Mirra, Cinira ed il bellissimo Adone

Cari lettori, ho appena inserito nella mia pagina di Facebook “Guardiamo l’ARTE attraverso il web la sottostante immagine:

L’amico Gino Balsamo ha commentato:

Bello il quadro ed intrigante la storia che ha ispirato il pittore. Una storia d’amore incestuoso tra la bella Mirra ed padre Cinira “vittima” del desiderio insano della figlia che se lo portò a letto… a patto che il padre non la vedesse in viso.
Cinira, dopo qualche tempo, spinto dalla curiosità di conoscere la vergine con cui aveva giaciuto, volle vedere il viso della giovane, e quando riconobbe sua figlia fu preso da una tale collera che la rincorse con una spada e quando fu sul punto di raggiungerla, Mirra chiese aiuto agli dei. Si dichiarò colpevole e chiese di essere trasformata in qualcosa in modo che la sua presenza non contaminasse nè il regno dei vivi nè il regno dei morti.
Gli dei, commossi, la trasformarono in un albero ma il padre non si fermò e continuò a colpirla con la spada e da ogni ferita venne fuori una resina profumata che fu chiamata appunto “mirra”.
Dopo nove mesi dall’albero si aprì la corteccia e nacque un bellissimo bambino: Adone.
Venere che si trovava nei paraggi, raccolse il bimbo e lo consegnò a Persefone
Quando il giovane Adone, la cui bellezza ancor oggi decantiamo, fu attore di altre belle avventure… ma queste sono altre storie…

A questo punto, mi sono accorto di non aver ancora dedicato una pagina, nella sezione “Mitologia” del mio sito, al bell’Adone ed ho deciso di ampliare quanto scritto da Gino aggiungendo quanto appresso:

Adone fu allevato dalle Naiadi e Venere che, per proteggerlo, lo nascose in una cassa di legno e lo affidò a Proserpina (Persefone), regina degli Inferi: a suo tempo sarebbe venuta a riprenderselo.
Se non che Proserpina aprì la cassa e vide il bimbo: e quando Venere giunse a richiederglielo, ella non volle più restituirlo.
La contesa fu portata dinanzi a Giove e questi deliberò che Adone passasse la metà dell’anno con Venere e l’altra metà con Proserpina.
Venere lo crebbe gentile e ardito e, stregata dalla sua sfolgorante bellezza,  lo amò appassionatamente.
Ares (Marte) occortosi di avere un pericoloso rivale, prese le forme di un cinghiale, si avventò su Adone e lo uccise con un colpo di zanna. Venere accorse, ma troppo tardi; non potè richiamare in vita l’amato giovinetto; potè solo piangerlo acerbamente e tramutarlo nell’anemone colore di porpora.
Afrodite si rivolse a Zeus per ottenere che Adone ritornasse in vita, ma Persefone si rifiutò di renderlo. Su consiglio di Calliope, per mettere pace fra le due dee, si stabilì che Adone vivesse sei mesi sulla terra e sei mesi nell’Ade. Ma allo scadere del termine Afrodite non rispettò i patti e così dovette intervenire nuovamente Zeus. Egli stabilì che Adone doveva essere libero quattro mesi all’anno, quattro mesi con Afrodite e quattro con Persefone.

Adone è diventato un simbolo della vegetazione che muore in inverno (Persefone) e torna sulla terra nella primavera  (Afrodite).
Anche se meglio conosciuto come una divinità greca Adone era, tuttavia, nato in Siria , dove fu adorato sotto il nome semitico per Tammuz, un giovane dio, collegato alla vita, morte e risurrezione, essendo associato alla tempistica dell’agricoltura. Inoltre, il nome Adone deve venire dal mondo semitico ove Adonai è un’espressione che vuol dire Mio Signore. Si tratta di un dio che unisce in sé gli elementi di varia origine, dimostrando il grande sincretismo religioso prodotto dagli antichi greci infatti Adone ebbe templi nella maggioranza delle città greche, e pure in Egitto, nella Persia, in Assiria e in Giudea.

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