Robert Campin – Trittico di Mérode (ala destra) c. 1427

Ogni primo giorno di maggio, si ricorda la figura di San Giuseppe Artigiano, patrono della categoria.
Gesù Cristo ha vissuto a Nazareth per trent’anni e ha lavorato nella bottega di Giuseppe, un umile falegname, imparando proprio da Lui il mestiere di “artigiano del legno”.
San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini.
Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.
Questo fatto onora la professione dell’artigiano e pone in evidenza quanto significativa e importante essa sia, visto che lo stesso figlio di Dio ha voluto provare ad operare come un vero artigiano!

Nel Vangelo Gesù è chiamato ‘il figlio del carpentiere’. In modo eminente in questa memoria di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell’uomo, esercizio benefico del suo dominio sul creato, servizio della comunità, prolungamento dell’opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (cfr Conc. Vat. II, ‘Gaudium et spes”, 34). Pio XII (1955) istituì questa memoria liturgica nel contesto della festa dei lavoratori, universalmente celebrata il 1° maggio. (Mess. Rom.)

Anche se oggi i problemi del lavoro e le modalità del “fare impresa” sono certamente cambiati, restano tuttavia alcuni valori di fondo che devono costituire il punto di forza, di riferimento costante da non disattendere e uno stimolo forte per le future generazioni….