A Machu Picchu si litiga… ma il tesoro è ancora da scoprire!

Machu Picchu, l’antica città inca, potrebbe nascondere un tesoro. Ne è convinto uno scienziato francese, ma non le autorità della regione peruviana di Cusco che gli hanno proibito l’accesso alle rovine.
Thierry Jamin pensa che possa trattarsi della più grande scoperta mai fatta all’interno del perimetro del sito archeologico. Dietro queste rovine si nasconderebbe la tomba dell’imperatore inca Pachacuti.

Machu Picchu

Machu Picchu

Una teoria su cui non sono tutti d’accordo: “Thierry Jamin – sostiene David Ugarte, direttore culturale della Regione di Cusco – sembra essere un avventuriero venuto qui in cerca di un tesoro e non per una ricerca scientifica”.
Lo studioso francese replica che le autorità peruviane vogliono prendersi il merito della scoperta. Uno scambio di accuse che alimenta il mistero della mitica Machu Picchu.

fonte: antikitera.net

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Straordinario video – Ripresa una “squadriglia” notturna UFO in volo su Cosenza

Un video ufo fantastico è stato inviato al C.UFO.M. acronimo di Centro Ufologico Mediterraneo.

Ecco il testo di una parte delle dichiarazioni dell’autore del filmato reso ai ricercatori inquirenti :
Invio in allegato un video fatto da casa mia in estate. Premetto che la qualità non è eccelsa, in quanto ho girato il filmato tramite telefono e per scarsa memoria dell’apparecchio il filmato è breve. Sottolineo ciò anche per descriverle l’inusuale comportamento di queste strane luci, che come si vede nel video erano sparse, tranne alcune raggruppate vicino. Queste hanno cominciato a roteare in maniera vertiginosa. Le luci più distanti si avvicinavano a questo “vortice di luce” come se fossero state richiamate con un qualche sistema. Poi da una forma a cerchio,finiscono d’un tratto di girare disponendosi a triangolo, ritornando quasi alla formazione iniziale del video. Per rendere l’idea: da qui una “luce” per volta schizza via,tutte in un unica direzione, verso est, a destra dell’immagine video, rimanendo ferme solo tre luci disposte sempre a triangolo. Dopo 10 secondi anche il triangolo di luce schizza via ad una velocità molto più consistete delle luci sganciate prima, sempre verso est”.

Terminata l’analisi del video, che è stato girato il 29 settembre 2011 e fin’ora inedito ed il cui originale e l’elaborazione si possono vedere su CUFOMCHANNEL di youtube, gli ufologi mediterranei sono rimasti alquanto sconcertati e perplessi tanto è incredibile quanto si osserva: gli ovni (oggetti volanti non identificati) sono una decina ed alcuni di essi, specie quelli del corpo centrale (che alcune volte sembra un solo velivolo le cui luci spesso sono disposte a croce), sono intermittenti dando l’impressione che comunicano, forse tra di loro, con una specie di codice. Questo aspetto, dice il presidente C.UFO.M. Angelo Carannante, sarà oggetto di un apposito studio per cercare di capire la presenza di un eventuale comportamento intelligente.
Tuttavia, aggiunge, meglio conservare la solita prudenza per cui non si escludono a priori delle lanterne cinesi, fuochi d’artificio oppure altre soluzioni di tipo convenzionale per spiegare l’origine di questi, fino ad ora, veri e propri ufo.

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Eugène Delacroix

Delacroix - autoritrattoPittore e incisore francese nacque a Charenton-Saint-Maurice nel 1798. Dopo aver ricevuto una buona preparazione umanistica al liceo, fu allievo poco brillante di Guérin e della Scuola di belle arti. Inizialmente romantico e grande amico e ammiratore di Géricault, di Victor Hugo e di Dumas, si dedica in seguito alla costruzione di grandi opere di vitalità, di passione e di potenza drammatica, spesso ispirate ai grandi della letteratura come Dante, Shakespeare, Byron, Goethe.
Il suo primo lavoro di grande impegno Dante e Virgilio (1822) stupì e lasciò ammirati i contemporanei. Seguirono altre tele dalla notevole forza espressiva per disegno, colore, luce: Il massacro di Chio, La morte di Sardanapalo, L’assassinio del vescovo di Liegi, Il ratto di Rebecca.
Di grande interesse anche le diciannove litografie che illustrano la traduzione del Faust. In diversi lavori echeggiano i ricordi di un viaggio in Marocco e in Spagna, mentre una specie di ossessione del mondo antico si manifesta con l’Ingresso dei crociati a Costantinopoli, la Giustizia di Traiano, la Medea, la Cleopatra, la Morte di Marco Aurelio. L’ultima fase della sua attività comprende le grandi composizioni murali di Palazzo Borbone e del Lussemburgo; del Salone della Pace dell’antico Hotel de la Ville, della cappella dei Santi Angeli, dove egli si rivela sempre attratto dalla maestà del mondo greco e romano, mentre si ispira ancora a Dante nei Campi Elisi della cupola del Lussemburgo. Tra le sue quasi 2000 opere si trovano quasi tutti i generi: soggetti storici, nature morte, paesaggi, soggetti di genere. E tutte le tecniche: affresco, olio, pastello, acquerello. Uomo di vasta cultura, ebbe idee chiare ed originali sull’arte che manifestò in un ricco epistolario, in un diario e in articoli, qualcuno dei quali di grande interesse, come quelli su Michelangelo e su Raffaello. Fu accolto nell’Accademia soltanto nel 1857 e morì a Parigi nel 1863

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Meteorite cade a Vaccarizzo Albanese, vicino Cosenza

Immagine d'archivio

Immagine d’archivio

Poc’anzi, quasi a monito ed a promemoria della nostra piccolezza spaziale, una notizia pubblicata dall’agenzia AGI ha attirato la mia attenzione. La notizia diceva: “Cosenza, 12 mag. – Un oggetto volante infuocato, probabilmente un meteorite, si e’ schiantato al suolo a Vaccarizzo Albanese, nel cosentino, provocando l’incendio di un boschetto. Paura tra la popolazione del luogo, scossa prima per la vista della scia luminosa nel cielo e poi per il fragore dell’impatto. Sul posto si sono recati i Vigili del Fuoco di Rossano, che stanno spegnendo le fiamme. Allertati anche i Carabinieri, che dovranno accertare esattamente di che tipo di oggetto si sia trattato.”

Ho riportato il tutto perché essere una parte, anche se infinitesimale, dell’Universo mi stimola ad una maggiore riflessione sulla materia e sullo spirito. E se con la materia siamo costantemente chiamati a confrontarci, con lo spirito, viceversa,  posterghiamo la ricerca del nostro interfacciarci con l’Essere supremo.
Scusate questa mia piccola riflessione inserita tra le pagine del blog ma volevo rendervene partecipi!

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Vercingetorige, un eroe dell’antica Francia

Commentarii_de_Bello_Gallico

 

“Simili ratione ibi Vercingetorix, Celtilli filius, Arvernus, summae potentiae adulescens, cuius pater principatum Galliae totius obtinuerat et ob eam causam, quod regnum appetebat, ab civitate erat interfectus, convocatis suis clientibus facile incendit.”

(Cesare -De Bello Gallico, VII -IV)

 

Figlio del nobile Celtillo, fu re degli Arverni, uno dei principali e più potenti clan gallici.
Vercingetorige, fu senza dubbio tra i più grandi avversari di Roma. Fino al XIX secolo, gli storici lo ignoravano, facendo risalire le origini della Francia a storie mitologiche e considerando come primi abitanti i Franchi e come re Clodoveo. La sua figura “riemerse” nel 1828 con la pubblicazione “Histoire des Gaulois depuis les temps les plus reculés”di Amèdèe Thierry, in cui si celebrano non solo i Galli ma anche la figura del condottiero. Fu da questo momento che ci si interrogò per capire se “Vercingetorige” indicasse un nome proprio o volesse dire solamente “capo” in lingua Arverna.

Coin_VercingetorixLe fonti bibliografiche, piuttosto scarse, si apprendono principalmente da: Cassio Dione (Storia Romana, XI, 41), Strabone (Geografia, IV,2,3), Plutarco (Vita di Cesare, XXV- XXVII) e Floro (Epitome di Tito Livio I, 50).
Ma il profilo più dettagliato del condottiero lo troviamo in particolar modo nel libro VII de i Commentari del De Bello Gallico di Cesare, suo principale avversario. L’avventura di Cesare in Gallia era iniziata nel marzo del 58 a. C. quando, alla testa delle sue legioni e di contingenti galli suoi alleati, aveva iniziato l’assoggettamento dell’area. Vercingetorige, all’epoca poco più che ragazzo, fu dunque al fianco di Cesare per buona parte della guerra, probabilmente fin dall’ inizio, o con il ruolo di contubernales, (fu in questo periodo che Vercingetorige apprese le tecniche di guerra dei romani e l’ars retorica), o in qualità di capo del contingente Arverno, un reggimento di cavalleria che il proconsole aveva dovuto requisire in virtú di un trattato.

Nell’inverno del 53 a. C. alla fine della sesta campagna di Cesare, in assenza di quest’ultimo e tradita l’alleanza romana, Vercingetorige si impadronì con la forza del potere presso gli Arverni, ponendosi a capo di una coalizione anti-romana (Cassio Dione definì la rottura dell’accordo magni sceleris, “crimine immenso”). Scacciato da Gergovia, dall’oligarchia e dallo zio, perché si temeva che potesse tentare di ristabilire il regime dinastico come aveva fatto il padre Celtillio, il condottiero arruolò le sue truppe tra la gente povera e abbandonata delle campagne per ritornare in forze qualche giorno più tardi.

vercin10Nel corso di quell’anno, mostrò il suo reale talento militare e politico; con l’intento di respingere gli assalti romani, riuscì nell’impresa di riunire sotto un’unico vessillo la maggioranza dei popoli gallici e dei loro comandanti, essendo il primo ad appianare le divergenze dei clan a favore di un obbiettivo comune.

La sua strategia si indirizzò su due fronti: quello tattico e quello diplomatico.
Con il primo, una volta mobilitato il popolo e impostosi come re, organizzò la resistenza concependola come una guerra di disturbo utilizzando due tattiche: quella “della terra bruciata” (traditio romana) che consisteva nel bruciare villaggi e raccolti per privare i Romani degli approvvigionamenti; e l’altra detta dell’“ascesso da fissazione” (gergo militare francese) che consisteva nel concentrare intorno a una postazione amica il maggior numero possibile di uomini della parte avversa annientandoli successivamente con un’azione portata dall’esterno.
Oltre a ciò fece in modo di attirare le armate romane in Gallia e di intrappolarle; si sottrasse allo scontro diretto con le legioni, stancando le truppe nemiche e obbligandole a massicci spostamenti; si lanciò in azioni di guerriglia contro le retroguardie, e tagliò i rifornimenti. Cercò di destabilizzare Cesare, attaccando la provincia (che in buona parte era rimasta fedele a Roma) Sul secondo fronte diede avvio ad una campagna diplomatica, utilizzando l’ars retorica appresa sotto la guida di Cesare, riuscendo così a stipulare numerose alleanze.

I tre grandi assedi, o meglio le battaglie vittoriose

Primo assedio – Avaricum (Bourges), marzo del 52 a.C.

Avaricum fu uno dei pochi oppidum che Vercingetorige decise di preservare. Vari sono i motivi legati a questa scelta; in primis quello tattico. “Il re supremo dei guerrieri” pensò di utilizzare la città come “specchietto per le allodole”, costringendo Cesare ad un assedio forzato per poi, (utilizzando truppe appostate nelle vicinanze), accerchiare gli stessi assedianti logorati dall’assedio della città. Vercingetorige però, non aveva ben considerato l’abilità strategica del console romano che fece costruire ai suoi soldati un terrapieno dirimpetto alle mura della città, considerata inespugnabile, nonostante le condizioni climatiche avverse. Dopo lunghe settimane, gli assediati cedettero, subendo numerose perdite e riuscendo a far fuggire solamente 800 dei 40.000 uomini. I restanti furono massacrati.


Secondo assedio – Gergovia (Clermont- Ferrand), capitale del popolo degli Arverni, inverno del 52a.C.

Vercingetorige ebbe la meglio. Tra le cause della sconfitta di Cesare, due sono da ricordare: la prima è la rivolta da parte degli Edui, popolazione abitante il territorio vicino alla rocca di Gergovia; la seconda è l’avventatezza dimostrata dalla legione romana; infatti questa, inviata per annientare le difese nemiche, si nascose nella boscaglia; in un primo momento ottenne la vittoria, ma poi, non avendo obbedito al comando di ritirata, continuati ad inseguire i nemici in fuga, si trovò in seguito ricacciata nella piana sottostante, subendo gravissime perdite. Vercingetorige, per paura della superiorità militare di Cesare in quell’area, decise di arroccarsi a Gergovia, declinando di fatto la battaglia. Successivamente Cesare se ne andò sconfitto anche per sedare la rivolta, ormai certa, degli Edui.


Terzo ed ultimo assedio – Alesia (all’interno della città Alise -Sainte-Reine, Côte-d’Or, in Borgogna), inverno del 52 a.C.

Nell’ultima importante battaglia che decretò la vittoria dei Romani, il condottiero gallo ripropose la stessa strategia utilizzata ad Avaricum. Arroccatosi ad Alesia, costrinse Cesare all’assedio per poi coglierlo di sorpresa con uomini dall’esterno. Il console, previdente, decise di far costruire delle trincee lunghe quasi 20 Km e delle fortificazioni lungo le stesse.

I Romani resistettero al primo attacco esterno, avvenuto durante la costruzione dell’accampamento, ricacciando e annientando la retroguardia galla. A niente valse il tentativo disperato di Vercingetorige di inviare i suo cavalieri per ottenere aiuto da chiunque fosse in grado di combattere, mentre Cesare decise di far costruire una controvallazione, ( una fortificazione a protezione della prima),Vercingetorige anche a causa delle scarse provviste di cibo, fece uscire dalle mura, anziani, donne e bambini, per avere più cibo per i soldati, sperando nella clemenza di Cesare. Il console ordinò ai suoi di lasciarli morire. Dopo tre attacchi portati dalle truppe di sostegno chiamate dalla cavalleria e puntualmente ricacciate dalle fortificazioni romane, Vercingetorige, accettò la sconfitta e si consegnò al nemico.

“Vercingetorige, indossata l’armatura più bella, bardò il cavallo, uscì in sella dalla porta della città di Alesia e, fatto un giro attorno a Cesare seduto, scese da cavallo, si spogliò delle armi che indossava e chinatosi ai piedi di Cesare, se ne stette immobile, fino a quando non fu consegnato alle guardie per essere custodito fino al trionfo"

“Vercingetorige, indossata l’armatura più bella, bardò il cavallo, uscì in sella dalla porta della città di Alesia e, fatto un giro attorno a Cesare seduto, scese da cavallo, si spogliò delle armi che indossava e chinatosi ai piedi di Cesare, se ne stette immobile, fino a quando non fu consegnato alle guardie per essere custodito fino al trionfo”

Cesare portò Vercingetorige con sé a Roma come trofeo della sua lunga campagna militare in Gallia. Tenuto prigioniero nel carcere Mamertino, dopo aver ornato in catene il trionfo di Cesare, venne mandato a morte.

Personaggio enigmatico, avvolto nel mistero, legato a Roma e a Cesare, Vercingetorige fu capace di rinnegare i trattati stipulati e i rapporti di amicizia, oltre a coinvolgere i Galli in una coalizione che avrebbe potuto avere le basi giuste per cambiare il corso degli eventi.

Divenuto eroe nazionale francese sotto la Terza Repubblica, sottolineando il suo estremo valore nella resistenza all’invasore, nei manuali scolastici francesi è così ricordato.

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Un ulteriore tassello su Atlantide, il mitico continente perduto

Traggo dal sito diregiovani.it un ulteriore tassello su Atlantide, il mitico continente perduto

Che sia esistita o non sia esistita non sarà mai dato saperlo. Sicuramente è entrata nella storia, stravolta, ripescata, modificata, fino a diventare una leggenda conosciuta da tutti. Stiamo parlando di Atlantide, il misterioso continente scomparso di cui parlò per primo Platone, nei suoi celebri dialoghi Timeo e Crizia. Una storia che, però, come ogni leggenda che si rispetti, deve avere un fondo di verità e forse un gruppo di ricercatori giapponesi l’ha trovata.
Il mito di Atlantide rivive in Brasile: ricercatori locali, in missione congiunta con colleghi giapponesi, hanno annunciato di aver trovato le prove di un continente che scomparve prima che Africa e America Latina si dividessero. Un mese di esplorazioni ha portato al rinvenimento, nella regione chiamata ‘Rilievo di Rio Grande’, a 1.500 chilometri a sud-est di Rio de Janeiro, di formazioni di granito e minerali, compresi ferro, manganese e cobalto, elementi diversi dal resto del fondale marino.

“E’ inusuale perche’ e’ roccia granitica, e non si trova sul fondale marino, e’ piu’ comune sulla terra ferma“, ha sottolineato il direttore del servizio geologico brasiliano, Roberto Ventura. Da qui la convinzione che questa formazione possa essere cio’ che resta di Pangea, l’unico continente che i geologi sostengono che sia esistito prima che i continenti cominciassero a dividersi centinaia di milioni di anni fa. Al momento e’ solo un’ipotesi da appurare ma il ritrovamento “potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze in materia di formazione ed evoluzione della crosta terrestre“, ha aggiunto Ventura.

Alla missione partecipano anche l’Istituto oceanografico di San Paolo e l’Agenzia per la Scienza e la Tecnologia marina-terrestre giapponese, che ha messo a disposizione il sottomarino Shinkai 6500 utilizzato nelle esplorazioni. La scoperta e’ stata compiuta durante la spedizione Iata’-Piuna (che nella lingua indigena ‘tupi-guarani’ significa ”navigazione in acque profonde e scure”), frutto della collaborazione scientifica tra Brasile e Giappone. Grazie a un sommergibile capace di arrivare a 6,5 mila metri di profondita’ e’ stata individuata una gigantesca pianura, battezzata ‘Elevacao do Rio Grande‘, formata da una montagna che si erge a oltre 5mila metri dal fondo del mare.


      

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UFO fotografato dalla NASA sopra la superficie terrestre

Un oggetto non identificato è stato fotografato sopra la superficie terrestre: l’immagine è stata catturata dalla NASA, l’agenzia spaziale statunitense, e pubblicata sul sito ufficiale. Questa fotografia ha subito scatenato un febbrile dibattito del popolo del web, tra quelli che “vogliono crederci” e gli scettici. Un UFO?
In questi casi è necessaria molta calma, anche se quest’oggetto sembra proprio essere a forma di disco, proprio come vengono rappresentati gli UFO da sessanta anni a questa parte dalla fantascienza.

Image Released by NASA Image Credit: NASA
Image Released by NASA Image Credit: NASA

L’oggetto, come si vede dalla foto, emette una strana luce colorata (simile a un arcobaleno). “Guardate attentamente la foto della NASA, sopra l’oggetto ma anche sulla superficie terrestre sotto di esso è più luminoso, noterete che c’è anche un’aura luminosa attorno al’UFO. “, ha scritto Scott C Waring dell’UFO Sightings Daily sul suo blog. Probabilmente gli astronauti NASA lo hanno fotografato perché hanno trovato il fenomeno interessante e poi è stato pubblicato accidentalmente sul sito”.

L’immagine, caricata su YouTube dall’utente Streetcap1 ha scatenato ovviamente il dibattito dei commentatori e alcuni hanno semplicemente valutato questa immagine come falsa, o almeno falsata dalle lenti di fotocamere difettose.

Il 2 maggio scorso un testimone a San Lorenzo, California, ha riferito di aver visto strane luci arancioni nel cielo e di aver sentito poi un forte rumore. Un oggetto non identificato sarebbe rimasto fermo nel cielo per circa 30 secondi, emettendo strane luci rosse, arancioni e gialle.

tratto da: it.ibtimes.com - fonte:  IBTimes UK

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