Su Encelado, una luna di Saturno, c’è acqua; possibili forme di vita

A cura di Antonella Petris

“C’e’ una piccola luna che ruota attorno a Saturno, candidata ad avere forme di vita. Si chiama Encelado, ha un diametro di circa cinquecento chilometri, e potrebbe stare dentro la Pianura Padana. La piu’ grande scoperta riguarda la presenza di massicce quantita’ di acqua liquida, emesse sotto forma di geyser, che subito dopo si ghiacciano. Una sorpresa straordinaria, considerato che la sua superficie ha una temperatura di centottanta gradi sotto zero“.

Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/Cornell/SSI

Lo ha ricordato, questo pomeriggio, al Casino’ di Sanremo, l’ingegnere aerospaziale, Luciano Iess, docente di ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Universita’ La Sapienza, di Roma – appartenente al team di ricercatori che sta analizzando i dati della sonda spaziale Cassini-Huygens – a margine del convegno “Missione Cassini-Huygens: gran finale”.

“Sono un po’ scettico, ma forme di vita embrionale potrebbero esistere e il risultato scientifico sarebbe certamente straordinario – prosegue Iess -. La cosa bella di Encelado e’ che abbiamo accesso all’oceano, senza dover bucare la crosta ghiacciata, in quanto Encelado ci espelle parte del suo oceano e una sonda come gia’ avvenuto con la Cassini, ma si potrebbero utilizzare strumenti ancora piu’ raffinati, potrebbe rivelare la presenza di molecole organiche”.

Prosegue Iess: “Stiamo analizzando i dati della fase finale della missione, degli ultimi tre mesi, in cui la sonda Cassini e’ passata molto vicina a Saturno, tra l’anello interno e le nubi del pianeta. Queste ultime misure hanno rivelato grandi novita’. Possiamo, ad esempio, dire con certezza che i venti che vediamo in superficie, in realta’ si propagano molto in profondita’, a decine di migliaia di chilometri. Sono venti forti che possono raggiungere i trecento chilometri all’ora. Sappiamo anche che gli anelli non si sono formati assieme a Saturno, ma sono piu’ giovani”.

Secondo il professor Iess l’analisi dei dati forniti dalla sonda Cassini e’ destinata a durare anni e probabilmente sara’ necessaria un’intera generazione, prima di giungere a conclusioni definitive. Un’altra scoperta degna di rilievo e’ stata annunciata da Marco Mastrogiuseppe, ricercatore a La Sapienza, di Roma, la cui attivita’ di ricerca si e’ concentrata sull’elaborazione del sistema radar della Cassini. Si tratta di una novita’ che riguarda Titano, una delle lune di Saturno.

“La sua superficie ha mari di idrocarburi, ma anche laghi e fiumi. Con il radar della Cassini ne abbiamo misurato la profondita’ e nell’agosto scorso, da una distanza di circa mille chilometri, la sonda e’ riuscita a misurare la profondita’ di un lago la cui grandezza e’ di appena trenta chilometri. Questo e’ un risultato eccezionale. Grazie alla sonda Cassini abbiamo anche scoperto la mistura dei laghi che sono composti principalmente di metano. Abbiamo ancora tanti dati da studiare e molte sono le informazioni ancora nascoste, che possono essere tirate fuori, dopo tanti anni”.  

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fonte: meteoweb.eu

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Fuori controllo la ”Zona Morta’‘ del Golfo del Messico

di Angelo Petrone

Crescita record della più grande ”zona morta” del mondo. Una vasta area di oceano del tutto priva di forme di vita.

La ”Zona Morta’‘ del Golfo del Messico ha raggiunto un nuovo record. A rivelarlo è uno studio della NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense. E’ di 13mila chilometri quadrati l’estensione dell’area che risulta una delle più vaste mai osservate al mondo. Si tratta di un’ampia porzione di oceano nella quale la concentrazione di ossigeno è vicina allo zero, una condizione che impedisce lo sviluppo di qualsiasi forma di vita. A sopravvivere in questo ambiente particolarmente estremo sono i batteri e le alghe la cui putrefazione ruba l’ossigeno alle altre specie animali spingendole a fuggire o a morire. Insomma una specie di deserto in cui poco o nulla può sopravvivere.

La ”Zona Morta” nel Golfo del Messico è fuori controllo

Era di ottomila chilometri quadrati la grandezza media della Zona Morta del Golfo del Messico fino a pochi mesi fa, un’estensione che già rappresentava un record mondiale, ma che ha registrato un ulteriore boom nell’ultimo periodo.
Ma cosa ha provocato la nascita e la successiva espansione della Zona Morta?
L’allevamento nella aree interne produce tonnellate di fertilizzanti che vengono scaricate regolarmente nei fiumi. In pratica è la coltura di soia e mais destinata all’alimentazione del bestiame a produrre la maggior parte dell’inquinamento che viene riversato nel Mississippi e quindi Golfo del Messico. La presenza di nitrati nelle acque reflue favorisce la proliferazione di alghe e batteri che, come abbiamo visto, produce effetti devastanti sull’ecosistema oceanico. E la ricadute si sentono anche sulla produzione ittica con i prezzi dei gamberetti aumentati a livelli record.

fonte: scienzenotizie.it

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Saturno – Enormi astronavi osservate da Normann Bergrun

Bergrun ha lavorato come ricercatore alla NASA per 12 anni – poi alla Lockheed Missili e Space Company (ora Lockheed Martin), dove era responsabile della pianificazione e analisi delle prove di volo per la Marina di lancio dei missili Polaris. Durante i suoi tredici anni alla Lockheed, egli ha anche servito in qualità di scienziato responsabile per le applicazioni satellitari e spaziali.

Norman Bergrun aveva intrapreso uno studio dettagliato di immagini della NASA provenienti dalle sonde spaziali Voyager 1 e Voyager 2 inerenti fotografie degli anelli di Saturno. Egli ha scoperto come gli anelli sono formati da emissioni elettromagnetiche emergenti da gigantesche veicoli (EMV) e che questi sono controllati da una forma di intelligenza extraterrestre.
In uno studio pubblicato sul suo libro “Ringmakers of Saturno” mette in risalto ricerche effettuate su molte immagini fotografiche a colori provenienti da Saturno ma di fonte NASA. Al Dr Bergrun vanno le congratulazioni della comunità di ricercatori, per le sue migliaia di ore di studio e la documentazione delle sue conclusioni.

SU SATURNO CI SONO GIGANTESCHI VELIVOLI SPAZIALI

“I misteriosi segnali captati dalle sonde spaziali come le vecchie Voyager 1 e 2 e la super tecnologica Cassini Huygens, sono la dimostrazione della presenza di Giganteschi veicoli spaziali che sono operanti nelle vicinanze di Saturno, il secondo pianeta più grande del nostro sistema solare. E non solo!
La presenza di tali veicoli ET è sicuramente uno dei più importanti … Segreti di scoperte fatte nello spazio.
Grandi veicoli cilindrici, appartengono ad una sconosciuta e altamente sofisticata civiltà extraterrestre; questi sono presenti anche nelle regioni di Marte e Luna.” (N. Bergrun)
Nel 1996, il nostro grande telescopio spaziale Hubble era alla ricerca di nuove Lune su Saturno e Giove, ma quel giorno il telescopio ha avuto modo di fare delle fotografie a infrarossi di Saturno e proprio sulle quelle fotografie, sono stati scoperti misteriosi veicoli, di origine sconosciuta, che potrebbe essere Astronavi madri o comunque, un certo tipo di grandi vettori di trasporto alieni.
Una di queste misteriose astronavi sembra avere un diametro vicino a quello della Terra e un altra ha più di cinquanta mila chilometri di lunghezza! Nel suo libro “Ringmakers di Saturno” il dottor Norman R. Bergrun, in collaborazione con Walter Vincenti, professore emerito di aeronautica e astronautica presso la Stanford University, ha descritto gli anelli di Saturno e che in realtà non sono del tutto naturali, ma artificialmente costruiti dalle gigantesche astronavi cilindriche ET – veicoli operanti nelle vicinanze di Saturno. Chi sta facendo creando questi anelli e altri dispositivi artificiali nel nostro sistema solare? Quale è il motivo di tutto questo? Non dimentichiamoci che il Col. Philip Corso nel 1947 ebbe un incontro con un essere ET. In questo incontro Corso chiese da quale pianeta venissero e quali erano i loro scopi.
La risposta era: Noi siamo I CREATORI” Noi siamo anche chiamati IGIGI. Loro sono quindi i creatori di Mondi? Se leggiamo gli antichi testi Sumeri (Enuma Elish) i famosi Nephilim erano descritti come i Guardiani e Creatori dei Mondi.

Non sembra che desiderano contattarci per ora. Ma qualcosa si muove nella direzione giusta.
Tutti sappiamo che si tratta di esseri, civiltà extraterrestri, altamente avanzati in grado di creare cose incredibili nel nostro sistema solare. Per il loro aiuto hanno enormi veicoli che possono essere misurati in diametri di pianeti come la Terra.
Un veicolo ET di una tale enorme dimensione, ha la capacità di sostenere tutta una civiltà. Sono anche in grado di creare gli anelli intorno a pianeti enormi come Saturno o Giove e di creare satelliti o lune intorno ad essi.
Sembra che anche noi siamo parte di questo grande progetto.

 

dal web e da universo7p.it
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Aenaria, una piccola Atlantide nelle acque di Ischia

Aenaria, antica città sommersa nella baia di Cartaromana di Ischia, è riemersa dopo tanto tempo svelando la sua maestosità  a sub ed appassionati di immersioni. Già dal 2011 con alcune tracce si era fatta notare, testimonianze che vanno dal II secolo a.C. al VIII secolo d.C. e raccontano una lunga storia.

La città romana esistita dal IV secolo a.C. al 150 d.C. fu distrutta da una un’eruzione vulcanica o un terremoto e si trovava praticamente nella zona dove oggi sorge il Castello Aragonese e gli scogli di S. Anna.
Gli scavi, poco a poco, stanno portando alla luce una città intera, come spiegato dall’archeologa Alessandra Benini che è a capo delle operazioni per la Soprintendenza. Tra gli ultimi reperti scoperti ci sono alcuni oggetti in ceramica che lascerebbero immaginare quella terra come sede florida del commercio e sito portuale d’eccellenza.
Ci sono addirittura i resti di una villa marittima molto lussuosa, una bellezza sommersa che potrebbe però essere una ripartenza per Ischia. Ripartire proprio da Aenaria è l’idea dell’associazione italiana guida ambientali escursionistiche da propone un tour tra le perle subacquee protette.
Un pezzo di storia visibile da vicino che potrebbe dare nuova linfa all’isola, pesantemente colpita nel suo settore di punta dopo il sisma.

Nel 2011 furono rinvenuti Lingotti, parti di imbarcazioni, scarti di piombo, materiali che attestano l’importanza del sito archeologico.
Una ‘piccola Atlantide’ nel Golfo di Napoli scoperta nel 1972 da due sub, Piero Boffelli e Rosario D’Ambra, i quali durante un’immersione trovarono alcuni materiali determinanti poi alla ricerca di altri reperti.
Un mondo sommerso, alla stregua di Atlantide, che sarà possibile ammirare da vicino con tour nelle aree marine protette della Campania.

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fonte: vocedinapoli.it

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