Il Parnaso nella mitologia greca

 Il monte Parnaso (o semplicemente Parnaso, del greco antico Παρνασσός/Parnassós) è una montagna del centro della Grecia, che domina la città di Delfi. Particolarmente venerato nell’antichità, era dedicato sia dio Apollo che alle nove Muse delle quali era una delle due residenze. L’ origine del nome è probabilmente preellenica. Sembrerebbe che, originariamente, la vetta del Parnaso, come quello dell’Olimpo sia stata considerata come il sacro luogo della ierogamia[1] del cielo (Urano) e della terra (Gaia), essendo noto che il santuario di Delfi era consacrato a Gaia, prima di esserlo ad Apollo. Nelle metamorfosi d’ Ovidio, la vetta di questa montagna è il “solo posto della terra che le acque non poterono coprire”, in occasione del diluvio causato dagli dei, ed è il posto dove la barca di Deucalione si arenò.[2]
L’omonimia con la zona parigina di Montparnasse non è fortuita: gli studenti del Quartiere latino avevano nominato con humour  monte Parnaso un mucchio di macerie che formavano, prima del 1725, una collina artificiale sull’attuale centro tra il boulevard di Montparnasse ed il boulevard Raspail. mantegnaparnaso2

 

 

Invito all’Eràno (Saffo, fr. 5-6 D.)

Venite al tempio sacro delle vergini
dove più grato è il bosco e sulle are
fuma l’incenso.
Qui fresca l’acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo è all’ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Qui il prato ove meriggiano i cavalli
è tutto fiori della primavera,
e gli aneti vi odorano soavi.
E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d’oro
chiaro vino celeste con la gioia.

versione di Salvatore Quasimodo

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[1] La ierogamia (dal greco ιερογαμία, “matrimonio sacro”) è un rito che simboleggia l’accoppiamento tra due divinità o tra un dio e un mortale[citazione necessaria].
Solitamente celebrato in primavera, è un antico rituale in cui i partecipanti ritenevano di poter ottenere una profonda esperienza religiosa tramite rapporti sessuali[citazione necessaria]. I partecipanti assumevano le caratteristiche delle divinità, spesso fungendo da tramite per la divinità in questione. Con la loro unione garantivano fertilità a loro stessi, alla terra ed al popolo. Il rito era spesso praticato dal monarca e dalla personalità che guidava la religione dominante.
[2] Il mito di Deucalione e Pirra è uno delle moltissime varianti, rintracciabili in quasi ogni religione, sul tema del diluvio universale. Deucalione e Pirra, rispettivamente figli di Prometeo e Epimeteo, erano due anziani coniugi senza figli, scelti per salvarsi dal diluvio che sarebbe caduto sulla terra e quindi per far rinascere l’umanità. Su ciò che avviene dopo il diluvio esistono due versioni, che comunque portano allo stesso epilogo.
Secondo una prima versione essi hanno, come premio per la loro virtù, diritto ad un desiderio, ed essi chiedono di avere con loro altre persone. Zeus consiglia allora ai due superstiti di gettare pietre dietro la loro schiena, e queste non appena toccano terra si mutano in persone, in uomini quelle scagliate da Deucalione, in donne quelle scagliate da Pirra.
Secondo un differente racconto l’idea di gettare pietre deriva da una profezia dell’oracolo di Temi, che indicava ai due di lanciare dietro di loro le ossa della loro madre. Essi comprendono allora che l’oracolo si riferisce alla Terra, ricordiamo che entrambi sono figli di Titani, e agiscono di conseguenza.
Il mito è spesso collocato nell’Epiro, sull’Etna od in Tessaglia.


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