Veloci lampi radio generati dagli alieni?

Non è esclusa l’origine di civiltà aliene: l’ipotesi shock di un gruppo di ricercatori del Centro di Ricerca Harvard-Smithsonian

Da sempre considerati come i fenomeni più misteriosi in assoluto, i lampi radio rappresentano un mistero ancora irrisolto e potrebbero avere una spiegazione davvero inaspettata. Ad avanzare un’ipotesi inedita sono i ricercatori del Centro di Ricerca Harvard-Smithsonian sulle pagine della rivista Astrophysical Journal Letters. In pratica, secondo gli studiosi, potrebbe essere un civiltà aliena che, dotata di una tecnologia avanzata, riuscirebbero a produrre brevissimi ed intensi lampi radio. 

Lampi radio veloci: potrebbero essere generati dagli alieni

Registrato per la prima volta dieci anni fa, il fenomeno è apparso immediatamente misterioso e difficilmente studiabile per l’incredibile distanza da cui proviene. Ma le teorie per spiegarne l’origine sono state davvero tante negli anni e quasi mai verificabili. Dai buchi neri alle stelle super massicce alle stelle di neutroni: a propagare i lampi radio potrebbero fonti di energia molto potenti. E la civiltà aliena si inserisce tra le possibili spiegazioni del fenomeno. In pratica, secondo i ricercatori, gli alieni potrebbero essere dotati di grandi generatori, dalle dimensioni simili a pianeti, per spingere dei veicoli spaziali a forma di vela. Anche se le perplessità, nel mondo scientifico, non si contano, anche i ricercatori italiani dell’Inaf hanno confermato come i calcoli, per suffragare l’ipotesi, siano ineccepibili e non confutabili con le conoscenze attuali.

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Decine di nuovi quasar aiutano a far luce sul Cosmo primordiale

La scoperta di decine di nuovi quasar sta aiutando gli astronomi a fare, letteralmente, luce sulle caratteristiche del Cosmo primordiale

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Alla fine del 2016 un team internazionale di astronomi, coordinati dal Kavli Institute for Astronomy and Astrophysics (KIAA) presso la Peking University cinese, annuncia, su The Astrophysical Journal, la scoperta di decine di quasar estremamente distanti. Una scoperta – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – che raddoppia il numero di oggetti di questo tipo noti agli studiosi.

Oggi, a pochi mesi di distanza, tre astrofisici della Kavli Foundation, dopo un’approfondita analisi dei dati, spiegano in un meeting organizzato dalla stessa Fondazione in California, perché questi quasar, tra gli oggetti più luminosi del Cosmo, “aiuteranno a svelare le origini dell’Universo”, e la connessione tra galassie e buchi neri.

Possiamo immaginare i quasar come fari che illuminano l’oscurità dell’Universo precoce – spiega Roberto Maiolino, direttore del Kavli Institute for Cosmology, Cambridge (KICC), presso la Cambridge University -. I quasar, infatti, ci aiutano a capire la fisica delle galassie primordiali”.

Gli studiosi, grazie ai dati dello Sloan Digital Sky Survey e del Pan-STARRS survey, sottolineano che i nuovi quasar mostrano le regioni dell’Universo bambino in cui la materia era più densa. “Queste regioni – spiegano gli esperti della Kavli Foundation – rappresentano le aree dove i grandi cluster galattici che osserviamo adesso hanno avuto origine”.

quasar (Quasi-stellar radio source) sono buchi neri supermassicci situati al centro di enormi galassie. La loro straordinaria luminosità è originata da gas e polveri che precipitano nei buchi neri, ingoiate dal loro abbraccio gravitazionale.

I dati sui nuovi quasar – concludono gli esperti – ci aiuteranno, inoltre, a capire perché quasi tutte le galassie ospitano nel loro cuore buchi neri supermassicci. E chi tra i buchi neri e le galassie, si è originato per primo”.

 

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Scoperta a Il Cairo una colossale statua di Ramses II

La statua è alta oltre otto metri e potrebbe raffigurare il faraone Ramses II ed adornava la città di Eliopoli dedicata al Dio Sole.

Non potevano credere ai loro occhi gli archeologi che, nelle ore scorse, hanno recuperato dal fango un’imponente statua di oltre otto metri. Si tratta di una probabile raffigurazione di Ramses, il celebre faraone che regnò tre millenni fa nell’antico Egitto. La struttura è composta da quarzite ed è stata realizzata con grande maestria. La scoperta è avvenuta nella periferia di Il Cairo, in un’area oggi degradata, ma che un tempo ospitava la città sacra di Eliopoli, l’insediamento antico dedicato al Dio Sole.

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Egitto, colossale statua di Ramses scoperta a Il Cairo Fonte: XINHUA / EYEVINE

Ramses II è stato uno dei faraoni più importanti e celebri dell’Antico Egitto con un regno dalla durata di ben 66 anni. Un periodo durante il quale il sovrano ingrandì l’estensione del paese raggiungendo ad est la Siria e conquistando, a sud, l’antico regno di Nubia, nell’attuale Sudan. La costruzione del tempio dedicato al Dio del Sole ad Eliopoli, fu una delle grandi opere ideate dal sovrano più famose e celebrate dai contemporanei che descrissero la costruzione come più imponente di Luxor. La statua scoperta si compone del busto e di una parte del volto, compresa la corona che ne adornava la testa.

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di Angelo Petrone  tratto da: scienzenotizie.it

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Gli esopianeti, scoperti intorno alla stella Trappist-1, sono stati osservati anche dal telescopio Kepler

Rappresentazione artistica del sistema TRAPPIST-1, che mostra i sette pianeti in varie fasi. Quando un pianeta transita sul disco della nana rossa, come accade a due dei pianeti mostrati, crea un abbassamento nella luce della stella visibile dalla Terra. Credit: NASA

Gli esopianeti simili alla Terra (tre in particolare) scoperti il 22 febbraio intorno alla stella Trappist-1 sono stati fotografati anche dal telescopio spaziale Kepler della NASA.
I nuovi dati racconti consentiranno di effettuare nuove misurazioni sui pianeti e calcolare meglio orbita e massa di quello più lontano dalla stella.
Il sistema planetario (che si trova a 40 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Acquario) scoperto dal telescopio spaziale Spitzer, è stato osservato anche da Kepler per 74 giorni di seguito, dal 15 dicembre 2016 al 4 marzo 2017: è stata la più lunga campagna di osservazioni che ha avuto come obiettivo il sistema.
Il telescopio ha raccolto dati sui cambiamenti della luminosità della stella, dovuti al transito dei pianeti, e le informazioni aiuteranno a comprendere meglio anche l’attività magnetica della stella ospite, Trappist-1, una stella nana ultrafredda, con una massa pari all’8% del nostro Sole.

Le immagini sono state diffuse ancora non elaborate, grezze: il completamento dell’elaborazione dovrebbe avvenire a fine maggio.

A cura di Filomena Fotia tratto da meteoweb.eu

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