fedele  e  preannuncia  il  paesaggio  romantico. Egli eccelle in tutti i generi, come testimoniano anche gli straordinari schizzi, ma il gran numero dei lavori eseguiti lo induce a circondarsi di uno stuolo di collaboratori specializzati: Jan Bruegel per i  fiori e i frutti, Frans Snijders e Paul de Vos per gli animali, Jan Wildens (1586-1653) e Lucas van Uden (1595-1672) per il paesaggio, e,  per  un periodo piuttosto breve, Van Dyck per i volti. Innumerevoli sono le scene religiose ispirate di preferenza al Nuovo Testamento, destinate  alla  decorazione  di  diverse  chiese.

Alcuni episodi ispirano opere straordinarie, come la Pesca miracolosa (Notre-Dame di Malines [Mechelen] ) e l’ Adorazione  dei  Magi,  del 1624 o 1625, eseguita per San Michele d’Anversa (oggi nel Museo reale di belle arti della città). I colori si fanno più chiari e, accompagnati a un disegno dinamico, conferiscono all’insieme un’impressione di vita gioiosa. Anche un combattimento come la Battaglia delle Amazzoni (1618-20, Alte Pinakothek, Monaco) colpisce per il suo carattere spumeggiante. Rubens passa  indifferentemente  da un genere all’altro, da una grande tela a una piccola tavola: dipinge per il principe di Neuburg il  grande  Giudizio  universale  (Monaco), immensa tela brulicante di personaggi, e fornisce a Balthazar Moretus (diventato il capo della celebre bottega di  Plantin)  dieci  ritratti realizzati in base a documenti.

Per la nuova chiesa dei Gesuiti ad Anversa, San Carlo Borromeo, consacrata nel 1621, egli realizza il suo primo grande insieme  decorativo:  trentanove  dipinti  per  ornare  i cassettoni del soffitto, che andranno distrutti in un incendio nel 1718. Nel 1622, viene incaricato di decorare la galleria  Medici,  nel nuovo palazzo del Lussemburgo, a Parigi, con episodi della vita della reggente Maria de’ Medici e dello scomparso re Enrico IV. I ventidue quadri (oggi al museo del Louvre), pur non  essendo  tra  i migliori della sua opera, sono senz’altro tra i più conosciuti. Il lavoro, al quale collaborano alcuni aiutanti,  illustra  perfettamente lo stile del pittore. L’estro inventivo dell’artista, che moltiplica allegorie e simboli, maschera con virtuosismo la povertà del soggetto, mentre i particolari prevalgono sull’essenziale. La serie prevista per Enrico  IV,  invece, non viene realizzata a causa dell’opposizione del cardinale Richelieu; ne restano soltanto alcuni schizzi.

Nel frattempo, Rubens fa costruire, nel quartiere elegante di Anversa, il lussuoso palazzo  nel quale abiterà fino alla morte (attuale museo Rubens), realizzato nello stile italiano che gli era caro, come aveva dimostrato nell’opera Palazzi di Genova (1622).

vedi anche: http://www.tanogabo.it/arte/rubens.htm

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