Alcuni dei più famosi falsi miti del periodo romano

Interessante ricerca che ci fa ricredere su alcune considerazioni che davamo per scontate e che traggo da:  magnaromagna.it

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Per tantissime persone (me incluso) l’immagine l’idea dell’impero romano è stata “forgiata” dai film piuttosto che dai libri o dalle visite a mostre e musei. Per noi gli antichi romani sono quelli visti in televisione o al cinema, come Il Gladiatore, Spartaco, Ben Hur e via dicendo, ma tutti questi film non presentano un’accurata descrizione della vita ai tempi dei romani, bensì una versione per il pubblico da sala. Ecco alcuni dei più famosi (falsi) miti romani:

Pollice verso. Contariamente a quanto si crede, l’imperatore non alzava il pollice verso l’alto o verso il basso per dare al gladiatore il segnale di finire il suo nemico. L’imperatore (e solo lui, non il pubblico) usava il sistema mano aperta/chiusa: mano aperta significava “risparmiare la vita”, mano chiusa “uccidilo”. Se il gladiatore uccideva il suo nemico prima di questa autorizzazione, l’imperatore poteva decidere di condannarlo a mortemiti

Latino. I romani parlavano sì il latino, ma si trattava di un latino volgare, da cui è derivato l’italiano, il francese, ecc. Il latino delle iscrizioni era un latino classico, utilizzato solamente nel linguaggio ufficiale. Addirittura dal 4° secolo nell’impero romano d’oriente il linguaggio comune non era più il latino bensì il greco.

Un altro falso mito molto diffuse sui romani era il cosiddetto vomitorio. Secondo questa credenza, i romani si davano alle feste e ai bagordi dove mangiavano fino a che non erano satolli, per poi vomitare e poter ricominciare a mangiare. Il vomitorio non era uno spazio preposto a questo “svuotarsi”, bensì si trattava di un passaggio all’interno degli anfiteatri, che permetteva a centinaia di cittadini romani di sedersi in pochi minuti. Nella foto a lato un vomitorio (da Flickr).

La plebe rappresentava la parte povera della popolazione, in contrapposizione ai patrizi, la classe privilegiata. Ma i plebei erano una parte della popolazione, non tutta la popolazione povera. I plebei si potevano arricchire, anche molto, ma – a differenza di quanto visto in qualche film – non potevano cambiare classe sociale.

Toga. Quando pensiamo ai cittadini romani, li immaginiamo in toga. Ma nella realtà dei fatti la toga era solo un abito formale. Dire che i romani usavano la toga è come dire che gli scozzesi usano sempre il kilt. In realtà i romani utilizzavano delle modeste tuniche.

Cartagine. Un altro mito sui romani riguarda la conquista di Cartagine, in Africa. Secondo la credenza popolare i romanisparsero sale nei campi per rendere sterile la terra. In realtà i romani assaltarono e conquistarono Cartagine, ma “semplicemente” la rasero al suolo, dopo aver rubato e saccheggiato. Niente sale, solo macerie che hanno incasinato non poco gli archeologi.

Anche tu Bruto. Le ultime parole di Caio Giulio Cesare, accoltellato in Senato, rivolte verso Bruto sono diventate famose grazie a Shakespeare. Secondo la tradizione sarebbero state “Tu quoque, Brute, fili mi”. Ma le cronache dell’epoca (di Suetonius) riportano la frase esatta, che era kai su teknon. Sì, in greco, perché Giulio Cesare era bilingue (latino e greco), e il greco era il linguaggio dominante a Roma. Le parole potrebbero senz’altro avere un altro significato, ovvero anche tu Bruto non come sorpresa da parte di Giulio Cesare bensì come minaccia, nel senso anche tu Bruto sarai ucciso, sarai il prossimo.

gladiatricesI gladiatori non erano solo uomini. Ebbene sì, in tutte le rappresentazioni vediamo gladiatori uomini, ma esistevano anche le gladiatrices o, al singolare, la gladiatrix. Ma fu l’imperatore Severius a vietare i combattimenti tra donne, intorno all’anno 200. Già vedo una versione diversa del film il Gladiatore, dove il pubblico incita lei al grido di “spagnola, spagnola”… A lato una rappresentazione.

Nerone non incendiò Roma. Secondo gli storici moderni, Nerone non era a Roma quando scoppio l’incendio che la distrusse. Il fuoco scaturì in magazzini con merci infiammabili. Nerone si trovava ad Anzio, e quando udì dell’incendio si precipitò a Roma per organizzare le forze. Secondo Tacito “la popolazione cercava un colpevole, e le voci indicarono Nerone come responsabile”. Erano voci messe in giro dai Cristiani, che vedevano in Nerone un nemico (era infatti un loro persecutore, e ne fece crocifiggere e bruciare).

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