Dionisio (Bacco), il dio del vino

Dioniso, originariamente dio della fertilità, è famoso come dio del vino.

Zeus, seduto su una roccia, dà alla luce, dalla sua coscia, il dio Dioniso. Hermes sta impugnando lo scettro reale di suo padre in una mano e nell'altra la bacchetta di araldo. Viene anche mostrato con stivali alati e petasos (cappello da sole).

Nato dalla tragica relazione adulterina tra Zeus e Semele, figlia del re di Tebe (1). Una volta scoperta la tresca tra i due amanti e che Semele avrebbe presto avuto un figlio da Zeus, Era, rosa dalla gelosia decise di vendicarsi: travestita da vecchia consigliò alla donna di chiedere a Zeus di rivelarle la sua vera identità.

Statua di Dioniso del II secolo, esposta al Louvre.

Quando Semele domandò all’amante chi fosse veramente, Zeus l’accontentò ma la donna venne uccisa dallo splendore del fuoco divino. Fuoco che contemporaneamente donò l’immortalità al figlio che stava aspettando e che Zeus, per salvarlo dalle ire della sua legittima consorte, nascose, non ancora nato, nella sua coscia.

Una volta nato, Zeus l’affidò alla sorella di Semele ma Era, furente, fece impazzire i genitori adottivi del piccolo che venne quindi affidato a Ermes che lo portò, sano e salvo, sul monte Nisa, in Beozia. Una volta diventato adulto e resosi conto che nessuno credeva alle sue origini divine, lasciò la Grecia e vagabondò per l’Asia dove imparò ad affinare i suoi poteri. Rientrato in patria, riconosciuto quale figlio di Zeus , fece finalmente parte a pieno diritto dell’Olimpo.

 Dio del vino, rappresenta l’istinto umano in tutte le sue forme e in suo onore si celebravano delle feste che furono la base della splendida tragedia greca. In queste feste partecipavano le Baccanti, dette anche Menadi. Per influenze frigie, il suo culto assunse carattere orgiastico, con feste chiassose e disordinate per l’ebbrezza dei partecipanti.
Le Dionisie venivano celebrate quattro volte all’anno: piccole Dionisie (gennaio), Lenee (gennaio-febbraio), Antesterie (febbraio-marzo), grandi Dionisie (marzo-aprile).

La figura di Dioniso ci viene presentata da Ovidio nelle Metamorfosi e nell’Ars Amatoria e da Catullo nei Carmina.

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(1) Le notizie relative alle modalità della nascita di Dioniso sono intricate e contrastanti. Sebbene il nome di suo padre, Zeus, è indiscusso, quello di sua madre è invece vittima di numerose interpretazioni di autori. Alcuni dicono che il dio fosse frutto degli amori del dio con Demetra, sua sorella, oppure di Io, o ancora di Lete; altri ancora lo fanno figlio di Dione, oppure di Persefone.
Quest’ultima versione, nonostante non sia molto accettata dai mitografi, non è comunque stata scartata del tutto. In alcune leggende orfiche, la madre di Dioniso è definita “la regina della morte” il che fa appunto pensare a Persefone. Zeus stesso, innamoratosi di sua figlia, che era stata nascosta in una grotta per volere di Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere. La fecondò, e la fanciulla partorì così due bambini, Zagreo e lo stesso Dioniso.

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