Dall’androginia alla sessualità

La mitologia ci dice che gli uomini furono creati, all’inizio, sia unicamente come maschi sia come androgini,[1] ed in seguito gli dei crearono la prima donna, Pandora, per punire e prendere in trappola l’uomo, utilizzando allo scopo Epimeteo che accetta il bel regalo.
Anche Adamo, secondo il racconto biblico, ebbe una compagna solo in un secondo tempo «…perché non è bene che un uomo sia solo».

Non possiamo resistere al piacere di ricopiare qui qualche passo di uno dei più bei miti platonici, fra le più belle pagine del Simposio (noto anche con il titolo di Convivio), dove questo mito è raccontato da Aristofane.

Nessuno è andato così «lontano» nel mistero della sessualità, nella sua vocazione unitaria, unificatrice e non solo riproduttiva, e in ciò che è la traccia, in essa, di una caduta, un segno di sottomissione e dunque, fatalmente, di insubordinazione.
Faccio notare anche, fra l’altro, che molte mitologie conoscono questa scissione per cui, a partire dall’Uno, è prodotto il due, e la distanza che, in seno al due, si scava e si tende, come per esempio quella che separa il Cielo dalla terra, nei primi tempi ancora intimamente abbracciati.

«In origine, c’erano tre specie di esseri umani: il maschio, la femmina e un terzo, costituito dai due precedenti insieme. Ma questo essere non esiste più e solo il suo nome è rimasto. Questo nome è «androgino» perché appunto riuniva in sé il maschio e la femmina.
Aveva l’aspetto di una sfera… Un’unica testa riuniva i suoi due visi con quattro orecchie… Essi avevano un corpo vigoroso e molta determinazione. Così un giorno decisero di arrampicarsi fino al cielo per combattere gli dei… Zeus valutò allora con gli altri dei la decisione da prendere. La questione non era semplice.
Gli dei non ci tenevano affatto ad annientare gli uomini fulminandoli, come avevano fatto un tempo con 
i giganti, poiché non avrebbero più ricevuto da loro offerte e sacrifici. Ma del resto, non potevano tollerare l’insolenza e l’audacia dei mortali. Così, dopo aver a lungo riflettuto e ponderato, Zeus dichiarò agli altri dei: «Credo di aver trovato un modo per risparmiare gli uomini e punirne l’arroganza. Bisogna diminuire la loro potenza. Li separerò in due e così li indebolirò». …Il dio agì di conseguenza. Separò gli uomini in due, esattamente come si dividono le Uova quando le si vuole salare… Nel desiderio di ritrovare l’unità primaria, le metà si lasciavano morire di fame e d’inazione, perché non volevano far niente l’una senza l’altra. Quando una delle metà periva, quella che sopravviveva ne cercava un’altra, alla quale si univa, sia che fosse una metà-donna o una metà-uomo e così la razza si stava estinguendo. Allora Zeus, mosso da pietà, inventò un’altra soluzione: mise sul davanti gli organi genitali, che fino ad allora si trovavano dietro. Infatti, precedentemente, quegli androgini non concepivano l’uno nell’altro ma spargendo il seme sulla nuda terra come le cicale. Zeus mise dunque gli organi sul davanti e così il concepimento avvenne per congiunzione del maschio con la femmina. Da qui proviene l’amore che proviamo naturalmente gli uni per le altre. L’amore ci permette di ritrovare la nostra unità primaria; di riunire le metà separate e rivivere così la nostra antica perfezione». (Da II Convivio).

_____________________

[1] Androgino è un termine che viene talvolta considerato e usato come sinonimo di ermafrodito. Questa equivalenza tuttavia non è tecnicamente esatta, poiché ermafrodito è il termine tecnico che, in zoologia e in botanica, indica la presenza contemporanea in un individuo di apparati e caratteri sessuali maschili e femminili che produce comportamenti differenti a seconda delle specie in cui si manifesta e la modalità riproduttiva tipica delle specie interessate. L’organizzazione riproduttiva delle lumache e delle ostriche, ad esempio, si definisce ermafroditismo e non androginia.
Il termine androgino invece non è usato in ambito scientifico, non fa in alcun modo riferimento alle modalità di riproduzione o all’orientamento sessuale (pertanto non è neanche sinonimo di bisessuale). Viene invece usato per indicare in un individuo la coesistenza di aspetti esteriori, sembianze o comportamenti propri di entrambi i sessi.(fonte Wikipedia)

Questa voce è stata pubblicata in greco-romana e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.