Oggi termina una missione storica: addio Rosetta

Rosetta ci riserva di un finale straordinario, con una discesa controllata sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko

Rosetta addio, oggi alle 12:40 circa il D-Day della storica missione dell’Esa che ha portato per la prima volta una sonda su una cometa. Dopo quasi 12 anni di missione, Rosetta ci riserva di un finale straordinario, con una discesa controllata sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, calcolato nella zona di Ma’at. E questa avventura unica parla molto anche italiano. La sonda Rosetta, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è infatti frutto anche della capacità industriale e accademica del nostro Paese. Il colosso aerospaziale Leonardo ha gestito la progettazione e la realizzazione degli strumenti scientifici sviluppati con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, Università Parthenope di Napoli, Politecnico di Milano e l’Università di Padova-Cisas. Intanto per gli scienziati dell’Esa non è semplice prevedere come si evolveranno gli ultimi minuti di vita della sonda, quindi sono tutti col fiato sospeso.

missione Rosetta cometaE’ ormai è iniziato il conto alla rovescia per la conferma della fine della missione, prevista dalla sala di controllo principale dell’Esa alle 1320 circa ora italiana. A guidare Rosetta nel suo viaggio conclusivo sulla cometa è Andrea Accomazzo, Capo della divisione Missioni Interplanetarie dell’Esa. Rosetta è ‘lanciata’ verso la sua cometa 67/P intorno alla quale è in orbita da due anni, cioè dal 6 agosto 2014, quando ha raggiunto l’obiettivo della missione dopo un viaggio lungo dodici anni. La missione di Rosetta è iniziata il 2 marzo 2004 e da quel giorno la sonda ha compiuto una lunga strada attraverso il sistema solare. Circa tre mesi dopo il suo arrivo intorno alla cometa 67/P, la sonda ha rilasciato il lander Philae approdato sul corpo celeste il 12 novembre 2014. “Dopo due anni con la cometa, inviando informazioni di una ricchezza scientifica senza precedenti durante il suo massimo avvicinamento al Sole, Rosetta e la cometa si stanno ora dirigendo di nuovo oltre l’orbita di Giove” spiegano gli scienziati dell’Esa. Viaggiando “sempre più lontano dal Sole come non mai prima, ed affrontando una significativa riduzione dell’energia solare, che è necessaria affinchè sia operativa, il destino di Rosetta è fissato: seguirà Philae sulla superficie della cometa” aggiungono. In questi anni di lavoro nello spazio, Rosetta ha fornito “molti indizi importanti per gli scienziati, indizi – rileva l’Esa – da mettere insieme per risolvere le questioni chiave in materia di origine ed evoluzione della cometa, il suo posto nel sistema solare primordiale ed il possibile ruolo delle comete nel trasportare ingredienti considerati cruciali per la comparsa della vita sulla Terra, tra cui acqua e materiali organici“.Rosetta sta continuando a raccogliere importanti dati scientifici durante la complessa manovra, iniziata ieri e gestita nella sala di controllo principale dell’Esa a Darmstadt, in Germania, dal team Esoc (European Space Operations Centre), supportato da personale di Telespazio Vega Deutschland, società controllata da Leonardo-Finmeccanica coinvolta nel programma Rosetta  dalla fine degli anni ’90, quando Esoc iniziò la pianificazione della missione. Queste ultime ore di discesa della sonda verso la sua cometa, “danno a Rosetta un’occasione unica per fare molte misurazioni, compreso analizzare gas e polvere il più vicino alla superficie della cometa che sia mai stato possibile finora, e scattando immagini ad alta risoluzione del nucleo della cometa, compresi i pozzi aperti della regione di Ma’at dove è previsto avvenga il suo impatto controllato con la cometa” assicura l’Esa. Questi dati, evidenzia l’Agenzia Spaziale Europea, “dovrebbero essere trasmessi durante la discesa e fino al momento dell’impatto finale, dopo il quale le comunicazioni con la navicella non saranno più possibili“. E per Rosetta sarà ‘game over’.

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Un enorme oceano liquido nascosto nelle viscere di Plutone?

Un pianeta piccolo, ma ricco di interesse. Plutone, uno degli ultimi corpi celesti per distanza dal Sole, si sta rivelando molto più affascinante del previsto. È la sonda New Horizons della NASA a svelarci le caratteristiche di questo pianeta relegato alla periferia del Sistema Solare.
Le ultime indagini dell’Università Brown degli Usa hanno puntato i riflettori sulle caratteristiche “interne” del piccolo corpo celeste notando delle variazioni nella massa. È lo Sputnik Planum ad essere analizzato, una vasta area centrale di Plutone, famosa per la forma a cuore.

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Plutone, un oceano sotto la superficie del pianeta nano?

Una zona pianeggiante prodotta a seguito di un impatto meteorico. Ed è proprio questa sua natura dovrebbe indicare ad una densità minore rispetto al resto del pianeta. “Un buco nel suolo” come sottolineano gli esperti che si sarebbero aspettati una diminuzione della massa. Le ricerche effettuate attraverso uno studio pubblicato sull’Astrophysical Resarch Letters, hanno portato alla scoperta del fenomeno contrario: cioè un un aumento della densità del materiale sotterraneo. Un fenomeno che, come spiegato dagli studiosi, potrebbe essere spiegato dall’esistenza di un enorme oceano liquido nascosto nelle viscere di Plutone, a 100 chilometri di profondità.

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E’ stato possibile leggere il famoso rotolo di En Gedi

di  Angelo Petrone

I ricercatori dell’Università di Gerusalemme sono riusciti a leggere il famoso rotolo di En Gedi, un testo che riprende uno dei cinque libri della Bibbia.
Un reperto in pessime condizioni composto da pagine impossibili da sfogliare. E’ il famoso rotolo di En Gedi, un manoscritto in ebraico considerato come la più antica rappresentazione della Bibbia. In realtà la collocazione temporale del rotolo è del tutto incerta e va dal IV secolo a.C al I d.C. Il testo riprende uno dei cinque libri che compongono la Bibbia: il Levitico. Si tratta di un insieme di indicazioni relative alla società ebraica del tempo.

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Rotolo di En Gedi, letto il più antico reperto della Bibbia

Il ritrovamento di questa preziosissima fonte risale agli anni settanta e fu realizzato in un’oasi sulle sponde del Mar Morto, dal nome di En Gedi. Una località non casuale per la presenza, fin dall’ottavo secolo avanti Cristo, di un insediamento di Ebrei. Sono tante le sventure che il frammento della Bibbia ha dovuto superare. Nel seicento, in particolare, un incendio ne compromise quasi del tutto la leggibilità. Ma le ultime tecnologie hanno consentito di “leggere” il manoscritto senza sfogliarlo, operazione che lo avrebbe definitivamente distrutto, attraverso le rilevazioni 3D. Le varie frasi, composte solo da consonanti, riprendono esattamente il testo della Bibbia ebraica confermando l’autenticità della scoperta.

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Un’antichissima civiltà è vissuta senza guerra per sette secoli

Vivere senza guerra è possibile. E’ il messaggio che sembrerebbe scaturire dagli scavi realizzati in Asia, in una vasta regione compresa tra il Pakistan, l’Afghanistan e l’India. Una serie di ricerche hanno visto gli archeologi ricostruire le caratteristiche di un’antichissima civiltà vissuta tra il 2600 ed il 1900 a.C. I numerosi scavi, realizzati a partire dagli anni venti, hanno portato alla scoperta di vari tipi di gioielli, di utensili di tutti i tipi, ma mai di armi, né cavalli. Si tratta di un esempio più unico che raro di civiltà mai in guerra nel corso della sua lunga storia.

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Archeologia: civiltà vissuta senza guerra per sette secoli

Ma la mancanza di spade e lance è solo una delle sorprese che hanno stupito gli esperti. All’inesistenza di qualsiasi tipo di arma si aggiunge, infatti, anche l’assenza di palazzi reali o templi che farebbero presupporre anche una sorta diuguaglianza sociale, anch’essa non comune nella storia delle civiltà. Insomma il popolo stanziato nella Valle dell’Indo sembra appartenere ad un mondo irreale, di pura utopia. A descrivere le straordinarie caratteristiche di questa antichissima civiltà è una ricerca di  Andrew Robinson pubblicata sul giornale specializzato New Scientist.

stralcio tratto da: scienzenotizie.it

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