Il cervello non ha sesso

Tutti i cervelli hanno sia caratteristiche maschili che femminili, c’è molto rosa nell’azzurro, e molto azzurro nel rosa

Tutti i cervelli hanno sia caratteristiche maschili che femminili, c’è molto rosa nell’azzurro, e molto azzurro nel rosa“. Daphna Joel fa ricerca all’università di Tel Aviv. E’ una specialista in neuroscienze e recentemente ha allargato il campo dei suoi studi alla relazione tra il genere e il cervello. “Non esistono cervelli maschili e femminili, ognuno è un mosaico unico“, ha spiegato intervenendo al convegno ‘Ha un sesso il cervello?‘ presso il Tempio di Adriano di Roma organizzato da Brainforum in omaggio a Rita Levi Montalcini.

Joel ha illustrato il suo studio, con il quale ha invertito il metodo delle ricerche precedenti: invece di cercare le differenze che potrebbero consentire di distinguere il cervello di un maschio da quello di una femmina, ha verificato se esistano gruppi di caratteristiche che viaggiano sempre insieme: e ha scoperto che non esistono. “Il lavoro di Joel è uno dei rari casi in cui la scienza coincide col buon senso e di questo le siamo grati“, ha sintetizzato Simona Argentieri, psicanalista. “Da duemilacinquecento anni, fin dai tempi di Aristotele, il tema attrae e incuriosisce“, ha spiegato Fiorenzo Conti, presidente della società italiana di neuroscienze, illustrando i risultati di uno studio compiuto sui vermi. Nei vermi (che si dividono in maschi ed ermafroditi) hanno scoperto che alcune sinapsi dipendono dal genere. Insomma che nei maschi alcuni neuroni sono collegati in un modo, e nelle femmine in un altro.

cervelloNon solo ma, cambiando (con alcune tecniche complesse) il sesso del verme, anche le sinapsi cambiano di conseguenza. “Questo cosa ci dice? Che, anche se è vero quello che dice Joel, non c’è ancora una risposta definitiva“, ha spiegato. D’altra parte, ha sottolineato Martine Ammassari-Teule, dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr, con qualche furbizia è possibile far dire alle ricerche sul comportamento nel mondo animale quel che si vuole. Per esempio, se mettiamo due topi nell’acqua, un maschio e una femmina, e misuriamo quanto ci mettono a individuare una piattaforma galleggiante, il maschio ci metterà mediamente di meno. Ma se li sottoponiamo a stress, per esempio mettendoli in acqua molto fredda, ci metterà di meno la femmina. A seconda delle condizioni ambientali, insomma, potremo giungere a conclusioni opposte. Addirittura c’è un tipo di ratto che in ambiente di montagna è poligamo e in pianura è monogamo.

Ho fatto un esperimento sui miei studenti – racconta Antonio Fantoni, una vita da professore di genetica alla Sapienza di Roma -. Nello scritto chiedevo sempre di risolvere un problema mentre l’orale era su un argomento a scelta, ovviamente di genetica. Dicevo ‘fatemi una domanda a cui non so rispondere e vi do la lode’. Fino a 30 anni fa le ragazze sull’argomento a scelta facevano meno bene dei maschi. Ripetevano la lezione ma elaboravano poco. Da 15 anni a questa parte si è invertito il meccanismo, e ho dovuto dire ai ragazzi ‘accendete il cervello come fanno le vostre colleghe’. La situazione è cambiata molto. Fino a un po’ di tempo fa i maschi nelle famiglie erano i campioni e le femmine erano le principesse, ora mi sembra che non sia più così. Credo che siano le famiglie a essere cambiate“.

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Stralcio da un articolo di Ilaria Quattrone

Per approfondire: meteoweb.eu

 

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L’oceano di Europa, una delle 60 lune di Giove, ha una chimica adatta alla vita?

Sarebbe infatti simile a quella degli oceani terrestri, dove hanno avuto origine le prime creature viventi sul nostro pianeta. A svelarlo è uno studio della Nasa

europa

Molti astronomi ritengono che Europa, una delle oltre 60 lune di Giove, nasconda un segreto: un enorme oceano di acqua salata. Un mondo sommerso protetto dalla superficie ghiacciata del pianeta, in cui potrebbero esistere condizioni favorevoli per lo sviluppo di forme di vita extraterresti. Un’ipotesi suggestiva, che oggi riceve nuove conferme da una ricerca del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che dimostra come le condizioni presenti su Europa sono compatibili con una produzione di ossigeno e idrogeno paragonabile a quella del nostro pianeta. Ovviamente, sempre che l’oceano di Europa esista realmente.

Per ora infatti non ci sono ancora prove certe di cosa nasconda la crosta gelata di questa luna. Ma per gli scienziati la presenza di acqua è estremamente probabile, per via delle interazioni gravitazionali con Giove che riscalderebbero lo strato di ghiaccio al di sotto della superficie, mantenendolo allo stato liquido. È per questo che i ricercatori della Nasa hanno deciso di indagare le caratteristiche chimiche che potrebbe avere un simile oceano.

Quello che stiamo facendo – spiega Steve Vance, planetologo della Nasa che ha coordinato la ricerca – è analizzare un oceano alieno utilizzando metodi sviluppati per studiare i movimenti di energia e nutrienti all’interno degli ecosistemi terrestri. In particolare, il bilanciamento di idrogeno e ossigeno sarebbe un motore importante della chimica di un simile oceano, e sarebbe fondamentale per qualunque forma di vita dovesse abitarci”.

Nel loro studio, i ricercatori hanno calcolato la quantità di idrogeno che potrebbe essere prodotta dall’interazione tra l’acqua salata del suo oceano e le rocce del fondale, in un processo chiamato serpentinizzazione: una serie di reazioni chimiche che coinvolgono sostanze ossidanti e producono, oltre a diversi minerali di scarto, anche idrogeno liquido. Per comprendere in che modo questo processo può aver alterato la composizione chimica dell’oceano di Europa, i ricercatori hanno dovuto simulare le modifiche avvenute sul fondale del pianeta, che crepandosi per milioni di anni dopo la sua formazione ha continuato a esporre nuovi strati di roccia all’azione serpentinizzante dell’acqua.

Dai loro calcoli, le crepe del fondale di Europa dovrebbero estendersi fino a una profondità di circa 25 chilometri, molto più a fondo quindi dei cinque o sei chilometri che si osservano sul nostro pianeta. Una volta stabilita la presenza di idrogeno, spiega Vance, quel che manca per ottenere una composizione chimica adatta alla vita sono ossigeno e altre sostanze ossidanti, e in quantità paragonabili. Su Europa queste potrebbero arrivare dalla sua superficie ghiacciata, dove le radiazioni provenienti da Giovescindono le molecole di H2O, producendo ossigeno che viene poi assorbito dalle acque sottostanti. Le condizioni, concludono i ricercatori, sono quindi paragonabili a quelle presenti nei nostri mari.

Gli ossidanti provenienti dal ghiaccio sono come il polo positivo di una batteria, e le sostanze chimiche prodotte sul fondale, chiamate riducenti, sono come quello negativo”, chiarisce Kevin Hand, ricercatore del Jet Propulsion Laboratory che ha collaborato allo studio. “Quello che resta da comprendere è se esistano forme di vita e processi biologici che completano questo circuito, ed è per scoprirlo che la Nasa ha deciso di esplorare Europa”. La missione della Nasa infatti è già in fase avanzata di sviluppo, e l’agenzia dovrebbe lanciare una sonda in direzione della luna di Giove entro i prossimi 10 anni.

Articolo di Simone Valesini su: wired.it

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L’utilizzo eccessivo di smartphone provocherebbe deficit di attenzione e iperattività

Che l’utilizzo, sempre più intensivo, dello smartphone non abbia delle ricadute positive sulla nostra salute, sembra ormai un dato di fatto.
Dai problemi legati alla postura, al tunnel carpale fino all’insorgenza della depressione, i danni provocati dai device sono da tempo segnalati dagli esperti.
Ma una nuova conseguenza, davvero dannosa, sulla nostra salute potrebbe essere direttamente collegata alla “smartphonemania” come è stata chiamato l’utilizzo compulsivo dei dispositivi mobili. Secondo una ricerca presentata a margine della conferenza “Computer human interaction”, in California, gli studiosi hanno rivelato come si stanno moltiplicando i sintomi tipici della ADHD, cioè dei problemi relativi alla iperattività ed al deficit di attenzione. 

smartphone

Deficit di attenzione tra le conseguenze dello smartphone

La ricerca ha coinvolto oltre duecento studenti universitari che sono stati divisi in due differenti gruppi: uno nel quale i giovani potevano usare il device come meglio credevano mentre agli altri era severamente vietato. I risultati sono stati chiari: la metà che aveva avuto la possibilità di utilizzare lo smartphone mostravano chiari sintomi della Sindrome di ADHD con deficit di attenzione e iperattività a differenza degli studenti dell’altro gruppo. Di certo non è possibile affermare che l’uso degli smartphone provochi la Sindrome di ADHD, come sottolineato dagli studiosi, ma ne favorisce sicuramente i sintomi.

fonte: scienzenotizie.it

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Maya: un’altra città scoperta nel cuore dello Yucatan

Erano diversi secoli che le antiche rovine di una città dei Maya erano nascoste nel sud del Messico. Un insieme intricato di rami ed alberi della foresta pluviale che impediva il passaggio all’uomo da centinaia di anni. Ma un quindicenne, utilizzando Google Map, è riuscito a scoprire la città dall’alto. Cercare sul motore di ricerca più famoso al mondo è stato, però, solo un passaggio successivo. Il giovane ha infatti prima scoperto come le diverse città dei Maya, seguissero le costellazioni.

maya città

Archeologia, quindicenne scopre città nascosta dei Maya

Un collegamento affascinante tra gli antichi centri abitati e lo spazio che ha permesso di scoprire l’antichissima città. Delle tre stelle analizzate in una determinata area del cielo, infatti, il piccolo ricercatore ha scoperto che ad una non corrispondesse una città. Ed ecco che sono iniziate le ricerche; è bastato analizzare delle semplici immagini satellitari per scoprire un insediamento che ai più esperti era da sempre sfuggito. La città nascosta si trovava nel cuore della giungla dello Yucatan, in Messico ed ospita una grande piramide al centro, circondata da una trentina di edifici.

tratto da: scienzenotizie.it

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