Un UFO ha aspirato acqua dal lago Mälaren?

Sulla strada di casa, due residenti hanno notato una luce brillante sopra il lago Mälaren a Strengna, in Svezia. Il misterioso avvistamento si è verificato il 10 giugno 2018.

Un ragazzo e una ragazza spesso si recano in visita su questo lago, ma nulla di simile era stato visto prima ed è per questo che hanno immediatamente notato un grande oggetto luminoso sospeso sopra il lago a bassa quota.

È interessante notare che un sottile raggio luminoso scende da questo UFO, proiettando un cerchio di luce sulla superficie dell’acqua. Accanto all’UFO e in basso, si può notare una piccola luce azzurra intermittente. Secondo testimoni oculari, sembrava che questo UFO pompasse l’acqua fuori dal lago. Gli ufologi sono d’accordo con questa ipotesi, oltre al fatto che questo oggetto era in compagnia di altro UFO, una piccola sfera che emetteva luce intermittente azzurra, e che è stata definita dai ricercatori come una “sfera sentinella”.

Allo stesso tempo i testimoni non hanno sentito alcun suono, l’oggetto non ha emesso alcun suono. Karina Lindqvist, che al momento era al lago con il suo amico, dice che sono sicuri che questo insolito oggetto fosse di origine extraterrestre. “Io e il mio amico siamo sicuri che questo sia un UFO e in qualche modo ha pompato acqua dal nostro lago”, dice la ragazza.

A cura della Redazione Segnidalcielo

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2015 BZ509, l’asteroide proviene da un’altra Galassia

Si chiama 2015 BZ509 e a differenza di 1I/’Oumuamua, l’asteroide arrivato da un’altra galassia, non è un “turista per caso” di passaggio attraverso il sistema solare ma è venuto per restare, stabilmente agganciato all’orbita di Giove. Lo ha scoperto il gruppo dell’Osservatorio della Costa Azzurra coordinato da Fathi NamouniLo riporta anche Rainews.

L’asteroide proviene dalla culla di stelle Ngc 604, che si trova nella costellazione del Triangolo a 2,7 milioni di anni luce dalla Terra. E’ stato identificato grazie ai sofisticati occhi del Large Binocular Telescope (LBT), in Arizona, nato da una collaborazione tra istituzioni americane, italiane e tedesche.  A differenza degli altri corpi del nostro sistema planetario che si muovono intorno al sole nella stessa direzione, questo oggetto si muove in direzione opposta. Gli astronomi lo definiscono ‘moto retrogrado’. Namouni ammette che le ragioni di questo movimento, che hanno portato 2015 BZ509 a condividere l’orbita di Giove, sono ancora un mistero.” Non è ancora chiaro, inoltre, che cosa abbia portato questo asteroide nel nostro sistema solare. La rilevazione dell’osservatorio:

Una delle ipotesi, scrive il ricercatore, è che “il Sole si sia formato in una regione ricca di stelle, intorno alle quali orbitavano tanti asteroidi e uno di questi è stato attratto dal nostro sistema planetario in una sorta di carambola spaziale”.  Capire i dettagli di questa migrazione, ha concluso Namouni, “potrà in futuro aiutare a comprendere meglio le origini e l’evoluzione del Sistema solare”. 

Estratto dall’articolo Asteroide “alieno” giunto nel Sistema Solare “proviene da un’altra Galassiache proviene da Globo Channel – web, curiosità, scienza, tecnologia, record mondiali, video-tutorial dall’italia e dal mondo.

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Scoperte due stelle “intruse” nella Via Lattea, arrivano dalla Grande Nube di Magellano.

Le analisi preliminari, riportate da Science, tratte dal catalogo di 1,3 miliardi di stelle compilato dal satellite Gaia, dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno consentito la scoperta di due stelle “intruse” nella Via Lattea, velocissime, ma che arrivano da un’altra galassia, la Grande Nube di Magellano.

Grazie a Gaia, un’enorme banca dati è stata messa a disposizione di tutta la comunità scientifica: si è spalancata così la porta a nuovi studi con un dettaglio senza precedenti sulle stelle della nostra galassia, la loro distribuzione 3D e la loro evoluzione. Il catalogo descrive la posizione di circa 1,7 miliardi di stelle; per oltre 1,3 miliardi di stelle indica distanza, movimento e colori, per 7 milioni la velocità, di 161 milioni la temperatura e di 76 milioni ha misurato raggio e luminosità. Classificate anche 550.000 stelle variabili, scoperti 14.099 asteroidi e catturata la luce di mezzo milione di quasar.

La missione ha raccolto 1,5 milioni di gigabyte di dati, elaborati al Data Processing and Analysis Consortium, il consorzio che comprende 400 ricercatori e al quale l’Italia partecipa con l’Inaf (strutture di Bologna, Roma, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Teramo e Torino, e l’Asi (Space Science Data Center e centro Dpct di Torino).

Ora, il gruppo guidato da Tommaso Marchetti all’università di Leida, si è focalizzato sulle stelle che si muovono velocemente, in quanto ripercorrendo all’indietro la loro traiettoria, è possibile risalire al luogo da dove arrivano. Delle 28 studiate, è emerso che almeno due arriverebbero da un’altra galassia, forse la Grande Nube di Magellano. Grazie ai dati di Gaia, è stato confermato che anche un’altra stella velocissima, nota dal 2005 e chiamata HVS3, arriva dalla Grande Nube di Magellano, come dimostra Denis Erkal, dell’università del Surrey.

Gli astronomi ipotizzano che tali stelle potrebbero aver ricevuto un’accelerazione dalla forza di gravità di un grande buco nero presente nella Grande Nube di Magellano.

 

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Artemisia, la regina che preferiva la navigazione e la guerra alla vita di corte.

Artemisia, il cui nome deriva dalla dea della caccia Artemide, nacque da Ligdami I, il satrapo di Alicarnasso, e da una cretese.

Dopo la morte del marito, Artemisia salì al trono come tutrice del figlio Pisindeli, a causa della sua minore età.

Il suo regno, che dipendeva formalmente dall’ impero achemenide, si estendeva per la regione della Caria, nell’odierna Turchia, e comprendeva la capitale Alicarnasso, la città alleata di Calinda e le isole di Coo e di Nisiro.

Da regina, Artemisia preferiva la navigazione e la guerra alla vita di corte. Polieno riporta infatti che la regina era solita cambiare repentinamente le insegne e i colori della sua trireme, fingendosi una nave greca o persiana a seconda delle imbarcazioni incrociate quando navigava in acque internazionali, per ingannare così gli equipaggi delle altre navi ed allontanarsi indisturbata o attaccare di sorpresa a seconda delle circostanze.

Secondo la testimonianza di Tessalo, figlio di Ippocrate, quando Serse chiese agli abitanti dell’isola di Coo di sottomettersi a lui, avendo ricevuto un netto rifiuto, inviò Artemisia a conquistare l’isola, a dimostrazione della fiducia che nutriva in lei.

Polieno riporta che quando Artemisia volle conquistare la città di Eraclea al Latmo, fece nascondere i suoi soldati vicino alla città e si recò invece lei stessa in processione, con altre donne, eunuchi e musicisti, alla tomba della Madre degli dèi, che si trovava a sette stadi dalla città.
Gli abitanti, incuriositi, seguirono il corteo per assistere al sacrificio lasciando sguarnite le mura difensive e consentendo così ai soldati di Artemisia di prendere facilmente la città.

Quando Serse I di Persia invase la Grecia nel 480 a.C., dando inizio alla seconda guerra persiana, Artemisia partecipò alla spedizione in quanto alleata e vassalla del gran re.
La regina partì al comando delle sue cinque triremi e si unì al resto dell’imponente flotta persiana, che contava oltre mille navi.

Wilhelm von Kaulbach – La battaglia di Salamina, 1868

Secondo Erodoto, Artemisia era l’unica comandante di sesso femminile di tutte le forze armate radunate da Serse e le sue triremi avevano la miglior reputazione di tutta la flotta, seconda solo a quella delle navi provenienti da Sidone.
Artemisia partecipò alla battaglia di Capo Artemisio contro la coalizione ellenica, guidata dall’ateniese Temistocle e dallo spartano Euribiade.
Questa battaglia navale, che fu combattuta contemporaneamente alla battaglia delle Termopili nell’agosto del 480 a.C., si risolse senza né vinti né vincitori.
Artemisia, secondo Erodoto, si distinse in essa in modo “non inferiore” agli altri comandanti persiani.

Dopo la battaglia di Capo Artemisio, Mardonio, il comandante supremo delle forze armate persiane, convocò tutti i comandanti dell’esercito persiano per chiedere loro consiglio, su mandato di Serse, se attaccare via mare o via terra.
Tutti i generali, secondo il racconto di Erodoto, consigliarono di procedere con un’altra battaglia navale, con la sola eccezione di Artemisia, che invece suggeriva uno scontro campale fra i rispettivi eserciti.
Artemisia sosteneva infatti che, mentre la superiorità dell’esercito di Serse era schiacciante, sul mare erano i greci a dimostrarsi superiori.
Inoltre, secondo la regina, Serse avrebbe fatto meglio a risparmiare le sue navi, tenendole vicino a riva o al limite muovendosi verso il Peloponneso.
Un’eventuale sconfitta navale, secondo Artemisia, avrebbe seriamente compromesso i rifornimenti e il morale delle truppe.
Inoltre, in caso di scontro in mare, il re non avrebbe probabilmente potuto contare sulle navi alleate che provenivano dall’Egitto, dalla Panfilia, da Cipro e dalla Cilicia, che la regina riteneva non completamente affidabili per una battaglia navale.

Secondo il racconto di Erodoto, Serse tenne in grande considerazione il discorso di Artemisia, che stimava molto, ma preferì dar retta al resto dei comandanti, che spingevano invece per la battaglia navale, convinto che questa volta i suoi avrebbero avuto la meglio, sapendo che il re in persona avrebbe assistito alla battaglia da un trono situato sul Monte Egaleo.

La flotta persiana mosse quindi verso l’isola di Salamina, dove la flotta greca, guidata ancora da Temistocle e da Euribiade, la stava aspettando al varco (settembre 480 a.C.).

Serse, alle falde del monte che fronteggia Salamina, ossevava la battaglia

Nonostante l’inferiorità numerica, la flotta greca ebbe la meglio su quella persiana, grazie alla strategia vincente dei suoi comandanti.
Quando ormai la sorte della flotta persiana era segnata, Polieno racconta che Artemisia, vistasi ormai perduta, mise in atto il suo stratagemma che aveva già usato in altre occasioni, per salvare la sua vita e la sua nave ammiraglia.
Ordinò quindi ai marinai di sostituire prontamente le insegne della nave, che riportavano i colori e i simboli della flotta persiana, con altri contrassegni, preventivamente preparati allo scopo, che riportavano invece i colori e i simboli della flotta greca.
In questo modo, le navi greche che si erano avvicinate alla sua ammiraglia, la scambiarono per una trireme loro alleata, evitando quindi di attaccarla.
Per perfezionare l’inganno, Artemisia ordinò al suo equipaggio di attaccare la nave che si trovava a lei vicina, ovvero la trireme comandata dal re di Calinda, Damasitimo suo suddito e alleato.
La nave di Damasitimo, colta di sorpresa, fu rapidamente affondata e il re di Calinda trovò la morte in mare, ucciso dalla sua stessa comandante.
Secondo il racconto di Erodoto, Artemisia aveva probabilmente un conto in sospeso con Damasitimo, tanto che lo storico di Alicarnasso insinua che l’affondamento della nave alleata potesse essere in realtà una manovra del tutto intenzionale da parte della regina, che avrebbe così colto un’occasione d’oro per eliminare lo scomodo subalterno.

In ogni caso, nessuno della nave affondata da Artemisia sopravvisse per poterla poi accusare formalmente.

Aminia, il trierarca ateniese che Artemisia aveva di fronte nel momento dell’affondamento della nave di Damasitimo, ingannato dallo stratagemma della regina si allontanò dirigendosi verso un altro settore dello scontro navale.

Erodoto sottolinea che Aminia sicuramente non aveva riconosciuto la nave della regina, in quanto gli Ateniesi avevano promesso una ricchissima ricompensa di diecimila dracme a chi avesse ucciso Artemisia, dato che reputavano del tutto intollerabile che una donna muovesse guerra contro Atene.

Secondo lo storico di Alicarnasso, Serse, osservando dal suo trono in terraferma la manovra di Artemisia e la contemporanea e completa disfatta della sua flotta, esclamò: “I miei uomini sono diventati donne e le mie donne sono diventate uomini”.

Plutarco testimonia che Artemisia, ritirandosi dal teatro dello scontro navale, riconobbe in mare il cadavere di Ariamene, il fratello di Serse caduto in battaglia.
Ne recuperò quindi il corpo e lo riportò al re per gli onori funebri.

Dopo la battaglia di Salamina

Secondo la testimonianza di Erodoto, Serse, dopo la sconfitta di Salamina, chiese consiglio ad Artemisia su come continuare la guerra, ovvero se guidare l’esercito personalmente contro i Greci oppure ritirarsi in Persia e lasciare il comando a Mardonio.
Artemisia suggerì al Re dei Re quest’ultima ipotesi: secondo la regina di Caria, infatti, se Mardonio avesse vinto la guerra, il merito sarebbe andato a Serse, mentre se avesse perso, il Re dei Re sarebbe stato al sicuro a casa e la colpa della sconfitta sarebbe caduta sul generale.
Serse seguì il consiglio di Artemisia e tornò in Persia, lasciando il comando a Mardonio che sarebbe stato definitivamente sconfitto a Platea dalla coalizione greca guidata da Pausania.

Il re dei re ricompensò Artemisia con una armatura greca per il coraggio dimostrato e la inviò ad Efeso a prendersi cura dei suoi figli illegittimi.

Le fonti antiche non registrano altre notizie su Artemisia, se non una leggenda tarda, riportata da Fozio, secondo la quale si sarebbe gettata in mare dalla rocca di Leucade per essere stata respinta da un uomo chiamato Dardano.

Le succedette sul trono di Caria il figlio Pisindeli, a sua volta padre di Ligdami II, il re che era al potere quando Erodoto, che era originario di Alicarnasso, lasciò la città per recarsi a Samo.

testo tratto da:  umsoi.org

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